Master in Strategia Aziendale per l’Intelligenza Artificiale: formatevi come manager nel settore dell’AI.

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Esiste una narrazione che illustra l’evoluzione dell’IA nei contesti lavorativi.

Una testimonianza che ha un valore superiore a qualsiasi previsione.

Boris Cherny, il leader di Claude Code in Anthropic – lo strumento di intelligenza artificiale capace di scrivere software autonomamente – ha affermato di non redigere più nemmeno una riga di codice dal dicembre 2025. Il cento per cento del codice creato dal suo team è generato dall’IA.

Questo rappresenta il nuovo approccio con cui una delle aziende più innovative al mondo sviluppa i propri prodotti. Tuttavia, la stessa tendenza si sta espandendo ovunque. Strumenti come Claude Code [o Cowork della stessa Anthropic] non si limitano più a fornire suggerimenti: operano, eseguendo flussi di lavoro complessi con un grado di autonomia che fino a poco tempo fa appariva fantascientifico.

Ma ecco il punto che molte persone continuano a sottovalutare: man mano che questi sistemi acquisiscono autonomia, aumenta – non diminuisce – la necessità di individui capaci di guidarli.

Un Master consolidato per governare l’IA

È in questo scenario che Italian Tech Academy e Talent Garden annunciano l’apertura delle iscrizioni per la settima edizione del Master part time in Artificial Intelligence for Business Strategy, che inizierà il prossimo 25 maggio.

Un percorso che ha radici consolidate: dal 2024, sei edizioni completamente esaurite hanno formato numerosi manager e professionisti che oggi, nelle loro aziende, sono diventati punti di riferimento per l’implementazione strategica dell’intelligenza artificiale.

La nuova edizione si sviluppa in sette settimane intensive [QUI tutte le informazioni per iscriversi]

Il format è progettato per chi è già impegnato nel lavoro: lezioni in live streaming e momenti facoltativi di networking in presenza presso il campus di Talent Garden a – i Future Proof Talks – che offrono un’opportunità unica di confronto con docenti, esperti e innovatori del settore.

Il programma si articola attorno a sei pilastri: dalle basi dell’IA generativa alla strategia e innovazione dei modelli di business; dal prompt engineering avanzato e produttività alla governance, etica e aspetti legali, fino all’IA applicata ai processi aziendali – marketing, operations, risorse umane – e al project work su casi reali, in cui i partecipanti applicano le conoscenze acquisite affrontando sfide concrete.

Il tutto tenendo presente che l’IA non deve essere considerata una scatola nera da delegare al reparto IT. Un leader deve sapere cosa richiedere dalla tecnologia, come valutare il suo impatto e come gestire i rischi etici e legali che ne derivano.

Perché non basta più “saper usare ChatGPT”

Chi ritiene che la competenza sull’IA si limiti alla capacità di formulare un buon prompt è rimasto indietro di almeno due anni.

L’IA del 2026 non è quella del 2023.

I dati di Anthropic, l’azienda creatrice di Claude, sono chiari: in sei mesi la complessità media dei compiti assegnati all’intelligenza artificiale è aumentata del 19%, e il numero di azioni autonome svolte dall’IA prima di richiedere un intervento umano è più che raddoppiato.

Non si tratta solo di sviluppo software. PwC, nel suo report sulle previsioni IA per il 2026, teorizza “l’ascesa del generalista”: ruoli più ampi, orientati ai risultati, in cui un singolo professionista dotato di agenti IA può svolgere il lavoro che prima richiedeva un intero team di specialisti.

Il management stesso si sta trasformando: secondo le previsioni, i ruoli dirigenziali tenderanno a convergere, poiché un leader supportato da agenti specializzati può gestire marketing, customer experience, analytics e strategia digitale con una visione integrata.

La vera competenza, quella che il mercato del lavoro premierà nei prossimi anni, riguarda la capacità di orchestrare: definire obiettivi, assegnare compiti all’IA, validare i risultati, intervenire quando è necessario il giudizio umano. In una parola, è il management dell’intelligenza artificiale.

L’IA non è un prompt copia e incolla

A lungo il dibattito sull’intelligenza artificiale si è focalizzato sui prompt: quale istruzione fornire al chatbot per ottenere il risultato migliore. È stato un passaggio necessario, ma oggi è superato.

L’IA generativa va oltre gli assistenti testuali a cui impartire comandi. È ormai alla base di un ecosistema di agenti che analizzano dati, prendono decisioni, orchestrano processi e interagiscono tra loro.

Il rapporto State of Organizations 2026, di McKinsey, lo evidenzia: il valore dell’IA dipende tanto dalle persone quanto dagli investimenti in tecnologia. Per ogni dollaro speso in tecnologia, ne servono cinque in formazione e sviluppo delle competenze umane. Le organizzazioni che investono sulle persone insieme alla tecnologia hanno una probabilità quattro volte superiore di mantenere performance finanziarie di vertice nel prossimo decennio.

A questo proposito, la Harvard Business Review ha dedicato lo scorso febbraio un saggio a una figura che sta emergendo in tutte le grandi organizzazioni: il “manager degli agenti IA”. Si tratta di un professionista che supervisiona flotte di agenti digitali nello stesso modo in cui un dirigente gestisce i propri collaboratori. Assegna compiti, monitora risultati, corregge errori, ottimizza processi.

Il caso di Salesforce, descritto in dettaglio dalla rivista di Harvard, è emblematico: l’azienda ha creato un ruolo specifico, il “support agent manager”, il cui lavoro quotidiano consiste nel controllare dashboard, analizzare le performance degli agenti e intervenire quando è necessario il giudizio umano.

Lo scenario: un treno che non aspetta

I segnali sono inequivocabili. L’88% delle organizzazioni a livello globale utilizza già l’IA in almeno una funzione aziendale, secondo l’ultima indagine McKinsey. Un quarto dei leader intervistati prevede che gli agenti IA agiranno come membri autonomi dei team nel breve periodo.

McKinsey stessa ha integrato 25.000 agenti IA nella propria forza lavoro, affiancandoli a oltre 40.000 consulenti umani. Il risultato: 1,5 milioni di ore di lavoro risparmiate in un anno.

Ma il punto non è l’ fine a sé stessa. L’IA può erodere il DNA di un’organizzazione se viene adottata senza una visione strategica, appiattendo tutto su standard generici. Serve qualcuno che sappia calibrare l’equilibrio tra efficienza e identità, tra automazione e giudizio umano.

Il Master in AI for Business Strategy mira proprio a formare profili che, una volta conclusi i corsi, siano in grado di posizionarsi nelle aziende come agenti di cambiamento, come coloro che possono contribuire a un nuovo modo di pensare che preveda l’utilizzo dell’IA a supporto dei processi.

A chi si rivolge il Master

In sintesi, il Master in AI for Business Strategy è progettato per la classe dirigente del presente e del futuro.

CEO e imprenditori che desiderano proteggere i margini e scalare il business. Direttori di funzione – marketing, risorse umane, finanza – pronti a guidare la trasformazione digitale dei propri dipartimenti. Innovation manager e consulenti che necessitano di un framework strutturato. Professionisti senior che desiderano aggiornare il proprio mindset per rimanere competitivi in un mercato che premia chi sa pensare con l’IA, non chi la subisce.

La faculty è composta da esperti che vivono la trasformazione digitale dai punti di osservazione più privilegiati: dal giornalismo tecnologico di e Italian Tech alla consulenza strategica sull’IA, dall’automazione no-code all’integrazione di ecosistemi digitali complessi.

Il futuro appartiene ai registi dell’IA

In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta riscrivendo le gerarchie di mercato, rimanere fermi è la scelta più rischiosa. La trasformazione, infatti, non è più un progetto con un inizio e una fine: è una condizione permanente.

Il Master di Italian Tech Academy e Talent Garden rappresenta l’investimento per chi desidera essere regista di questa trasformazione, non un semplice spettatore.

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