La sovranità digitale come strumento di competitività: il cloud Scaleway arriva in Italia.

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Damien Lucas, CEO di Scaleway 

Esiste un momento in cui la geopolitica si trasforma in opportunità commerciale. Per Scaleway, il fornitore europeo di cloud e intelligenza artificiale del Gruppo iliad, quel momento è giunto. Mentre il dibattito sulla dipendenza tecnologica dell’Europa dagli hyperscaler americani evolve da tema di conferenza a necessità urgente — alimentato da tensioni commerciali, dal ritorno del protezionismo e da una nuova consapevolezza sui rischi legati alla dipendenza digitale — l’azienda ha deciso di lanciare una cloud region a . Questa rappresenta la sua quarta in Europa, dopo Francia, Polonia e Paesi Bassi, e si concentra precisamente su quella lacuna nel mercato: le aziende europee in cerca di un’alternativa valida ai colossi americani.

“Sfortunatamente, credo che quanto accaduto negli ultimi mesi abbia modificato radicalmente il modo in cui le persone iniziano a riflettere”, ha dichiarato Damien Lucas, ceo di Scaleway durante l’inaugurazione italiana. “Per un certo periodo, la situazione geopolitica era tale che gli europei pensavano di poter essere amici di tutti. Tuttavia, la maggior parte delle aziende europee con cui stiamo dialogando attualmente sta comunicando il desiderio di ridurre la propria dipendenza dall’esterno, e questa rappresenta un’opportunità”.

Un’opportunità che Scaleway intende sfruttare in modo strategico. L’Italia è uno dei mercati europei in cui l’adozione del cloud sta accelerando rapidamente, e le aziende stanno attualmente prendendo decisioni che definiranno la loro infrastruttura digitale per gli anni a venire. Essere presenti in questo frangente, con un’offerta locale e un messaggio chiaro sulla sovranità dei dati, rappresenta esattamente la finestra che il management di Scaleway ha identificato.

Cloud region a Milano

La nuova regione milanese avrà una prima “availability zone” già operativa a Settimo Milanese, a cui si aggiungeranno altre due zone — a Basiglio e a Milano città — nei prossimi mesi, per un totale di tre data center fisici nella regione. Questa è l’architettura standard dell’azienda: tre zone di disponibilità per garantire ridondanza nativa e alta disponibilità per i carichi di lavoro critici. Nel 2026 arriveranno anche le region di Stoccolma e Francoforte, continuando un’espansione europea che non mostra di rallentamento.

La scelta di Milano come unico hub italiano non è casuale: “Se analizziamo la topologia della rete italiana – spiega Lucas – il posto migliore dove essere è Milano, poiché tutti gli operatori italiani sono connessi da lì. È il luogo ideale per raggiungere tutte le città italiane in millisecondi — molte anche sotto il millisecondo”.

Una logica che rende superflua una presenza fisica in altre città: ciò che conta non è la posizione del data center, ma il modo in cui viaggiano i dati. E da Milano, i dati si spostano agevolmente in tutta Italia. Scaleway ha aperto una filiale italiana per presidiare il mercato localmente, con un team dedicato alle vendite e al supporto tecnico. L’obiettivo è costruire relazioni di prossimità con clienti e partner, una delle caratteristiche che l’azienda considera distintive rispetto agli hyperscaler americani. L’azienda mira anche a ottenere la certificazione Acn (Agenzia per la Cybersicurezza ) di livello 1, un requisito fondamentale per collaborare con la pubblica amministrazione italiana.

Europei per davvero

La proposta di valore di Scaleway si basa su tre concetti: infrastruttura sul suolo italiano, immunità alla legislazione extraterritoriale — in particolare il Cloud Act americano — e indipendenza tecnologica.

Non si tratta solo di marketing: l‘azienda è completamente di proprietà europea, il 100% dei suoi oltre 700 dipendenti opera in Europa, e il suo software è sviluppato internamente con proprietà intellettuale europea. L’hardware è acquistato da diversi fornitori, privilegiando tecnologie open source, e la strategia sui data center prevede sempre una preferenza per fornitori europei.

I dati raccontano una storia interessante anche dal punto di vista economico: “Per ogni 100 euro spesi su Scaleway – sottolinea il ceo -, 68 restano nell’economia dell’Unione Europea — contro i 20 stimati per gli hyperscaler americani. L’infrastruttura è sul territorio italiano, europea, regolamentata. Nessuna possibilità di essere soggetti a regolamenti di un governo straniero. Il nostro secondo pilastro è l’indipendenza tecnica. Nessun rischio di kill-switch”. Sul piano tecnico, l’indipendenza si traduce in software sviluppato interamente internamente, acquisto di hardware da fornitori multipli per evitare dipendenze singole. Il risultato è un’architettura che, secondo l’azienda, non è soggetta a interruzioni imposte dall’esterno — il cosiddetto kill-switch — né a richieste di accesso ai dati da parte di autorità non europee.

Il confronto con i giganti

Rispetto ai competitor — che Lucas identifica esplicitamente in Aws, Google Cloud e Microsoft Azure — Scaleway riconosce apertamente i propri limiti.

C’è un gap di prodotto stimato intorno al 10% dei casi d’uso: l’azienda copre il 90% con i suoi oltre 100 prodotti IaaS, PaaS e AI, e sta lavorando per colmare il restante. Esiste poi una differenza di scala inevitabile: Scaleway non rende pubblici i propri dati finanziari, ma è evidente che operiamo su ordini di grandezza diversi rispetto ad Aws o Azure. Tuttavia, è proprio su questi limiti che il posizionamento si costruisce in modo interessante. La scala ridotta diventa sinonimo di agilità, prossimità e prezzi trasparenti. “Essere un’azienda più piccola significa, in questo contesto, essere più disposti ad ascoltare le esigenze specifiche dei clienti locali — italiani inclusi”, conclude Lucas. La roadmap di prodotto mira a colmare progressivamente il gap con i grandi player, e la rapida crescita dell’azienda — sostenuta dagli investimenti del Gruppo iliad — dovrebbe accelerare questo processo nei prossimi anni.

Il nodo iliad

In Italia il marchio iliad è sinonimo di tariffe telefoniche competitive nel mercato consumer. Una brand awareness molto forte, ma costruita su un terreno molto diverso da quello del cloud enterprise. Lucas evita di entrare nel merito dei prezzi, ma chiarisce con precisione la distinzione tra le due anime del gruppo: “Iliad è principalmente B2C, almeno per il momento. Noi siamo principalmente B2B, in particolare per le grandi aziende. Pertanto operiamo su un mercato differente e molti dei nostri clienti non sono nemmeno consapevoli di far parte del Gruppo iliad”.

Il legame con il gruppo, tuttavia, ha un grande valore sul piano finanziario e strategico. Il Gruppo iliad — quinto operatore telecom in Europa per dimensioni, con 10 miliardi di euro di fatturato e oltre 18.000 dipendenti — ha annunciato un piano di investimenti da 3 miliardi di euro in infrastrutture cloud e AI in Europa. Per Scaleway, questo si traduce in accesso a capitali significativi, capacità di investimento a lungo termine e una rete di relazioni istituzionali e commerciali costruita in anni di presenza nei mercati europei, dall’Italia alla Polonia, dalla Francia all’Irlanda.

Per le startup, il programma Scaleway dedicato ha già accelerato 688 realtà in tutta Europa, con oltre 12 milioni di euro in crediti cloud erogati nel 2025 e 20 milioni previsti per il 2026. In Italia sono in corso discussioni con investitori e incubatori locali per costruire un ecosistema di partner che supporti la crescita sul mercato nazionale — un elemento che Lucas considera essenziale quanto l’infrastruttura stessa.

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