Intelligenza artificiale generativa e deepfake: in arrivo le etichette previste dall’AI Act

Intelligenza artificiale generativa e deepfake: in arrivo le etichette previste dall’AI Act 1

Al Mauritshuis de l’Aia si è tenuta una mostra di opere ispirate a Vermeer realizzate con IA 

Presto, i contenuti generati o modificati dall’intelligenza artificiale, incluso il deepfake, saranno contrassegnati da un’etichetta e identificabili a livello informatico. Questa è una delle misure introdotte dalla nuova legislazione europea sull’IA (l’AI Act) per promuovere la trasparenza.

Per supportare le aziende nel rispettare tali requisiti, la Commissione Ue ha rilasciato la prima versione del Codice di buone pratiche per la trasparenza dei contenuti creati dall’IA.

Che cos’è

Il codice rappresenta uno strumento volontario, sviluppato da esperti indipendenti attraverso un processo multilaterale, che offre soluzioni pratiche per aderire ai requisiti di trasparenza dell’AI Act.

Il documento è il risultato di un lavoro iniziato lo scorso novembre, coinvolgendo centinaia di partecipanti e parti interessate, ed è suddiviso in due sezioni: la prima rivolta a chi crea sistemi di IA (fornitori), mentre la seconda è destinata a chi li utilizza (deployer).

La marcatura dei contenuti generati dall’IA

L’AI Act richiede ai fornitori di algoritmi generativi di assicurarsi che gli output (testi, immagini, video, foto) siano etichettati in un formato leggibile dalle macchine e identificabili come artificiali.

Per rispettare questo obbligo, il codice suggerisce un approccio a più livelli, basato sull’applicazione combinata di varie tecniche di marcatura attiva, come l’uso di filigrane invisibili o l’aggiunta di informazioni sotto forma di metadati.

Il documento propone anche soluzioni per la rilevazione della marcatura, come la fornitura gratuita di un’interfaccia o di un rilevatore accessibile a tutti. Inoltre, si invita a promuovere l’alfabetizzazione riguardo alla provenienza e alla verifica dei contenuti dell’IA, in linea con l’obbligo formativo introdotto dalla normativa europea.

L’etichettatura di deepfake e testi artificiali

La legge obbliga chi utilizza sistemi di IA che generano o modificano immagini, audio o video qualificabili come deepfake a rivelare che il contenuto è artificiale. Lo stesso vale per i testi pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse generale.

Per assistere le aziende nell’allineamento, il codice introduce innanzitutto una tassonomia comune per classificare gli output generati dagli algoritmi in due categorie: contenuti completamente creati dall’IA e contenuti assistiti dall’IA, come la sintesi tramite IA di testi redatti da un essere umano o la modifica di un volto o di una voce in un video.

Si prevede anche un’icona comune che, in attesa di quella sviluppata a livello europeo, sarà composta dall’acronimo di due lettere della locuzione «intelligenza artificiale», anche secondo le traduzioni nelle diverse lingue dell’Ue. L’icona, che include la tassonomia sviluppata nel codice, dovrà essere chiaramente visibile alla prima esposizione e posizionata in modo appropriato rispetto al formato del materiale e al contesto di diffusione.

Il documento considera anche alcuni casi specifici, come la diffusione di video in tempo reale o la creazione di podcast. Nel caso di testi artificiali, l’icona potrebbe essere collocata all’inizio o alla fine del testo. Inoltre, anche ai deployer sono richieste attività di formazione e monitoraggio interno.

Prossimi passi

La Commissione raccoglierà feedback su questa prima bozza di codice fino al 23 gennaio. La seconda versione del documento è attesa entro metà marzo. L’obiettivo è pubblicare il testo finale entro giugno, considerando che i requisiti di trasparenza dell’AI Act entreranno in vigore dal 2 agosto 2026. Tuttavia, se il progetto di semplificazione proposto dalla Commissione con il pacchetto Digital Omnibus verrà approvato, potrebbe esserci un periodo transitorio di sei mesi per l’applicazione dei requisiti di marcatura per i fornitori.

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