Rockstar esaudisce l’ultimo desiderio di un malato terminale di giocare in anteprima a GTA 6
La storia ha avuto inizio con Anthony Armstrong, sviluppatore di giochi presso Ubisoft Toronto, che a dicembre ha condiviso su LinkedIn un messaggio a nome di un familiare – «un appassionato di Gran Theft Auto» – che da anni sta combattendo contro un cancro e, secondo i medici, ha solo tra sei e dodici mesi di vita. «Con questa nuova diagnosi – scriveva Armstrong – potrebbe non essere più qui quando GTA 6 verrà lanciato. Nel migliore dei casi, entrambi potremmo andarcene nello stesso mese del debutto». La richiesta era semplice e toccante: un playtest esclusivo, possibilmente presso lo studio di Rockstar a Oakville, a due passi dalla casa del malato, con la stipula di un accordo di riservatezza per garantire la massima discrezione.
Il post è stato rimosso dopo aver generato un notevole passaparola. Ma non prima che la storia arrivasse alle orecchie di Take-Two Interactive, la compagnia madre di Rockstar Games. Armstrong ha aggiornato i suoi contatti con un messaggio enigmatico ma carico di emozione: «Abbiamo avuto un colloquio con loro oggi e ricevuto ottime notizie. Non posso realmente dire altro, ma vi ringrazio di cuore a tutti».
È l’archetipo della narrazione che tutti desiderano ascoltare: la macchina inesorabile del capitalismo videoludico che si ferma per un singolo individuo. Tuttavia, rappresenta anche la conferma di una pratica che, sebbene poco comune, non è nuova nel settore. Rockstar Games aveva già permesso a un fan in fase terminale di giocare in anteprima a Red Dead Redemption 2 nel 2018. In quella occasione, due dipendenti volarono fino in Olanda per consegnare personalmente una copia del gioco a Jurian, un giovane affetto da neurofibromatosi di tipo 2, una malattia rara che gli aveva causato tumori benigni in tutto il corpo.
Il gesto di Rockstar si inserisce in una tendenza di corporate compassion che vede grandi editori esaudire desideri straordinari a fan in situazioni disperate. Bethesda ha invitato un dodicenne a provare Fallout 76 prima del lancio. Nintendo ha portato il demo di Super Smash Bros. Ultimate a un paziente oncologico. Anche Gearbox Software ha fatto volare un fan malato di cancro per provare Borderlands 4 in anteprima.
Nonostante ciò, nel caso di GTA 6, il significato simbolico è differente. Non si tratta di un videogioco qualsiasi. È il titolo che ha spezzato ogni record di attesa, ha generato un hype di 12 anni e ha visto il primo trailer del dicembre 2023 accumulare 93 milioni di visualizzazioni in 24 ore.
È il prodotto culturale più atteso del decennio, attorno al quale si è sviluppata un’intera economia parallela di speculazioni, leak e teorie cospiratorie. Concedere accesso anticipato a un malato terminale non è solo un gesto di generosità. È un riconoscimento del valore affettivo che questi prodotti ricoprono per le persone. È un’ammissione che, dietro a bilanci da miliardi di dollari e strategie di marketing, esistono ancora esseri umani capaci di compiere scelte emotive (o almeno farlo apparire tale).
Naturalmente, nessuno può sapere con certezza cosa significhi esattamente «accesso anticipato» in questo contesto. Rockstar Games è nota per la sua cultura di segretezza. Lo studio non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla questione, e ogni informazione è stata filtrata attraverso i social media di Armstrong prima della rimozione del post. È probabile che il paziente abbia firmato un NDA così restrittivo da impedirgli di rivelare l’esperienza, forse per sempre. Potrebbe aver giocato una versione incompleta, piena di bug e placeholder. Potrebbe aver visto solo una sezione del gioco, in un ambiente controllato e monitorato. Tuttavia, questi dettagli tecnici non sono il fulcro della questione. Il punto centrale è che, in un periodo in cui l’industria videoludica è sotto accusa per cultura del crunch, licenziamenti di massa e strategie di monetizzazione aggressive, una storia come questa ricorda che il potere di un medium sta anche nella sua capacità di offrire conforto e chiusura.
Come ogni racconto che coinvolge una corporation, le reazioni online sono state contrastanti. Su Reddit e Twitter, migliaia di utenti hanno celebrato il gesto, condividendo la loro commozione e ricordando episodi simili. Tuttavia, c’è chi ha interpretato la vicenda come una manovra di PR calcolata, un modo per umanizzare un marchio che, non dimentichiamolo, ha appena annunciato un ulteriore rinvio di sei mesi e che è sotto inchiesta per presunti tentativi di soffocare sul nascere iniziative di sindacalizzazione dei propri dipendenti attraverso licenziamenti mirati.
Probabilmente non sapremo mai cosa ha vissuto quel fan. Non conosceremo i dettagli dell’incontro, i contenuti della build giocata, le emozioni provate. E forse è giusto che sia così. In un mondo dove ogni esperienza è instagrammabile, dove ogni istante deve essere condiviso e capitalizzato in qualche modo, la scelta di mantenere il silenzio è quasi rivoluzionaria. Ciò che sappiamo è che, mentre scriviamo, qualcuno ha già esplorato Vice City in tutta la sua magnificenza next-gen. Ha già percorso le strade di un mondo che il resto di noi potrà solo scoprire tra mesi, se non anni. Speriamo.