Rinvenuto il “set da viaggio” dei Neanderthal in un’area montuosa.

Rinvenuto il “set da viaggio” dei Neanderthal in un'area montuosa. 1

I Neanderthal possedevano un “kit da viaggio” destinato alle escursioni montane. Questo è messo in evidenza da uno studio pubblicato sul Journal of Quaternary Science, realizzato dai ricercatori dell’Università di Ferrara e dell’Università Statale di . Gli archeologi hanno esaminato 16 strumenti in pietra — inclusi punte create con la tecnica Levallois, raschiatoi e schegge — rinvenuti sulle Prealpi lombarde, a un’altezza di 1.450 metri, all’interno della Grotta dell’Orso, conosciuta anche come Caverna Generosa, un riparo temporaneo utilizzato nel periodo estivo.

La selezione delle materie prime

Data l’assenza di detriti di lavorazione nel sito, gli esperti hanno innanzitutto concluso che gli strumenti non fossero stati creati nella cavità. Sono stati sottoposti ad analisi chimiche e petrografiche, dalle quali è emerso che erano realizzati in selce, radiolarite e altre rocce silicee di alta qualità provenienti da giacimenti situati a bassa quota, a pochi chilometri più a valle rispetto alla grotta.

In sostanza, i nostri antenati non sfruttavano le materie prime disponibili in montagna, ma selezionavano altrove i materiali di migliore qualità, ne producevano gli oggetti e li trasportavano con intenzionalità. Questo è un indizio di mobilità pianificata, poiché gli attrezzi erano parte del bagaglio predisposto prima della salita.

Uso e manutenzione

Un ulteriore aspetto interessante riguarda l’utilizzo degli strumenti. A causa di una conservazione non ottimale, non è stato possibile analizzare in dettaglio le tracce d’uso. Tuttavia, si ipotizza che potessero essere impiegati per la macellazione di grandi prede. È verosimile che i nostri progenitori cacciassero orsi delle caverne oppure si nutrissero delle carcasse di quelli deceduti durante il letargo invernale.

L’analisi al microscopio ad alta potenza ha, inoltre, rivelato di affinamento sui bordi affilati dei manufatti, indicativi del fatto che furono affilati ripetutamente: ciò implica che gli antenati non li abbandonavano dopo un solo utilizzo, ma li curavano per utilizzarli più volte.

Adattabili e organizzati

Dal contributo emerge, quindi, che i Neanderthal erano in grado di decidere quando spostarsi, cosa portare con sé e come prepararsi ad affrontare condizioni avverse in quota. Oltre a dimostrarsi sorprendentemente adattabili e organizzati, possedevano anche notevoli capacità di previsione, conoscenza del territorio e memoria delle risorse disponibili.

Queste abilità rafforzano l’idea, ormai accettata dalla comunità scientifica, che fossero evoluti, con differenze sempre più sottili rispetto ai primi Homo sapiens.

Altri studi recenti

L’attuale ricerca si inserisce in un ampio filone di studi che stanno rivedendo le capacità e il livello di mobilità dei nostri antenati. Ad esempio, uno studio del 2025 basato sul DNA antico ha rivelato che un Neanderthal vissuto 45.000 anni fa in era geneticamente connesso a gruppi neanderthaliani della Siberia. Questo suggerisce che tali ominidi realizzassero migrazioni di lunga distanza attraverso l’Eurasia, diffondendo le proprie tradizioni culturali. Un altro lavoro, condotto nel 2020 sui reperti rinvenuti nella Grotta dei Moscerini, nel Lazio, ha messo in luce la versatilità di alcune di queste popolazioni costiere: gli uomini recuperavano, infatti, conchiglie tuffandosi in acqua, per poi lavorarle e utilizzarle come strumenti affilati. “Circa un quarto delle oltre 170 conchiglie rinvenute in questo sito risulta prelevato dal fondo del mare, piuttosto che raccolto sulla spiaggia, a dimostrazione del fatto che queste comunità padroneggiavano tecniche di nuoto e apnea, che sfruttavano per procurarsi i materiali più appropriati”, hanno spiegato i ricercatori. Le evidenze descrivono, quindi, una specie dotata di ingegno, flessibilità e competenze ambientali sofisticate, molto più simile a noi di quanto si pensasse in passato.

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