Recensione di Motorola Signature: smartphone di punta sottile con ottime prestazioni fotografiche.
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Il settore degli smartphone di alta gamma ha ormai trovato una sua stabilità in un design caratterizzato da bordi piatti e moduli fotografici imponenti, spesso a scapito dell’ergonomia, della piacevolezza al tatto e della stabilità (quando il dispositivo è appoggiato, sul retro, su superfici piane).
Motorola, con l’introduzione del nuovo Signature, riporta alla mente una concezione che avevamo quasi dimenticato: quella di un dispositivo tecnologico che sia, prima di tutto, un oggetto di design elegante. A questo si aggiunge il tentativo concreto di dimostrare che è possibile racchiudere il massimo della tecnologia in un corpo straordinariamente sottile.
Abbiamo trascorso alcune settimane con quello che l’azienda di Chicago definisce il suo “manifesto” tecnologico e ne siamo rimasti profondamente impressionati.
Design e materiali
Non appena abbiamo estratto il Motorola Signature dalla sua confezione – piacevolmente profumata come tutte quelle dei modelli di punta dell’azienda degli ultimi anni – la prima cosa che ci ha colpito è stata la sua sottigliezza.
Con uno spessore di soli 6,99 millimetri, questo dispositivo si colloca ampiamente nella categoria dei tanto celebrati “slim flagship” di Samsung e Apple.
La costruzione in alluminio di grado aeronautico offre una rigidità strutturale che non ci aspettavamo da un profilo così sottile, ed è evidente come ogni millimetro sia stato progettato con una precisione estrema.
Tuttavia, l’eccessiva leggerezza richiede un’attenzione particolare: pur pesando 186 grammi, il bilanciamento dei pesi lo rende quasi “sfuggente” in mano, e la finitura curva su tutti i lati accentua la sensazione che il dispositivo potrebbe scivolare se non si presta la dovuta attenzione.
In questo contesto dovrebbe rassicurare la certificazione IP69 insieme alla conformità agli standard militari MIL-STD 810H, che promettono di proteggere lo smartphone da cadute e urti imprevisti. Il vetro protettivo anteriore è sicuramente resistente: un Gorilla Glass Victus 2.
La finitura posteriore, disponibile nelle varianti Pantone Carbon e Martini Olive [la versione che abbiamo ricevuto in prova], offre un feedback tattile molto gradevole, diverso dal solito: si tratta di una texture ispirata al lino e al twill che, tra l’altro, non trattiene le impronte.
Display
Ci siamo trovati di fronte a un pannello LTPO AMOLED da 6,8 pollici molto luminoso.
Con un picco dichiarato di 6200 nits, la visibilità sotto la luce diretta del sole è garantita: abbiamo consultato mappe e risposto a messaggi senza dover strizzare gli occhi.
La fluidità è assicurata da un refresh rate che arriva fino a 165Hz, una rarità anche tra i modelli di punta attuali. La risoluzione Super HD (1.5K) ci è sembrata il perfetto compromesso tra nitidezza e risparmio energetico, mentre la calibrazione cromatica certificata da Pantone restituisce tonalità della pelle e colori naturali.
L’unica piccola riserva riguarda la curvatura del vetro: sebbene contribuisca all’estetica futuristica, abbiamo notato sporadici tocchi involontari durante l’uso con una sola mano, un difetto classico di questa tipologia di schermi che Motorola non è riuscita a eliminare del tutto.
Processore e sistema operativo
Il cuore del Motorola Signature è il Qualcomm Snapdragon 8 Gen 5, supportato da 16GB di RAM LPDDR5X. È una configurazione che può gestire anche carichi di lavoro pesanti.
Durante i nostri test, abbiamo notato come il sistema rimanga reattivo anche con decine di app aperte in background. Il software si basa su Android 16 e a questo proposito Motorola promette sette anni di aggiornamenti del sistema operativo e di sicurezza.
Un leggero difetto riguarda l’interfaccia: presenta ancora alcune applicazioni preinstallate di troppo che non ci saremmo aspettati su un dispositivo di questo livello.
Abbiamo però apprezzato l’integrazione di Smart Connect, che trasforma il telefono in una vera workstation se collegato a un monitor esterno, confermando la vocazione professionale del marchio.
L’integrazione del nuovo processore Snapdragon 8 Gen 5 sul Motorola Signature non è solo una questione di potenza computazionale, ma rappresenta un salto generazionale per quanto riguarda il cuore pulsante della fotografia: l’ISP Spectra. Per chi non lo sapesse, l’Image Signal Processor è il “cervello” che trasforma i dati grezzi dei sensori in immagini finite, e quest’anno Qualcomm e Motorola hanno alzato l’asticella in modo significativo.
Quello che ci ha colpito nell’uso quotidiano è la natura “cognitiva” di questo Spectra ISP.
Grazie alla segmentazione semantica in tempo reale, il dispositivo non si limita a scattare una foto, ma “comprende” cosa sta inquadrando.
Durante i nostri test, abbiamo notato come il chip riesca a distinguere istantaneamente tra la texture della pelle, il riflesso dell’acqua e la densità delle nuvole, applicando correzioni specifiche (esposizione, nitidezza e saturazione) a ogni singolo elemento prima ancora che lo scatto venga salvato. È questo processo, che avviene in millisecondi, a garantire quella coerenza cromatica che abbiamo trovato impeccabile, specialmente nella resa dei toni della pelle certificata da Pantone.
Questa capacità di calcolo consente al Motorola Signature di registrare video in 8K Dolby Vision a 30fps con una fluidità difficile da riscontrare su altri smartphone, mantenendo un controllo granulare sull’esposizione che di solito è prerogativa delle fotocamere professionali.
Fotocamere e video
Il comparto fotografico punta tutto sulla simmetria, con tre sensori da 50 megapixel che coprono ogni esigenza. Motorola sottolinea molto che si tratta della sua migliore esperienza fotografica in un telefono ultrasottile, e dobbiamo ammettere che non sembra il solito slogan vuoto. Lo attestano anche gli studi indipendenti: il Signature ha ottenuto un punteggio DXOMARK Camera di 164, uno dei risultati più alti registrati negli ultimi mesi nel benchmark di riferimento per le fotocamere degli smartphone, superando diversi rivali di fascia alta come il Samsung Galaxy S26 Ultra e poco sotto modelli come l’iPhone 17 Pro che figura nelle prime 5 posizioni.
Del Signature ci hanno colpito la qualità delle immagini e l’approccio alla versatilità.
Molti flagship oggi hanno un sensore principale eccellente e due fotocamere secondarie meno convincenti. Qui invece Motorola cerca di costruire un sistema più omogeneo, con tre focali davvero importanti e una risoluzione elevata su tutta la catena.
Alcuni scatti effettuati con il Motorola Signature:
Il sensore principale, il Sony LYT 828 con apertura f/1.6, ci ha fornito scatti eccellenti in quasi ogni condizione di luce. La fotocamera ultra-grandangolare è solida, mentre il teleobiettivo periscopico con zoom ottico 3x offre ritratti con un bokeh naturale e molto gradevole.
La scelta di integrare un teleobiettivo periscopico da 50 megapixel basato sul sensore Sony LYTIA 600 (LYT-600) rappresenta una delle scommesse più riuscite dell’intero pacchetto hardware. Nonostante il corpo del dispositivo sia incredibilmente sottile, Motorola non ha ripiegato su un sensore di piccole dimensioni, ma ha implementato un’ottica con lunghezza focale equivalente a 71mm e apertura f/2.4.
Grazie alla stabilizzazione ottica dell’immagine (OIS), siamo riusciti a ottenere scatti nitidi anche a mano libera in condizioni di luce non ottimali, un risultato che non davamo affatto per scontato data la complessità costruttiva richiesta per far stare un sistema a periscopio in meno di 7 millimetri di spessore.
Altri scatti effettuati con il Motorola Signature:
Dove teniamo un filo di cautela è sullo zoom estremo. La funzione 100x Super Zoom Pro attira sicuramente l’attenzione sulla scheda tecnica, ma nell’uso reale abbiamo notato che la qualità rimane eccellente fino a circa 10x-15x, dove l’intelligenza artificiale riesce a ricostruire i dettagli in modo convincente.
Spingendosi oltre, specialmente verso la soglia del 100x, l’intervento software diventa però molto aggressivo, un elemento ormai comune a tutti gli smartphone premium: le immagini tendono ad assumere un aspetto quasi “dipinto”, perdendo quella naturalezza che abbiamo apprezzato nelle focali intermedie.
Ma in alcune occasioni lo zoom digitale unito alla potenza degli algoritmi può comunque dare risultati sorprendenti, soprattutto se vengono inquadrati oggetti, scritte o porzioni di edifici facili da “ricostruire”.
La fotocamera frontale, anch’essa da 50MP, grazie all’autofocus garantisce videochiamate e scatti frontali di alta qualità.
In condizioni di scarsa luminosità, il tempo di scatto tende ad allungarsi un po’ troppo. Ma attenzione: il risultato finale è eccellente, il migliore che abbiamo mai ottenuto negli ultimi anni dai telefoni dell’azienda di Chicago. Il rumore è ridotto al minimo, anche quando si spinge un po’ con lo zoom.
Alcuni scatti notturni effettuati con il Motorola Signature:
Concludiamo il paragrafo sulle fotocamere con una novità significativa per i creator: grazie a una stretta collaborazione tra Meta e Motorola, la creazione di contenuti destinati alle piattaforme social viene ulteriormente migliorata.
La partnership garantisce che le immagini mantengano la stessa qualità Ultra HDR sia quando vengono scattate con la fotocamera nativa dello smartphone sia quando si utilizza direttamente la fotocamera integrata nelle app come Instagram.
Prestazioni
Per quanto riguarda le prestazioni pure, il Signature non ci ha deluso.
Abbiamo notato che, nonostante la sottigliezza estrema, la gestione termica è efficiente, grazie a un nuovo sistema di dissipazione a camera di vapore.
Serve un uso molto intensivo, e prolungato, per scaldare la scocca in alluminio, e questo avviene più raramente di quanto pensassimo.
La memoria UFS 4.1 garantisce tempi di caricamento istantanei, rendendo il passaggio da un’attività all’altra immediato.
Ci ha convinto meno il feedback della vibrazione: pur essendo preciso, ci è parso leggermente meno corposo rispetto a quello di altri flagship, perdendo quel tocco di “solidità” che ci si aspetta da un telefono da più di mille euro.
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