Le normative in esame in Italia per affrontare la dipendenza dai social network e l’influenza degli algoritmi.
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In Italia sono attualmente in discussione almeno quattro proposte di legge destinate a regolare il panorama digitale. Queste riguardano i social network e le piattaforme online. Due di esse sono più datate, mentre le altre due sono emerse nelle ultime ore. Si tratta di un’accelerazione normativa inusuale. Tuttavia, per comprendere il motivo di tanto attivismo su un argomento dibattuto ma mai affrontato in modo concreto, è necessario guardare oltre la cronaca recente.
Non è sufficiente considerare l’accoltellamento della docente nel bergamasco. Così come non bastano le due sentenze statunitensi che hanno costretto le piattaforme social a riconoscere le loro responsabilità in quanto progettate per generare dipendenza. Tuttavia, il quadro diventa più chiaro se si tiene conto che in Italia, come nel resto d’Europa, l’atteggiamento nei confronti dei grandi nomi della tecnologia è cambiato. La diffidenza è ormai diffusa. È presente sia a destra che a sinistra. Se in passato chiedere regole e restrizioni sembrava un tabù, oggi non appare più tale.
La proposta Nicita-Basso per contrastare il potere degli algoritmi
Tra le quattro proposte, due sono state presentate in un’unica giornata, mercoledì 1 aprile. Un disegno di legge presentato dai senatori del Partito Democratico Antonio Nicita e Lorenzo Basso mira a regolamentare la struttura delle piattaforme per combattere la dipendenza, l’influenza e la manipolazione degli algoritmi. Le sentenze americane che hanno sanzionato i social per la responsabilità nella progettazione dei loro algoritmi di raccomandazione, concepiti per creare dipendenza, sono alla base di questa proposta. La norma intende vietare lo scroll infinito sui social e la profanazione occupata, stabilendo un’impostazione “non profilato” come opzione predefinita per tutte le piattaforme.
In sintesi, l’architettura digitale non dovrebbe più essere vista come un elemento neutro, ma come una scelta aziendale che influisce sulla salute pubblica, in particolare sui minori, e sulla democrazia. Da qui, una serie di misure per contrastare la dipendenza algoritmica, l’influenza degli algoritmi sulla formazione delle opinioni e la manipolazione selettiva operata dai social per promuovere determinati contenuti o silenziare altri.
La verifica dell’età dei minori, secondo i senatori del Partito Democratico, dovrebbe avvenire a livello di sistema operativo e non tramite applicazioni. In sostanza, un dispositivo, al momento della sua prima attivazione, dovrebbe offrire la possibilità di selezionare impostazioni per minori, con tutte le limitazioni conseguenti per l’accesso ai portali, ai social e ai contenuti disponibili. Inoltre, dovrebbero esserci restrizioni ‘by default’ anche per l’IA, con cancellazioni automatiche di memoria per prevenire un’eccessiva “antropomorfizzazione” dei chatbot. Sono previste sanzioni in caso di mancato rispetto della norma, pari al 4% del fatturato secondo le disposizioni dell’Agcom.
La proposta Carfagna per proteggere l’accesso dei minori ai social
Mercoledì, alla Camera, il gruppo Noi Moderati ha presentato una proposta di legge con Mara Carfagna riguardante l’accesso dei minori ai social. La proposta prevede un divieto assoluto per i minori di 13 anni, ma introduce per la fascia 13-16 un regime di navigazione protetta obbligatorio. Non si tratta solo di una questione anagrafica. La norma interviene direttamente sul design delle piattaforme, imponendo la disattivazione dello scroll infinito, dell’autoplay e delle notifiche notturne. Il fulcro della proposta è il potenziamento del parental control, che consentirà ai genitori di gestire tempi e contatti, supportati da un sistema di verifica dell’età certificato dall’Agcom. L’obiettivo è trasformare i social da “macchine per catturare attenzione” in ambienti sicuri, dove l’architettura digitale sia finalmente allineata con la protezione dello sviluppo psicofisico dei minori. “Sappiamo che il mondo digitale rappresenta una fonte di rischio per bambini e adolescenti, per il loro sviluppo psico-fisico”, ha dichiarato Carfagna.
“È ormai noto che l’abuso dei social network ha un impatto devastante sulla salute mentale dei minori, sulle relazioni interpersonali e su forme di dipendenza che possono assumere una natura compulsiva con conseguenze drammatiche, come purtroppo dimostrano i recenti casi di cronaca a Perugia e in provincia di Bergamo”, ha aggiunto. L’efficacia della norma si basa sulla verifica dell’età, le cui specifiche tecniche saranno nuovamente affidate all’Agcom, seguendo i modelli già testati per i siti per adulti. Tuttavia, ci sono almeno altre due proposte in discussione.
La proposta Madia-Mennuni, bipartisan ma ‘bocciata’ dal governo
La prima (in ordine temporale) è un disegno di legge che prevede il divieto per legge dei social ai minori di 15 anni. Marianna Madia (Pd) e Lavinia Mennuni (Fratelli d’Italia) l’hanno presentata a maggio del 2024. Modificata e riscritta per armonizzarla con il regolamento europeo, è stata accolta con favore da entrambe le parti, ma ha subito un inatteso stop senza spiegazioni ufficiali durante un consiglio dei ministri dello scorso ottobre.
Due le ipotesi che circolano tra gli esperti: o il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha scelto di non affrontare il tema dei colossi tecnologici per evitare tensioni con gli Stati Uniti, oppure, scenario più probabile, il governo ha preferito un rinvio per non inserire la norma nel decreto Caivano, su cui l’esecutivo ha già preso posizione.
La proposta di Latini. La Lega punta a un sistema ibrido di divieto
La seconda proposta proviene dalla Lega, presentata a gennaio 2026, depositata in Parlamento, e prevede divieti per gli under 15 e l’obbligo del consenso genitoriale per i più grandi. La prima firmataria è Giorgia Latini, sostenuta dai vertici del partito, incluso Armando Siri. La proposta di legge della Lega è composta da 5 articoli. Il titolo riassume l’intento: “Disposizioni per la tutela dello sviluppo psicofisico dei minori attraverso la regolamentazione dell’accesso ai servizi di social network online”.
La prima firmataria sottolinea in premessa che “numerosi studi evidenziano come l’uso intensivo dei social network online in età evolutiva possa incidere negativamente sulla salute mentale, sul sonno, sulla capacità di concentrazione, sull’autostima e sullo sviluppo delle relazioni sociali”. L’obiettivo è quello di proteggere i minori e le famiglie in modo più rigoroso. Con una verifica dell’età robusta, tramite consenso dei genitori e identità digitale, divieto di profilazione e riutilizzo dei dati dei minori.
Regolare i social è diventato un’urgenza. Per ora
Regolare i social e le piattaforme è quindi diventato un’urgenza. Mentre l’imposizione di divieti sembra ora fattibile. Anche se dovessero trasformarsi in un bagno di sangue per i social. Infatti, se finora ci sono stati freni e ripensamenti, è perché stabilire limiti significa costringere i colossi tecnologici a rinunciare a miliardi di fatturato.
E a un mercato cruciale: quello dei più giovani, sempre desiderosi per definizione. E fucina del mercato del futuro.
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