Esecutivo e influencer si impegnano a presentare Dubai come una metropoli tranquilla.

Esecutivo e influencer si impegnano a presentare Dubai come una metropoli tranquilla. 1

A Dubai, il conflitto con l’Iran si è trasferito sul fronte comunicativo. Sia istituzionale che social. In queste ore, centinaia di influencer stanno diffondendo immagini e video che ritraggono la città avvolta nella consueta atmosfera di spiagge da sogno e vita serena. Messaggi che tentano di smentire la gravità della situazione, percepita come tutt’altro che drammatica. Nel frattempo, le autorità degli Emirati Arabi Uniti, preoccupate per i possibili effetti negativi delle attuali tensioni sull’ della città, hanno emesso un avviso legale contro la diffusione di “voci e informazioni non verificate”. Dubai cerca di presentarsi come un luogo stabile dopo gli attacchi missilistici del 28 febbraio.

Il governo degli Emirati cerca di limitare le fonti “non accreditate”

In prima linea si muove il governo stesso. Un video diffuso dal Dubai Media Office mostra il Presidente degli Emirati e il Vice Primo Ministro mentre passeggiano tranquillamente in un centro commerciale. L’amministrazione si sta adoperando al massimo per trasmettere un’immagine di calma. Gli account ufficiali continuano a pubblicare rassicurazioni e immagini di vita quotidiana. Mentre le esplosioni che hanno colpito edifici e hotel sono ufficialmente descritte come “incidenti”.

Il tema è sentito. Le autorità giudiziarie degli emirati hanno dichiarato che la pubblicazione o la diffusione di contenuti provenienti da “fonti non accreditate” costituisce un reato secondo la legislazione sulla cyber sicurezza. Le normative prevedono sanzioni non solo per i creatori di contenuti, ma anche per chiunque ripubblichi o condivida informazioni che possano “danneggiare la sicurezza e la stabilità della società”. “L’informazione è una responsabilità e diffondere voci infondate è un crimine”, si legge nel comunicato ufficiale, che invita i residenti a ottenere aggiornamenti esclusivamente attraverso i canali governativi.

Un tentativo di tutelare l’immagine della città, che vive di turismo e investimenti esteri

Dubai, la cui economia è fortemente legata al turismo e agli investimenti stranieri, ospita una vasta comunità di influencer e imprenditori digitali che da anni promuovono la città come un rifugio di sicurezza. Sono ospiti di aziende, catene alberghiere e ristoranti. Il loro compito è trasmettere l’immagine più positiva possibile delle esperienze che vivono.

In tempi di pace, sono uno strumento pubblicitario efficace. In tempi di conflitto, possono facilmente diventare veicoli di propaganda. O riflettere i sentimenti prevalenti nel Paese. È un dato di fatto che se gli influencer continuano a postare immagini idilliache di Dubai, lo stesso fanno molti cittadini comuni o turisti presenti in città. Anche italiani. Molti in queste ore stanno condividendo messaggi in cui affermano che tutto è tranquillo e normale. Immagini che contrastano con quelle delle lunghe attese negli aeroporti. Ma che rappresentano una parte di realtà che sfugge alla narrazione generale.

Ridolfi: “La città è calma. Ma sappiamo che tutto può cambiare”

Si sono esposti influencer da ogni parte del mondo (basta scrivere un post su Instagram con l’hashtag Dubai per essere contattati da qualcuno). Ma si sono esposti anche cittadini comuni. Expat, come vengono definiti. Persone di nazionalità straniera che si sono trasferite a Dubai per motivi di lavoro. Simone Ridolfi è uno di loro. Vive tra e Dubai da molti anni. “La situazione qui è tranquilla”, ha dichiarato a Italian Tech. “Certo, tutto può cambiare da un momento all’altro, ma non c’è isteria. Ho investito e continuerò a investire in questo Paese. L’unica vera preoccupazione ce l’hanno i turisti, soprattutto quelli che sono rimasti qui bloccati”, aggiunge. “Ma il motivo è che rimanere bloccati qui è problematico, soprattutto perché il costo della vita è elevato. Certo, c’è anche un po’ di paura. E posso comprenderla. Ma non c’è panico percepito dalla popolazione. C’è un po’ meno gente in giro, ma ci sono ancora persone. Il governo si è impegnato molto per rassicurare tutti. Anche per timore di ripercussioni economiche. Oggi è un po’ più pericoloso di prima, ma non mi sento in uno scenario di guerra. Anche se ci sono persone che stanno decidendo di andarsene.”

Per lasciare Dubai costi fino a 250.000 dollari

Gli analisti sono convinti che mantenere la reputazione di Dubai sia cruciale per attrarre capitali stranieri. E, naturalmente, turisti internazionali. Con una popolazione composta per il 90% da espatriati, la percezione di vulnerabilità bellica rappresenta una minaccia diretta per il settore immobiliare e dei servizi di lusso. Mentre gli esperti che si occupano di questioni militari valutano la disponibilità delle scorte di munizioni difensive nel Golfo. Questo è il vero tema di discussione da giorni.

Il governo continua a ribadire che la vita in città procede senza interruzioni. Nel tentativo di contenere una potenziale fuga di capitali. E di turisti. Mentre la propaganda ufficiale parla di normalità, i costi per lasciare la città sono schizzati alle stelle: le evacuazioni private hanno raggiunto la cifra record di 250.000 dollari per volo, riporta il Financial Times. Con gli aeroporti civili paralizzati e i premi assicurativi per “rischio guerra” alle stelle, il paradiso si è diviso in due: chi può permettersi un jet privato per fuggire verso l’Oman o l’Europa e chi, bloccato dalle tariffe esorbitanti, rimane a guardare. Magari i video su Instagram.

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