Nel 2025, i satelliti Starlink hanno effettuato 300.000 operazioni di evitamento delle collisioni.

Nel 2025, i satelliti Starlink hanno effettuato 300.000 operazioni di evitamento delle collisioni. 1

Il cielo notturno sembra statico, ma a centinaia di chilometri dalla Terra si sta svolgendo una sfida logistica di portata storica.

Secondo i rapporti presentati alla Federal Communications Commission (FCC) – l’ente statunitense che si occupa della regolazione delle comunicazioni e delle orbite commerciali – i satelliti della costellazione Starlink, di proprietà della compagnia aerospaziale SpaceX, hanno effettuato circa 300.000 manovre per evitare collisioni nell’anno solare 2025.

Un traffico invisibile oltre l’atmosfera

Questo valore rappresenta un aumento esponenziale rispetto agli anni passati [+50% rispetto al 2024] e mette in luce come l’orbita bassa terrestre (LEO), che si estende da 160 a 2.000 chilometri di altitudine, sia diventata uno spazio estremamente affollato.

La gestione di migliaia di unità operative richiede un coordinamento continuo per prevenire che un singolo impatto possa generare effetti sistemici sull’intera infrastruttura spaziale.

Secondo quanto riportato nel documento – che SpaceX invia alla FCC ogni sei mesi – i satelliti Starlink hanno effettuato 148.696 manovre tra giugno e novembre 2025. Sommandole alle 144.000 manovre realizzate da dicembre 2024 a maggio 2025, si ottiene un totale annuale che rappresenta un record nella gestione del traffico orbitale.

Secondo quanto dichiarato da SpaceX, una parte significativa del rischio di collisioni orbitanti è attribuibile a satelliti e detriti spaziali di origine cinese. Tra giugno e novembre 2025, sette dei venti oggetti che hanno costretto Starlink a manovre di aggiustamento della traiettoria sono stati identificati come provenienti dalla Cina, generando un totale di 3.732 manovre correttive.

SpaceX ha menzionato come caso più critico il satellite Honghu-2, sviluppato dalla Shanghai Lanjian Hongqing Technology – azienda privata cinese nota anche come Blue Arrow – che è stato coinvolto in oltre mille eventi di passaggio ravvicinato rispetto alla costellazione Starlink.

L’automazione che garantisce la sicurezza

La capacità di SpaceX di gestire una flotta che a gennaio 2026 conta circa 9.400 unità attive si fonda su un sistema di navigazione autonomo.

Ogni satellite Starlink è dotato di un software capace di elaborare i dati orbitali forniti dalle agenzie di monitoraggio, decidendo autonomamente se deviare dalla propria traiettoria programmata.

Queste manovre vengono attivate quando la probabilità di una “congiunzione” – termine tecnico che indica un passaggio ravvicinato tra due oggetti – supera la soglia di tre su un milione. Tale standard di sicurezza è notevolmente più severo rispetto ai parametri tradizionali dell’industria, che di solito prevedono interventi solo quando il rischio di collisione è pari a uno su diecimila.

L’ risulta essenziale poiché la velocità di crociera in orbita, che si aggira attorno ai 27.000 chilometri orari, rende impossibile qualsiasi intervento umano in tempo reale.

La nuova strategia delle orbite basse

Per affrontare l’aumento della densità di oggetti nello spazio, SpaceX ha annunciato all’inizio del 2026 un piano per ridurre l’altitudine di circa 4.400 satelliti.

Attualmente collocati a 550 chilometri, questi dispositivi saranno progressivamente portati a una quota di 480 chilometri. Questo cambiamento strategico intende sfruttare la maggiore densità dell’atmosfera residua a quote inferiori.

In questa fascia, l’attrito atmosferico è più forte e funge da freno naturale. In caso di guasto tecnico, un satellite a 480 chilometri rientrerebbe e brucerebbe nell’atmosfera in pochi mesi, riducendo dell’80% il tempo di permanenza come detrito rispetto a quanto avverrebbe a quote più elevate. Questa zona dello spazio è inoltre meno affollata da altre costellazioni concorrenti e da frammenti di vecchi lanciatori, offrendo un margine di più ampio.

Il rischio della Sindrome di Kessler

La comunità scientifica osserva con attenzione l’affollamento del traffico spaziale, poiché teme il raggiungimento di un punto critico noto come Sindrome di Kessler.

Questa teoria ipotizza uno scenario in cui la densità di oggetti in orbita diventa tale da generare una reazione a catena: una collisione genera detriti che a loro volta causano nuovi impatti, rendendo intere fasce orbitali inutilizzabili per generazioni.

La sostenibilità dell’ambiente spaziale dipende quindi non solo dalla precisione tecnologica dei singoli satelliti, ma anche dalla trasparenza e dalla collaborazione tra le diverse nazioni e compagnie private che operano al di sopra dell’atmosfera.

Le prospettive indicano un ulteriore incremento della pressione sulle orbite terrestri. La Cina, attraverso il programma statale Guowang, prevede di mettere in servizio circa 13.000 satelliti, mentre l’iniziativa Qianfan, promossa dall’area di Shanghai, mira a superare le 15.000 unità entro il 2030.

A un livello più esteso, la documentazione presentata all’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni delinea ambizioni ancora maggiori, con piani che contemplano il lancio di oltre 200.000 satelliti destinati ai servizi internet.

Le origini della mega-costellazione

Il progetto Starlink è iniziato nel 2019 con l’intento di fornire connessione internet a banda larga a livello globale, con particolare attenzione alle aree rurali e remote.

Partendo da un primo lancio di 60 prototipi, la costellazione è cresciuta fino a dominare numericamente il panorama dei satelliti attivi: attualmente rappresenta oltre il 60% degli oggetti operativi in orbita.

Sebbene la fase iniziale prevedesse una configurazione più statica, l’aumento dei detriti spaziali e la competizione di nuovi progetti hanno costretto SpaceX a modificare rapidamente le proprie procedure di sicurezza.

La transizione verso i satelliti di seconda generazione, più grandi e in grado di comunicare direttamente con i telefoni cellulari, sta portando la discussione normativa verso nuovi orizzonti, in cui la gestione del traffico orbitale diventa tanto prioritaria quanto l’espansione del servizio stesso.

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