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L’Italia ha implementato un nuovo strumento per fronteggiare le minacce alla sicurezza nazionale. Una struttura più agile, in grado di rispondere, almeno in teoria, in tempi più brevi. Un unico vertice nella catena di comando: la Presidenza del Consiglio. E un’unica cabina di regia dove vengono prese le decisioni: il Cisr, composto dai principali ministri del governo. In caso di emergenza, il premier li convoca per cercare di prevenire che la minaccia si trasformi in crisi o che la crisi diventi troppo complessa da gestire.
Uno strumento contro le minacce ibride, cyberspazio e disinformazione
Il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri, pubblicato oggi in Gazzetta ufficiale, si basa sul concetto di minaccia ibrida. Azioni che combinano minacce tradizionali con attacchi informatici, disinformazione e sabotaggi economici. Crisi sistemiche, manifestate come eventi che colpiscono l’intero ‘sistema-Paese’. Settori come sanità, energia, trasporti, reti e dati. Una nuova concezione di crisi, che si propone di tutelare non solo i confini nazionali, ma anche l’intera rete economica e le infrastrutture digitali.
Il cambiamento di paradigma è chiaro: la nuova struttura abbraccia un cambiamento epocale nel concetto di crisi e prevede che queste diventino qualcosa di più ampio, articolato su diversi settori, con l’ambiente digitale che funge da piattaforma per ogni possibile manifestazione dell’emergenza. “Per molti anni, l’Italia ha affrontato le crisi principalmente in modo reattivo, elaborando risposte anche efficaci, ma spesso legate all’immediatezza. Il valore del nuovo impianto risiede nel tentativo di spostare il focus dall’emergenza alla preparazione, ovvero dalla gestione del singolo evento alla definizione preventiva di interessi fondamentali, priorità e strumenti di coordinamento”, commenta a Italian Tech Stefano Mele, partner dello studio legale Gianni & Origoni.
Una regia centralizzata e un “libretto di istruzioni” per le crisi sistemiche
La norma supera quello che alcuni hanno definito il ‘modello Covid’. Vengono superati organismi come il Comitato operativo per la sicurezza interna (Cops) e il Nucleo interministeriale situazione e pianificazione (Nisp), introdotti nel 2010. In generale, si supera la frammentazione di enti e ministeri nella risposta alle crisi. Il nuovo modello delinea una Strategia di sicurezza nazionale, un manuale per le istruzioni in caso di necessità di difendere l’Italia da qualsiasi tipo di minaccia sistemica. Fino ad ora mancava un piano che stabilisse cosa fosse importante per il Paese e come difenderlo. Ora questo piano è disponibile e sarà aggiornato ogni tre anni. Al suo interno verrà specificato cosa proteggere: confini, ospedali, dati dei cittadini, grandi aziende. E quali strumenti utilizzare per contenere le minacce.
La strategia sarà redatta dal Premier su proposta del Cisr, dopo aver consultato il Copasir e il Parlamento. “La decisione di concentrare il coordinamento politico-strategico presso la Presidenza del Consiglio è coerente con la natura delle crisi contemporanee, che per definizione attraversano competenze, ministeri e ambiti diversi. Tuttavia, la vera prova sarà la capacità di trasformare questo coordinamento formale in una pratica continua, informata e tempestiva, soprattutto quando la pressione della crisi renderà più difficile mantenere un equilibrio tra velocità decisionale e coerenza istituzionale”, aggiunge Mele.
Il concetto di zona grigia, dove una minaccia può essere anche digitale
Un piano che, nelle intenzioni, servirà a non farsi trovare impreparati in caso di crisi. La novità più significativa è che lo Stato sembra aver compreso che non è più necessaria una bomba per mettere in ginocchio il Paese. È sufficiente un attacco alla rete Internet, alle infrastrutture digitali, compromettere lo spazio cyber. Ecco perché al centro della strategia c’è la consapevolezza che un attacco possa essere un attacco hacker grave o anche fake news (information warfare) per generare panico. In questo caso, entra in azione l’Agenzia Cyber, che diventa parte della cabina di regia che decide come rispondere. Analogamente, interverrebbero altre istituzioni, come la Protezione civile, in caso di emergenze naturali o civili.
Il messaggio è chiaro: lo Stato ha riconosciuto che le minacce odierne sono anche digitali e invisibili. Viviamo in una sorta di zona grigia permanente, dove non è necessaria una dichiarazione di guerra per essere sotto attacco. Questo è il fondamento del concetto di minaccia ibrida. Per questo è stata creata una cabina di regia unica e un piano d’azione scritto, per garantire la resilienza del Paese, affinché l’Italia non debba più rincorrere le emergenze, ma disponga di una difesa flessibile e costante. “Il punto realmente innovativo di questo decreto è che riconosce una trasformazione già in atto, ovvero che oggi la sicurezza nazionale non coincide più solo con la difesa del territorio o con la gestione di emergenze ‘tradizionali’, ma con la capacità dello Stato di proteggere funzioni essenziali, infrastrutture critiche, reti, dati e continuità istituzionale in uno scenario di minaccia ibrida permanente”, conclude l’avvocato.