Roberto Veronese: il pioniere che converte il modo di vivere in informazioni.
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Sta sviluppando a San Francisco un sistema che monitora tre aspetti: cosa suggerisce il medico, cosa fa realmente il paziente e come queste dinamiche evolvono nel tempo. È il CEO di Openwell, una startup che cattura ciò che le cartelle cliniche (che registrano diagnosi e referti) e i dispositivi indossabili (che raccolgono dati dai sensori) non riescono a rilevare, ovvero lo stile di vita. Ciò che facciamo quotidianamente, il contesto in cui viviamo e la qualità delle nostre interazioni.
«Openwell è una piattaforma che analizza gli eventi successivi a una visita medica, quali abitudini si modificano in seguito ai consigli forniti dal medico. L’obiettivo è scoprire cosa funziona e cosa non funziona».
Lui è Roberto Veronese, un professionista curioso, diventato esperto in biotech e salute digitale dopo 15 anni di esperienza nel settore della genomica, intelligenza artificiale applicata alla medicina di precisione e diagnostica.
«Non sono lo scienziato che crea tecnologie, ma la persona che comprende come portarle sul mercato, trasformando una scoperta in un prodotto che medici, pazienti e sistemi sanitari sono motivati ad adottare»
Dal 2020, collabora con startup nel settore biotech e tecnologia sanitaria come fractional leader, un nuovo modello di lavoro per dirigenti esperti.
«In cinque anni, ho guidato il prodotto e la strategia di mercato per quindici startup». Tra le più significative, due considerate best inventions da Time: Grail, dove Veronese ha contribuito al lancio commerciale del test Galleri, un esame che, attraverso un semplice prelievo di sangue, identifica segnali di tumori privi di screening standard. L’altra startup è Artera AI, dove Veronese ha introdotto sul mercato il primo test basato su AI per personalizzare le terapie oncologiche.
«Attualmente questo test è presente nelle linee guida ufficiali, approvato dall’FDA e rimborsato da Medicare».
Il settore in cui opera ora è quello della prevenzione.
«Il paradigma sta cambiando: si passa da un approccio episodico alla salute, in cui si effettuano esami ogni sei mesi, a un approccio continuativo. È un settore emergente che attira molte persone perché risponde a un bisogno crescente di vivere a lungo, vivere meglio e avere un medico che ha il tempo di ascoltarti».
La piattaforma Openwell trasforma i dati relativi allo stile di vita in informazioni e poi in azioni, fornendo uno strumento fondamentale di intelligence a una nuova generazione di cliniche private.
«Negli Stati Uniti stanno emergendo migliaia di cliniche definite “longevity clinics” o cliniche di “functional medicine”. Spesso sono fondate da medici che hanno lasciato il sistema ospedaliero tradizionale o provengono dal settore del benessere. Mirano a ripristinare il concetto originario del medico di famiglia, che conosce il paziente in modo completo e ha il tempo di ascoltarlo e guidarlo verso la prevenzione. Rispondono a un crescente desiderio dei pazienti di ricevere un supporto complementare alla sanità tradizionale, dalla salute mentale a quella fisica».
Originario di Riva del Garda, Roberto è il protagonista di una storia che ha un filo conduttore: la sua curiosità applicata a diversi ambiti e la revisione delle premesse. «Ogni volta che mi trovo in un nuovo contesto, la prima cosa che faccio è mettere in discussione la premessa che la maggior parte accetta come valida».
Desiderava diventare archeologo. Liceo classico, campi estivi di scavo, laurea in filosofia a Padova, senza aspettative di sbocchi professionali. «Non mi interessava un’occupazione, volevo semplicemente avere la possibilità di interpretare la realtà con quanti più strumenti possibile e sapevo che avrei creato qualcosa». Tesi su Ramon Llull, un outsider della filosofia poco noto, ma molto attuale. «Un pensatore che nel Trecento ideò uno strumento con ruote concentriche per produrre conoscenza in modo sistematico. Quello che Steve Jobs avrebbe definito “una bicicletta per la mente”. Un archetipo dell’intelligenza artificiale, nella genealogia che passa da Cartesio, Leibniz, Turing».
Filosofia sì, ma anche tecnologia. «Negli anni ’90, ho iniziato a utilizzare il portatile Texas Instruments di mio padre geologo. Nel 1993 ho provato la realtà virtuale e ne sono rimasto affascinato. A 16 anni ho imparato a sviluppare siti, fare grafica 3D e produzione musicale. Già all’inizio dell’università lavoravo come web designer freelance. Per passione ho trasformato i classici della filosofia in libri interattivi per tablet nel 2002, una versione primitiva di Kindle, e progettato un “negozio” online per scaricarli. Prima di laurearmi avevo già avviato una società di consulenza».
Poi nel 2004 un mese in California. E si innamora. «Mi ha colpito quella che chiamo la levitas di quel mondo di frontiera: la mancanza di convenzioni, la sensazione quasi tangibile che qualsiasi cosa tu desideri realizzare sia a portata di mano. Non l’avevo mai percepita». Torna in Italia, seguono anni di lavoro in Value Partners Group a Milano e dal 2011 in Frog design (oggi Capgemini). «Mi contattavano quando i problemi non erano evidenti e le soluzioni nemmeno. Era come dirigere un’orchestra mentre si scriveva lo spartito».
Nel 2013 torna a San Francisco, con un obiettivo: collaborare con le startup. Inizia con quelle della genomica. «Ho sempre voluto comprendere cosa ci rende unici, non solo quali fattori possono esporci al rischio di malattie, ma anche quali vantaggi o talenti innati possediamo».
Il primo passo è Genos Research, startup che contribuisce a sviluppare. «La premessa era radicale: Genos invertiva il modello e compensava gli utenti per l’uso dei propri dati genetici per la ricerca, anticipando il dibattito attuale sulla sovranità dei dati. Poi diventa capo prodotto a Helix, che raccoglie oltre 300 milioni di dollari per un “app store” della genomica. Dal 2020, dopo un periodo sabbatico, il primo dopo vent’anni di lavoro ininterrotto, fonda Accelera Bio e lavora come leader frazionato per startup di diagnostica e biotech, prima di fondare Openwell.
«La longevità ha molteplici significati. C’è chi non accetta la morte, ma questa è l’accezione che non mi interessa. Le cose hanno un inizio e una fine: sapere che il tempo è limitato ci spinge a utilizzarlo saggiamente. Più che la morte si teme la caducità, il declino delle funzioni cognitive e fisiche. E questo è ciò che mi motiva: utilizzare la tecnologia per mantenere uno stato di salute il più a lungo possibile, per godere della vita e delle relazioni nel modo più autonomo possibile».
In parallelo gestisce TrueSignal Capital, un fondo con LP italiani e americani. «La tesi è che chi costruisce l’infrastruttura per la transizione verso una medicina continua e predittiva sta creando qualcosa di fondamentale per la medicina del futuro». Oggi Veronese supporta anche una nonprofit, Cancer Commons, specializzata nell’individuare terapie per pazienti oncologici in fase avanzata tramite innovazioni diagnostiche e di accesso alle cure.
È padre di tre figli, con un quarto in arrivo. Sua moglie è italiana, con esperienza nell’ecosistema startup, «che sta supportando Aspire, una fintech fondata da italiani, nell’ingresso nel mercato statunitense».
Numerose le lezioni apprese lungo il percorso. «Ho imparato ad adattarmi, a allenare il muscolo dell’adattamento. La realtà cambia costantemente. Ci siamo evoluti sviluppando la capacità di rimettere in discussione ciò che sappiamo e trasformarlo in qualcosa di utile nel momento in cui è necessario. Una condizione oggi più utile che mai. Invito i miei figli a imparare le cose con passione perché le trovano interessanti, non perché servono: nella vita non esiste un manuale d’istruzioni. È fondamentale imparare a interpretare la realtà e adattarsi, riconfigurando il proprio arsenale di competenze in base a ciò che è richiesto».
Ultima domanda: qual è il primo passo per prendersi cura della propria salute?
«Per me è identificare le fonti di stress nella nostra vita e cercare di ridurle, se non eliminarle. Il sistema immunitario è più forte quando si diminuiscono le fonti di stress. Seguire una dieta equilibrata, dormire a sufficienza e praticare attività fisica sono elementi fondamentali. Ma c’è un aspetto che numerosi studi identificano come fattore chiave di longevità: il valore delle connessioni sociali, il sentirsi parte di una comunità, avere una rete di supporto. Questi sono aspetti essenziali per vivere bene e a lungo che non possono essere ricreati artificialmente».
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