Il settore musicale in Italia supera quello cinematografico, raggiungendo un valore di 500 milioni di euro nel 2025.
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Il settore musicale italiano continua a espandersi e nel 2025 raggiunge un nuovo picco storico. Secondo il recente rapporto FIMI 2026, il valore totale della musica registrata in Italia arriva a 513,4 milioni di euro, con un incremento del 10,7 per cento rispetto all’anno precedente. Si tratta dell’ottavo anno consecutivo di crescita, un risultato che attesta la robustezza di un ambito ormai fondamentale nell’economia culturale del Paese.
Rispetto al 2019, il valore del mercato è più che raddoppiato e il tasso di crescita degli ultimi anni rimane molto elevato: l’Italia si conferma uno dei mercati più vivaci in Europa, con performance superiori sia alla media europea che a quella globale.
A trainare il settore è principalmente lo streaming, che continua a essere la principale fonte di entrate. Nel 2025 supera i 340 milioni di euro e rappresenta circa due terzi dell’intero mercato. La componente più forte è quella degli abbonamenti premium, che cresce in modo significativo e dimostra come il pubblico sia sempre più disposto a pagare per un accesso continuo, semplice e personalizzato alla musica. Anche il video streaming continua a fornire un contributo positivo, mentre la parte sostenuta dalla pubblicità mostra un rallentamento.
In aggiunta al digitale, anche il mercato fisico continua a espandersi: i ricavi raggiungono i 74,7 milioni di euro, con un incremento del 21,9 per cento. Il vinile rimane il protagonista di questa ripresa, ma anche il CD evidenzia una crescita notevole. Questo segna un consumo musicale che non si limita alla comodità dell’ascolto online, ma include anche il desiderio di possedere un oggetto, collezionarlo e viverlo come parte del legame con l’artista.
Un altro aspetto interessante riguarda il repertorio locale. La top ten degli album è composta per il 90 per cento da produzioni italiane, mentre nei singoli la quota scende ma si mantiene all’80 per cento. La crescita non interessa solo il mercato interno. Le royalties generate all’estero dalla musica italiana superano i 32 milioni di euro, con un aumento del 13,9 per cento. Ancora più significativo è il confronto con il 2020, che mostra un incremento del 180 per cento. La musica italiana sta quindi ampliando la propria presenza internazionale, supportata dalle nuove modalità di distribuzione e scoperta rese possibili dal digitale.
Il rapporto evidenzia anche come i consumi siano sempre più orientati verso produzioni recenti. Nello streaming, la maggior parte degli ascolti è legata a brani pubblicati dal 2010 in poi, e oltre la metà proviene da musica rilasciata negli ultimi cinque anni. Nel mercato fisico, il fenomeno è ancora più marcato, con una netta prevalenza di album pubblicati nell’ultimo quindicennio. Questo è un segnale positivo, poiché indica che il mercato non si sostiene solo grazie al catalogo, ma continua a essere alimentato da nuova musica e da nuovi artisti.
Lo scorso anno, il valore della musica registrata in Italia ha superato quello del box office cinematografico nazionale, fermo a 496,5 milioni di euro. Il 2025 non segna solo un nuovo record, ma conferma che la musica registrata in Italia è ormai un settore maturo, dinamico e sempre più significativo, sia dal punto di vista economico che culturale.
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