I Giochi di Milano Cortina si basano sul cloud di Alibaba, senza voler suscitare sorpresa.

I Giochi di Milano Cortina si basano sul cloud di Alibaba, senza voler suscitare sorpresa. 1

Il servizio cloud che supporta le Olimpiadi invernali di Milano Cortina è fornito da Alibaba, uno dei principali gruppi tecnologici cinesi.

In un periodo caratterizzato da forti tensioni geopolitiche, mentre l’Europa cerca nuovi equilibri anche nel settore digitale, questa scelta può sembrare un messaggio significativo.

In effetti, Alibaba Cloud collabora con il Comitato Olimpico Internazionale dal 2017 e l’intesa è prevista per continuare almeno fino al 2028. I Giochi italiani rappresentano comunque un momento cruciale per la multinazionale, attualmente quarto fornitore di servizi cloud a livello mondiale con circa il 4% del mercato [dati Statista], dietro Amazon AWS, Microsoft Azure e Google Cloud.

Milano Cortina 2026 è, quindi, il contesto in cui Alibaba intende dimostrare la propria capacità di gestire una delle infrastrutture digitali più complesse esistenti. Per l’edizione del 2026, la piattaforma Live Cloud sviluppata dall’Olympic Broadcasting Services in collaborazione con Alibaba supporta 39 emittenti e distribuisce 428 feed video in diretta, oltre a 72 feed audio.

La tecnologia consente anche replay immersivi a 360 gradi, permettendo di seguire le performance degli atleti da diverse angolazioni a partire da una singola ripresa. Gli algoritmi separano gli atleti da sfondi complessi come neve e ghiaccio e ricostruiscono, in 3D, i momenti salienti in soli 15-20 secondi.

L’intelligenza artificiale gioca un ruolo fondamentale anche al di fuori delle competizioni. “Qwen, la nostra IA, è il motore dell’Olympic AI Assistant, un chatbot progettato per rispondere a domande e fornire informazioni precise in tempo reale a atleti, allenatori e pubblico”, ha dichiarato Feifei Li, ex accademico e ricercatore di spicco, attualmente Senior Vice President di Alibaba Cloud Intelligence Group.

Ma il cloud e l’IA non offrono solo risposte. Promettono anche soluzioni più sostenibili, è corretto?

“La dispersione geografica delle sedi di Milano Cortina rende la logistica complessa e costosa. Per questo motivo abbiamo sviluppato, in collaborazione con il comitato organizzatore, un sistema di trasporto intelligente che assegna i mezzi in base alle necessità rilevate in tempo reale, evitando viaggi inutili e riducendo gli sprechi energetici. Parallelamente, è attivo un monitoraggio dei consumi e delle emissioni nelle sedi di gara, con l’obiettivo di ottimizzare il fabbisogno energetico e promuovere l’uso di fonti rinnovabili. Anche la trasmissione delle immagini tramite cloud contribuisce a ridurre l’impatto ambientale dei Giochi.”

In che modo?

“Invece di far rimbalzare il segnale tra centri media e satelliti, lo acquisiamo direttamente a terra e lo trasmettiamo attraverso la nostra rete globale. Questo approccio riduce notevolmente l’impatto energetico e lo spazio fisico necessario per ospitare i centri di trasmissione.”

In vista delle Olimpiadi avete investito in data center italiani o utilizzerete strutture situate altrove?

“I nostri investimenti attuali in Europa, per quanto riguarda i data center, si concentrano su Francoforte, Parigi e . Al momento non abbiamo data center fisici in Italia, tuttavia l’interconnessione tra queste tre sedi e il resto della nostra infrastruttura globale – che comprende 29 regioni e 92 zone di disponibilità in tutto il mondo – avviene collaborando attivamente con i fornitori di servizi di telecomunicazione locali.”

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Feifei Li, SVP Alibaba Cloud Intelligence Group and President International Business Unit 

Se un CTO europeo, in futuro, le ponesse un’obiezione di questo tipo: “La vostra tecnologia è impressionante, ma mi preoccupano le ripercussioni geopolitiche legate alla scelta di un fornitore cinese”. Come risponderebbe?

“La fiducia non è un presupposto automatico, ma un obiettivo che si costruisce nel tempo. Da un lato c’è l’eccellenza tecnologica: offriamo innovazione all’avanguardia, competitiva anche in termini di costi ed efficienza, come dimostra il nostro modello Qwen. Dall’altro lato, c’è la sicurezza dei dati e la piena conformità normativa, che per noi si traducono nell’adozione del GDPR e in oltre 150 certificazioni internazionali.”

Collaborate già con grandi aziende europee?

“Sì, con LVMH e BMW, solo per citarne alcune.”

I vostri concorrenti occidentali puntano su grandi partnership ed esclusive, come Azure con OpenAI. Che cosa rende distintiva la vostra proposta?

“Qwen è uno dei modelli di punta a livello globale: non è detto che sia sempre il primo in classifica, ma compete stabilmente nella stessa élite di Gemini, o Claude. Tuttavia, il punto non è solo stabilire chi sia il migliore in assoluto. Noi ci distinguiamo per due motivi. Il primo è la nostra filosofia di piattaforma: non vincoliamo i clienti a un unico modello, ma offriamo libertà di scelta, ospitando anche soluzioni di terzi quando sono competitive. Il secondo riguarda proprio la fiducia: Qwen è un modello open-weight, che consente alle aziende di effettuare addestramento e fine-tuning sui propri dati sensibili mantenendone il pieno controllo, senza il rischio che quelle informazioni confluiscano nei modelli del fornitore.”

Cosa rischia concretamente un’azienda affidando questi processi a un modello ‘chiuso’?

“Se si effettua un’operazione del genere su un modello a ‘pesi chiusi’, quei dati privati e quelle intuizioni aziendali possono diventare parte integrante dei parametri del modello del fornitore. Esiste il rischio concreto che il provider utilizzi quegli aggiornamenti per migliorare il servizio offerto magari a un diretto concorrente. Con un modello a pesi aperti come Qwen, questo pericolo viene eliminato: il cliente mantiene il pieno controllo del processo. È proprio per questa ragione che siamo diventati il modello open-weight più popolare al mondo, con oltre un miliardo di download su Hugging Face e 200.000 modelli derivati. Molti partner ci scelgono perché garantiamo una sovranità tecnologica che i sistemi chiusi, per loro natura, non possono offrire.”

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Feifei Li durante la cerimonia di Alibaba alla vigilia dei Giochi di Milano Cortina 

In questo momento critico nelle relazioni tra Europa e Stati Uniti, il Vecchio Continente è alla ricerca della propria sovranità tecnologica. In che modo potreste aiutare l’Europa a raggiungerla senza che il vostro supporto si trasformi in un ‘abbraccio fatale’?

“È un interrogativo molto pertinente e, ovviamente, delicato, ma desidero rispondere con la massima franchezza. La mia opinione è che i Paesi europei, nel lungo termine, debbano imparare a ‘lavorare a ritroso’. Questo significa definire prima di tutto una visione chiara per il futuro della sovranità e dell’innovazione tecnologica del continente. Come recita la celebre frase che ho appreso fin da bambino studiando la storia dell’Impero Romano, ‘Roma non è stata costruita in un giorno’. Quella civiltà è stata il risultato dell’impegno coordinato di intere generazioni.”

Sostenere che l’Europa debba darsi una prospettiva di lungo periodo è condivisibile, ma come si traduce questa visione in passi concreti per evitare nuove dipendenze?

“L’Unione Europea deve dotarsi di una strategia forte, lottando per la propria indipendenza tecnologica e procedendo per tappe costanti. Se manca questa visione di fondo, – metaforicamente parlando – non verrà mai costruita. Potrebbe volerci una generazione, o forse dieci anni, ma una volta fissato l’obiettivo, i progressi devono essere quotidiani e inarrestabili. Questa è la mia prima raccomandazione: la costanza nell’esecuzione di un piano sovrano.”

Oltre alla pianificazione interna, gioca un ruolo fondamentale la geopolitica delle infrastrutture. Come suggerisce di muoversi nello scacchiere delle grandi potenze?

“Nel percorso verso l’autonomia, è fondamentale saper dialogare con tutti: tanto con gli Stati Uniti quanto con la Cina. Dal punto di vista europeo, poter contare su una pluralità di opzioni e su diversi partner che condividano questo viaggio è infinitamente meglio che procedere in solitaria o, peggio, dipendere da un unico interlocutore. Più riuscirete a costruire un ecosistema aperto e inclusivo, più il vostro cammino verso la sovranità sarà solido e sostenibile nel lungo periodo. Questi sono, con estrema sincerità, i due consigli che mi sento di dare all’Europa per evitare, appunto, ‘abbracci’ che limitino la libertà di .”

Qual è il suo consiglio per chi oggi studia l’IA in Cina? Suggerirebbe di fare un’esperienza in Occidente, seguendo il suo esempio, o di restare in patria, vista la velocità travolgente con cui corre l’innovazione nel vostro Paese?

“Credo che, per chiunque provenga dalla Cina o stia avviando una startup nel mio Paese, il punto centrale sia comprendere che la competizione si gioca ormai su un palcoscenico globale. La Cina è diventata estremamente competitiva: lo vediamo chiaramente nell’intelligenza artificiale, ma anche nell’industria automobilistica con realtà come BYD e in molti altri settori tecnologici. Tuttavia, alla fine dei conti, ritengo che sia indispensabile mantenere costantemente lo sguardo rivolto al mondo intero.”

Ritiene che l’eccellenza tecnologica raggiunta in patria possa, in qualche modo, indurre i giovani talenti a una sorta di isolazionismo?

“Il mio consiglio è proprio quello di coltivare una mentalità aperta, accettando una competizione equa e trasparente con le aziende statunitensi ed europee. Bisogna impegnarsi attivamente nel costruire partnership e alleanze con interlocutori internazionali: solo in questo modo si può vincere nel lungo periodo. Chi sceglie l’isolamento o tenta di fare tutto da solo può forse ottenere un successo nel breve termine, ma la storia ci insegna che a prevalere è sempre chi dimostra maggiore apertura e capacità di fare rete.”

In definitiva, qual è la formula per un successo che non sia solo passeggero?

“Credo fermamente che per un’azienda cinese sia fondamentale essere competitiva nel proprio mercato domestico, ma al tempo stesso debba mantenere una prospettiva globale e una reale attitudine alla collaborazione. Il successo duraturo passa necessariamente da questo equilibrio tra forza interna e apertura verso l’esterno.”

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