Rivelate le reali proporzioni di Giove: risulta essere più snello di quanto stimato.

Rivelate le reali proporzioni di Giove: risulta essere più snello di quanto stimato. 1

Sembra che i testi scolastici necessiteranno di un aggiornamento. Infatti, oggi, dopo cinquant’anni, è emerso che Giove è leggermente più ridotto rispetto alle stime precedenti: circa otto chilometri in meno di larghezza all’equatore e 24 chilometri più schiacciato ai poli. La scoperta è stata effettuata dai ricercatori del Weizmann Institute of Science, in Israele, che hanno guidato un team internazionale di esperti provenienti da Italia, Stati Uniti, Francia e Svizzera, pubblicando i risultati su Nature Astronomy.

Le misurazioni storiche

Tutto ebbe inizio negli anni Settanta, quando la National Aeronautics and Space Administration (Nasa) inviò oltre l’orbita terrestre le sonde spaziali Pioneer 10 e 11 e, successivamente, Voyager 1 e 2: missioni concepite per sorvolare alcuni pianeti, trasmettendo alla Terra i dati raccolti.

Quando questi veicoli spaziali si trovarono a passare dietro il pianeta più grande del sistema solare, si notò che il segnale radio inviato verso le antenne terrestri veniva leggermente deviato e rallentato dall’atmosfera gioviana.

Attraverso l’analisi di sei variazioni di questo tipo (le cosiddette occultazioni radio), gli scienziati furono in grado di stabilire dove fissare convenzionalmente il confine del pianeta, determinandone così dimensioni e forma.

Un percorso ampliato

A fornire nuove prospettive è stata la sonda Juno, sempre della Nasa, in orbita attorno a Giove dal 2016. Grazie a una modifica del suo percorso, ha potuto passare più volte dietro il pianeta, utilizzando la stessa tecnica impiegata in precedenza, ma con strumenti molto più sofisticati, che hanno permesso di aumentare sia la quantità che la qualità delle misurazioni. Il veicolo ha, infatti, raccolto 26 occultazioni, che hanno consentito di realizzare mappe dettagliate della temperatura e della densità del gigante gassoso, ricostruendone le dimensioni con un margine di errore circa dieci volte inferiore rispetto al passato.

Il ruolo dei venti

Un altro elemento significativo è rappresentato dai forti venti. “Le acquisizioni precedenti non ne consideravano l’impatto, mentre ora noi lo abbiamo incluso nei nostri calcoli”, spiega Yohai Kaspi, professore del dipartimento di Scienze della Terra e dei pianeti dell’istituto israeliano.

L’analisi dei cicloni è, tra l’altro, collegata a uno studio, pubblicato nel 2025 su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) e coordinato dallo stesso Kaspi, che ha utilizzato parametri rilevati da Juno sul movimento dei vortici per prevedere la loro estensione in profondità. Questo è un aspetto cruciale: se le tempeste rimangono confinate agli strati superficiali hanno un impatto limitato, mentre se penetrano verso l’interno, influenzano la distribuzione della massa e, quindi, la forma stessa di Giove.

“Questo pianeta è stato probabilmente il primo a formarsi e, studiando ciò che accade al suo interno, possiamo comprendere meglio anche lo sviluppo e l’evoluzione dell’intero sistema solare”, aggiunge lo scienziato.

I risultati in cifre

Secondo le ultime misurazioni, il raggio equatoriale di Giove è circa il 7% superiore al suo raggio polare, mentre il raggio equatoriale della Terra supera il raggio polare dello 0,33%. Questo implica che il primo è circa venti volte più schiacciato rispetto al secondo, a causa dell’effetto combinato di rapida rotazione, complessa configurazione interna e venti atmosferici.

I prossimi passi

Guardando al futuro, questa indagine sarà utile per definire la struttura dei pianeti gassosi in generale, dato che Giove rappresenta il modello di riferimento.

Inoltre, le tecniche sviluppate saranno applicate anche ai dati ottenuti dalla sonda Juice, lanciata nel 2023 dall’European Space Agency (Esa) verso Giove e le sue lune ghiacciate.

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