Frode del presunto rimborso di Amazon Prime a Reggio Emilia: l’assegno di 51 dollari risulta contraffatto.

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Un assegno perfetto, una missiva ricca di sigle governative statunitensi e un giovane ben vestito che bussa alla porta: si tratta del nuovo inganno che, secondo le prime segnalazioni, sta colpendo gli abbonati italiani di Amazon Prime. L’assegno non deve essere incassato, il QR Code presente nella lettera non deve essere attivato e, al contrario, è necessario contattare immediatamente la Polizia Postale. Perché quei 51 dollari di rimborso esistono realmente, ma sono destinati esclusivamente ai consumatori statunitensi, e chi tenta di incassarli in Italia rischia di perdere ben più di quella somma.

Il primo caso registrato è quello di una donna di Formigine, nel Modenese: il 25 marzo scorso ha ricevuto a mano, da un giovane italiano ben vestito giunto in auto, una busta contenente un assegno della Huntington National Bank di Columbus, Ohio, accompagnato da una lettera in inglese ricca di sigle governative e timbri postali. Il documento menzionava la Federal Trade Commission (FTC), il presidente Donald e il Restore Online Shopper’s Confidence Act, esortando a depositare l’assegno entro il 28 aprile 2026 oppure, in alternativa, a riscuotere il rimborso tramite PayPal visitando un sito indicato nella lettera con un link diretto presente in un QR Code.

Il veleno nella mezza verità

La truffa ha successo perché si basa su un fatto reale. Nel 2023 la FTC, l’agenzia federale statunitense a protezione dei consumatori, ha avviato un’azione legale contro Amazon per l’uso dei cosiddetti dark pattern: interfacce progettate per rendere quasi impossibile la cancellazione dell’abbonamento Prime e per indurre gli utenti a sottoscriverlo senza piena consapevolezza. Nel settembre 2025 le parti hanno raggiunto un accordo di 2,5 miliardi di dollari, tra sanzioni e rimborsi individuali fino a 51 dollari riservati esclusivamente ai clienti statunitensi che avevano pagato il servizio tra il 2019 e il 2025. Amazon non ha né confermato né smentito le accuse.

Proprio su quei dati veritieri i truffatori hanno costruito il loro inganno. L’associazione Adiconsum di Modena e Reggio Emilia, a cui la donna di Formigine si è rivolta dopo aver presentato denuncia ai Carabinieri, ha definito la lettera un “capolavoro di falsificazione”. I truffatori conoscevano nome, indirizzo e abbonamento Prime della vittima, il che fa sospettare una possibile violazione dei dati personali.

Il doppio rischio

Chi cade nella trappola rischia su due fronti. Il primo è il classico overpayment scam: la banca accredita temporaneamente l’importo dell’assegno, i truffatori richiamano chiedendo di restituire il denaro tramite bonifico per un presunto errore e, quando l’assegno risulta scoperto, la vittima si trova a dover rimborsare anche la banca. Il secondo fronte è il phishing: il link contenuto nella lettera conduce a un sito che raccoglie password, coordinate bancarie e documenti di identità.

Le segnalazioni stanno aumentando in diverse province italiane e Adiconsum ha già inviato una comunicazione ufficiale ad Amazon Prime Italia per richiedere misure di protezione per gli abbonati del nostro Paese.

Come capire che è una truffa

Esistono diversi dettagli che indicano che si tratta di una truffa e non di un vero rimborso. Uno in particolare, però, è rivelatore: in Italia per legge nessun rimborso legittimo viene effettuato con un assegno in dollari consegnato a mano, privo di firma e senza registrazione di un documento di chi lo riceve. Chi riceve una busta simile non deve incassare l’assegno, non deve cliccare su alcun link e non deve fornire dati di alcun genere. L’unica azione sensata è conservare tutto come prova e contattare immediatamente i Carabinieri o la Polizia Postale. Cinquantuno dollari, per chi ci casca, possono costare molto di più.

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