Tempesta solare prevista per il 5 febbraio: impatto lieve sulla Terra, possibili ripercussioni anche in Italia.

Tempesta solare prevista per il 5 febbraio: impatto lieve sulla Terra, possibili ripercussioni anche in Italia. 1

Da tempo ci preoccupiamo delle gravi questioni legate al clima e, di conseguenza, alle condizioni meteorologiche che affliggono il nostro pianeta. Anche se meno evidenti, ad eccezione delle spettacolari aurore boreali, esiste una meteorologia spaziale che nelle ultime settimane ha mostrato di notevole instabilità. Questo fenomeno non è attribuibile a cambiamenti sul Sole, ma è parte del suo ciclo di attività naturale, che durante la fase di massima attività genera quelle che vengono comunemente definite “tempeste solari”, sebbene il termine più appropriato sia “tempesta geomagnetica solare”, poiché si riferisce a un disturbo del campo magnetico terrestre provocato dall’attività solare.

Negli ultimi tempi si sono verificate diverse di queste tempeste, monitorate da sofisticati strumenti a terra, e la prossima è attesa per il 5 febbraio, come indicato dal Centro NOAA statunitense in collaborazione con le missioni satellitari e le sonde spaziali che analizzano le interazioni tra Terra e Sole. Tuttavia, gli esperti stanno discutendo sull’intensità di quella prevista per domani. Sarà più o meno forte rispetto alle precedenti?

Tempesta solare prevista per il 5 febbraio: impatto lieve sulla Terra, possibili ripercussioni anche in Italia. 2

Evento moderato? Per molti esperti no

La tempesta geomagnetica del 5 febbraio è associata a una significativa eruzione solare verificatasi nelle prime ore del 2 febbraio. Un brillamento solare (che rappresenta una liberazione di energia sotto forma di radiazione) di classe X 8.1 è stato registrato alle 01:57 del 2 febbraio 2026 (ora italiana) e ha lanciato nello spazio un’espulsione di massa coronale (CME) diretta verso la Terra. Attualmente, le previsioni ufficiali indicano un evento di intensità moderata, classificato come G1. Tuttavia, per molti esperti, potrebbe risultare più potente.

L’esplosione è considerevole poiché è legata a una CME, una vasta nube di plasma e campi magnetici proiettata nello spazio. Questo fenomeno è causato da una macchia solare di grandi dimensioni (AR4366) e instabile dal punto di vista magnetico, che ha generato una serie di eruzioni, comprese diverse di classe M e almeno due di classe X. La macchia solare si sta spostando verso la parte centrale del disco solare, e secondo alcuni astrofisici, ciò potrebbe portare i brillamenti a inviare le CME direttamente verso la Terra.

Secondo le attuali previsioni, il nostro pianeta verrà colpito solo marginalmente. Tuttavia, per molti astrofisici, quando una CME non colpisce frontalmente la magnetosfera terrestre, valutare gli effetti diventa notevolmente più complicato. Piccole variazioni nella velocità, densità o orientamento del campo magnetico possono alterare in modo significativo l’intensità della tempesta geomagnetica.

I rischi per satelliti e telecomunicazioni

“È complesso fare previsioni certe su ciò che accadrà, e i dati potrebbero cambiare nelle prossime ore – afferma Walter Ferreri, Astrofisico dell’INAF Osservatorio di Torino – una CME derivante da un evento così potente non garantisce necessariamente una bassa intensità. Tuttavia, al momento non ci sono motivi di allerta, è un evento G1, mentre la scala va da 1 a 5”.

Infatti, quella del 20 gennaio scorso era di scala G4, e non ha causato problemi alla popolazione terrestre. Le vittime, di solito, sono altre, e riguardano la tecnologia.

Come sempre, in presenza di tempeste di forte intensità, si possono verificare disturbi ai satelliti, possibili fluttuazioni nei sistemi di navigazione GPS e nelle telecomunicazioni, e un aumento del rischio per alcune operazioni spaziali. Nulla che possa essere percepito direttamente dalla popolazione. Il caso più eclatante di sempre fu l’improvvisa uscita dalla sua orbita della stazione Skylab della NASA, cento tonnellate che caddero dallo spazio in modo incontrollato, allertando le protezioni civili di tutto il mondo. Gli astronauti in orbita potrebbero registrare tramite i loro dosimetri un incremento della radiazione, ma rimanendo nei limiti di sicurezza. Un altro problema potrebbe riguardare le rotte aeree che sorvolano ad alta quota aree del pianeta (verso i poli) più esposte, causando quindi malfunzionamenti nei sistemi elettronici degli aerei. Tuttavia, non ci sono impatti diretti sulla salute di chi si trova a terra. In Italia, c’è la speranza di assistere allo spettacolo delle aurore boreali. Eventi solari intensi, in tempi recenti, hanno offerto spettacoli visibili anche a latitudini insolite. In questo caso, però, gli esperti avvertono che non ci sono le condizioni per osservare l’aurora boreale dai cieli italiani. Sarebbe necessaria una tempesta di livello superiore, come quella del 20 gennaio, e un impatto molto più diretto della CME. Tuttavia, poiché le previsioni rimangono, sebbene minimamente, incerte, tutto è possibile.

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