TikTok vietato, carcere per i dissidenti: il Venezuela di Maduro era un regime anche su internet

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(reuters)

In seguito all’incursione americana a Caracas del 3 gennaio 2026 e alla cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, il regime venezuelano torna a essere sotto i riflettori.

Maduro, che è stato eletto presidente nel 2013, ha implementato una serie di restrizioni alle libertà, come riportato in un articolo del quotidiano El Pais che discute di un incremento dell’autoritarismo, repressione delle opposizioni, violazioni dei diritti fondamentali, insieme a una grave crisi economica e iperinflazione. La repressione e il progressivo smantellamento della democrazia sono evidenti anche nel deterioramento della libertà di internet, che è diminuita dal momento in cui Maduro ha preso il comando del Paese.

La libertà di internet in Venezuela

Il rapporto Freedom on the Net 2025, redatto dall’organizzazione indipendente americana Freedom House, valuta annualmente il livello di libertà e le restrizioni di internet in tutto il mondo.

Il punteggio attribuito al Venezuela è di 26 su 100, attestandolo come uno degli ambienti più repressivi a livello globale. Solo Arabia Saudita, Vietnam, Cuba, Iran, Myanmar e Cina hanno punteggi peggiori.

Inoltre, analizzando le variazioni nella classifica, si nota che il Venezuela – il cui punteggio è sceso da 30 a 26/100 in un anno – ha registrato il calo più significativo dopo il Kenya (passato da 64/100 a 58/100 in dodici mesi). Il deterioramento della situazione in Venezuela è stato esacerbato dalle elezioni di luglio 2024, vinte da Maduro tra accuse di irregolarità e preoccupazioni da parte dell’Onu riguardo a restrizioni, mancanza di trasparenza e gestione opaca delle contestazioni elettorali. Nel complesso, il regresso del Venezuela si inserisce in un contesto di deterioramento che coincide con l’assegnazione di Maduro e che può essere paragonato solo a quello di Egitto, Pakistan, Russia e Turchia.

In occasione delle elezioni presidenziali del 2024, il governo venezuelano ha adottato una politica di controllo, bloccando ampie porzioni di internet e prendendo di mira siti di notizie indipendenti, organizzazioni civili, piattaforme social e applicazioni di messaggistica. Tra queste, si segnala il blocco di X (Twitter) e di TikTok, oltre a un divieto temporaneo dell’app di messaggistica istantanea Signal. All’inizio del 2025, Caracas ha limitato l’accesso alle VPN e vietato l’uso di DNS pubblici, come documentato da VEsinFiltro, un’ong indipendente parte dell’Open Observatory of Network Interference (OONI). Le VPN e i DNS pubblici sono strumenti utili per bypassare i blocchi imposti dallo Stato e consentono di accedere a risorse web altrimenti inaccessibili, eludendo i controlli dei provider nazionali.

Tutto ciò facilita il controllo e la manipolazione delle informazioni e agevola la diffusione di una narrazione favorevole al regime, al fine di prevenire (o soffocare sul nascere) le sommosse popolari. Un controllo pervasivo che ha oscurato servizi web di qualsiasi genere. Tra i colpiti, per esempio, anche la piattaforma di compravendita e scambio di Binance, divenuta inaccessibile agli utenti venezuelani.

La repressione

Il controllo sistematico del web in Venezuela non è una novità. Prima che Maduro assumesse il potere nel 2013, l’ambiente digitale era ancora relativamente aperto e la censura colpiva principalmente i media tradizionali. Tuttavia, il regime ha progressivamente esteso i propri vincoli anche a internet, imponendo blocchi e controlli per soffocare il malcontento e le critiche. Una repressione che trascende la tecnica e si traduce anche in arresti e persecuzioni legali. Un esempio è rappresentato da Nelson Piñero, attivista dell’ arrestato a novembre 2023 con l’accusa di incitazione all’odio e condannato a 15 anni di reclusione a febbraio 2025. Alberto Trentini, cooperante italiano, è in carcere da oltre un anno senza che siano state formalizzate accuse. Il caso di Piñero è emblematico, ma non isolato. Amnesty International sottolinea che diversi giornalisti e attivisti sono detenuti arbitrariamente in luoghi sconosciuti, nel contesto di una campagna irregolare con cui il governo cerca di silenziare le voci critiche.

Internet in Venezuela oggi e l’intervento di Elon Musk

Ritornando al rapporto Freedom on the Net, il Venezuela figura tra i Paesi le cui autorità disconnettono deliberatamente risorse web e internet esclusivamente per motivi politici. Questa realtà interessa, complessivamente, il 52% della popolazione mondiale ed è riconducibile a un numero limitato di Stati.

I dati raccolti dall’organizzazione non governativa NetBlocks, che monitora la libertà di internet e le interruzioni della rete, mostrano che negli ultimi giorni a Caracas si è registrato un crollo del traffico internet.

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È importante contestualizzare questo dato. Si deve evidenziare che la capitale venezuelana ha subito blackout elettrici provocati dall’attacco ordinato dal presidente degli Stati Uniti Donald . Per garantire comunicazioni e tutelare la libertà di internet, Elon Musk ha annunciato l’introduzione di Starlink in Venezuela a partire dal 3 febbraio 2026, come già avvenuto in nel 2022, immediatamente dopo l’invasione russa.

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