Terre rare e città stato libertarie: i piani di Big Tech per prendersi la Groenlandia
Energia geotermica. Estrazione di minerali rari. Raffreddamento naturale (per i data center). Le ambizioni di conquista della Groenlandia da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, includono anche una strategia ben definita elaborata dai grandi nomi della tecnologia che negli ultimi anni hanno investito in progetti per trasformare l’isola in una fonte di nuova ricchezza. Recentemente, soprattutto nella stampa di settore americana, si è tornato a discutere di due iniziative che vanno in questa direzione.
Kobold e Praxis, due startup che promettono di trasformare la Groenlandia in un’Eldorado
Il primo è l’investimento nella Kobold, startup californiana che esplora metodi di estrazione mineraria tramite Intelligenza Artificiale (tra i finanziatori troviamo Sam Altman, Bill Gates, Michael Bloomberg e Jeff Bezos). Il secondo è un progetto più ampio e ambizioso che coinvolge Peter Thiel (PayPal e Palantir) in ingenti finanziamenti per una startup chiamata Praxis, che ha l’intento di costruire in Groenlandia quella che è già stata ribattezzata “Freedom city”, una città della libertà tecnologicamente avanzata capace di promettere ai suoi abitanti-lavoratori una ricchezza immensa grazie a tecnologia e status fiscali e politici favorevoli.
Elementi distinti ma che seguono un modello collaudato della seconda amministrazione Trump: a specifiche ambizioni politiche, Big Tech risponde investendo e creando le infrastrutture necessarie per ottenerle.
L’interesse di Big Tech: minerali rari e progetti socio-politici
Ormai si conosce bene l’interesse degli Stati Uniti per la Groenlandia. Non c’è occasione pubblica in cui Trump non ribadisca che gli Usa ne hanno necessità. E la pressione della Casa Bianca si manifesta anche sui social, dove da giorni vengono condivisi meme e immagini generate dall’IA che esortano il popolo groenlandese a scegliere da che parte schierarsi: con gli Usa o con la Russia e Pechino. Le ragioni strategiche si intrecciano con quelle geopolitiche.
La competizione con la Russia in quella regione del mondo è diventata fondamentale per il futuro degli equilibri globali. Tuttavia, tra la promessa di trasformare la Groenlandia in una nuova terra di opportunità e le oggettive difficoltà nell’estrazione di minerali rari, petrolio ed energia, si presenta una sfida tecnica e tecnologica enorme. E in questa sfida si sono inseriti i colossi tecnologici e i loro leader.
Praxis: le città tecno-capitaliste del futuro, tra IA e libertarismo radicale
Il progetto più futuristico è la Freedom city, una o più che siano. Un centro tecnologico libertario, con poche regolamentazioni, sostenuto principalmente da Peter Thiel (icona e mente del tecno-libertarismo vicino alla destra trumpiana). Thiel sta portando avanti il progetto attraverso la startup Praxis, fondata da Dryden Brown e Charlie Callinan.
Non è propriamente un’azienda. Si tratta piuttosto di un progetto in fase di sviluppo per costruire città che esisteranno in un futuro prossimo. Negli ultimi anni, Praxis – come raccontano i media americani – ha cercato principalmente di coinvolgere imprenditori tecnologici durante eventi privati in club di Manhattan. Poi, nel 2021, l’incontro con Thiel. Il progetto si ispira al concetto di “Network State”. Uno stato all’interno di una rete di stati, una comunità che nasce online, si organizza attorno a valori comuni e poi acquisisce un territorio fisico per esercitare una forma di sovranità.
Praxis: toni millenaristi e potenzialità della tecnologia
Sul sito ufficiale di Praxis, toni millenaristi si mescolano a fattori mistici, potenzialità dell’Intelligenza artificiale, del mondo cripto, energie e traguardi del biotech. È facile lasciarsi andare a giudizi affrettati su iniziative di questo tipo. Tuttavia, la visione di Praxis (assieme a quella di progetti simili) è un tema intrigante. E il fatto che Thiel vi investa, con la sua concezione di stato, unione tra stato e tecnologia, unito a quanto sta accadendo negli Stati Uniti, suggerisce di osservare il fenomeno con maggiore razionalità.
Ed è nella fredda Groenlandia che Praxis potrebbe realizzare la sua prima ‘Freedom city’. Zone speciali, intervento governativo ridotto al minimo, massima capacità di innovare. Il regno ideale di Thiel, che attraverso Pronomos Capital investe in progetti di città autonome. La Groenlandia è diventata un terreno potenziale da quando, nel 2019, Donald Trump ha dichiarato che il futuro strategico degli Stati Uniti passava di lì. Per i tecno-utopisti è una possibilità e un modo di ripensare il futuro delle democrazie, anche dal punto di vista politico e sociale. Per i critici, una nuova forma di colonialismo, un tecno-colonialismo.
Dryden Brown ha dichiarato pubblicamente di aver visitato Nuuk (la capitale) per esplorare l’acquisto di terreni, vedendo la Groenlandia come una “frontiera” ideale per un nuovo inizio. Le autorità danesi hanno risposto che nessuna porzione di terra è in vendita. Il progetto di città dovrebbe affiancarsi a quello di estrazione di minerali rari. E quindi a iniziative di miniere tecnologicamente avanzate come quelle progettate da Kobold.
Praxis ha raccolto finora 525 milioni di dollari (ottobre 2024). Oltre a Thiel, hanno investito Marc Andreessen (icona del venture capital americano) e Sam Altman, fondatore e CEO di OpenAI. Tra i principali investitori c’è proprio Kobold Metals.
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Kobold, la Google Maps delle terre rare
Kobold è descritta come una sorta di “Google Maps” per l’estrazione mineraria. Grazie all’IA e all’analisi dei dati, sta tentando di rivoluzionare il settore minerario tradizionale. Fondata nel 2018 a Berkeley, in California, i suoi fondatori sono due dottorandi di Harvard: uno in matematica applicata e scienze della terra, l’altro in fisica. Non è un’azienda che pratica scavi nel terreno, ma utilizza piattaforme sviluppate da loro per analizzare dati, accumulati nel corso di decenni, compresi rapporti scritti a mano da esploratori del passato, per valutare terreni e comprendere dove si trovano i materiali preziosi.
L’IA esamina questi dati per identificare schemi invisibili all’occhio umano, creando mappe di probabilità. Invece di indicare “qui c’è il metallo”, il sistema evidenzia “questo punto ha la massima probabilità statistica di contenere un giacimento”. Tradizionalmente, solo 1 pozzo esplorativo su 100 porta alla scoperta di un giacimento sfruttabile.
La Groenlandia come strumento per generare ricchezza anche dove sembra difficile
KoBold mira a migliorare notevolmente questa percentuale, riducendo i costi e l’impatto ambientale delle trivellazioni “a vuoto”. Anche se oggi la maggior parte delle compagnie petrolifere considera impossibile investire in queste aree con rendimenti, loro sono convinti di poterlo fare. I primi investitori includono nomi come Jeff Bezos, Bill Gates e Michael Bloomberg, che hanno finanziato l’azienda già nel 2019. Altman si è unito nel 2022. Bezos e Gates avevano investito in Kobold poco dopo che Trump aveva iniziato a valutare l’acquisto della Groenlandia. Gli investimenti sono stati fatti con l’obiettivo dichiarato di “accelerare l’innovazione nell’energia verde e costruire le industrie del futuro”.
Il fondo ha anche partecipato al round di investimento di serie C di Kobold nel dicembre 2024, che ha valutato l’azienda a quasi 3 miliardi di dollari sulla base di un apporto di capitale di 537 milioni di dollari, secondo un comunicato stampa rilasciato dalla stessa società. Nel 2022, Altman ha contribuito tramite il fondo di venture capital Apollo Projects, partecipando al round di serie B dell’azienda, che ha avuto una dimensione totale di 192,5 milioni di dollari. Fondi destinati a sviluppare le tecnologie dell’azienda (che attualmente vanta un solo vero caso di successo, in Zambia, dove ha scoperto un deposito di rame).
Ma è la Groenlandia a rappresentare l’apertura verso il possibile per l’azienda. L’interesse dei grandi leader delle aziende tecnologiche è ora focalizzato sull’Isola. Persino Elon Musk ha ripetutamente espresso il suo sostegno a un’annessione americana della Groenlandia, scrivendo su X alcuni giorni fa: “Se il popolo della Groenlandia desidera far parte dell’America, cosa che spero, sarebbe il benvenuto”. La promessa è di trasformarla in una nuova Silicon Valley. La realtà, al momento, oscilla tra utopia e stato di diritto.