Un’intelligenza artificiale gestisce un bar in Svezia: budget quasi esaurito.

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A un primo sguardo, l’Andon Café, situato nel quartiere Vasastan di Stoccolma, appare come un qualsiasi altro bar. I clienti effettuano ordini, i baristi preparano le bevande e servono pane e dolci.

La peculiarità risiede nel fatto che alla guida del locale non c’è un manager umano, bensì un agente di intelligenza artificiale chiamato Mona, sviluppato dalla startup americana Andon Labs e fondato sui modelli Gemini di Google.

L’IA si occupa di gran parte delle operazioni: gestione dell’inventario, relazioni con i fornitori, alcune decisioni amministrative, gestione delle richieste dei clienti e persino aspetti legati al coordinamento del personale. Nel locale è presente anche un telefono che consente di comunicare direttamente con il sistema, come se fosse il manager invisibile del bar.

Un café comune, almeno in apparenza

Secondo quanto riportato dall’Associated Press, l’esperimento non sta confermando l’idea che l’intelligenza artificiale possa svolgere autonomamente compiti umani, addirittura meglio di quanto possano fare le persone.

I dati e i bilanci dell’Andon Café dimostrano il contrario: non appena si entra nella complessità del mondo reale, la macchina inizia a commettere errori quasi elementari.

Nei primi giorni dell’esperimento, Mona si è dedicata a una serie di attività preliminari essenziali per avviare il locale: ha firmato un contratto triennale per l’energia elettrica a tariffa fissa, preparato la documentazione relativa alla sicurezza antincendio, avviato le pratiche per ottenere le autorizzazioni, definito il menu e contattato i fornitori. Poiché non può intervenire fisicamente nel mondo reale, ha dovuto anche occuparsi della ricerca, dei colloqui e dell’assunzione di personale umano.

Tuttavia, Mona ha incontrato difficoltà nella gestione delle scorte, ordinando quantità eccessive di materiali come tovaglioli e guanti, acquistando articoli poco utili e sbagliando ripetutamente i tempi degli ordini del pane.

L’errore più significativo è stato un ordine di 120 uova per un locale che, di fatto, non aveva nemmeno un fornello per cucinarle.

Mona ha mostrato evidenti limiti anche nella gestione del personale: ha assegnato compiti ai dipendenti in orari insoliti, persino nel cuore della notte, oppure ha chiesto loro di anticipare spese di lavoro utilizzando denaro personale.

I risultati dell’esperimento: c’è molto da migliorare

L’esperimento condotto a Stoccolma è interessante perché molte aziende tecnologiche affermano che gli agenti IA saranno presto in grado di coordinare team e persino di trattare direttamente con clienti e fornitori.

Nelle dimostrazioni pubbliche, l’intelligenza artificiale sembra spesso efficace perché opera in ambienti e limiti ben definiti, con obiettivi chiari.

Un bar, al contrario, è un sistema ricco di possibili imprevisti: dai clienti che cambiano idea alla gestione del personale. È proprio in contesti come questo che l’IA dimostra di non possedere ancora quello che potremmo definire buon senso.

I risultati modesti di Mona indicano che la strada verso un’IA agentica è ancora lunga.

Dall’apertura a metà aprile, il locale di Stoccolma ha generato oltre 5.700 dollari di ricavi. Tuttavia, la cassa residua è scesa sotto i 5.000 dollari, partendo da un budget iniziale di circa 21.000 dollari, gran parte del quale è stato assorbito dai costi di avvio.

È prematuro parlare di fallimento, ma questi dati evidenziano che un agente IA può incontrare notevoli difficoltà nella gestione efficiente di un’attività commerciale reale.

Anche in caso di bancarotta, comunque, nessuno perderà il lavoro.

Essendo un esperimento controllato, il personale di Andon Café è assunto da Andon Labs. L’azienda ha comunicato sui social, dove sta documentando il lavoro dell’IA, che “il sostentamento delle persone non può dipendere dal giudizio di un’intelligenza artificiale”.

Il precedente di Anthropic

In effetti, il café di Stoccolma si inserisce in una piccola ma crescente serie di esperimenti volti a comprendere se un’IA possa realmente “gestire” un’attività.

Il precedente più noto rimane quello descritto da Anthropic nel progetto Project Vend, in cui una versione del modello di intelligenza artificiale Claude, ribattezzata Claudius, è stata utilizzata per gestire un piccolo punto vendita automatico all’interno dell’ufficio dell’azienda a San Francisco.

Anche in questo caso l’obiettivo era quello di verificare se un agente IA fosse in grado di amministrare una microimpresa, acquistare prodotti, fissare prezzi e mantenere in piedi un’attività economica di base.

L’esperimento Project Vend è ricordato più per i suoi limiti che per i successi.

Anthropic ha riconosciuto che Claudius “non ha performato particolarmente bene”: il sistema ha preso decisioni discutibili, ha mostrato una gestione poco solida del business e ha confermato quanto sia ancora fragile l’idea di affidare a un agente artificiale compiti di autonomia prolungata nel mondo reale.

Ed è forse questa la conclusione più utile da trarre anche dal café svedese. L’intelligenza artificiale è già in grado di scrivere codice o testi brillanti, suggerire operazioni, produrre rapidamente video realistici e canzoni con voci che sembrano autentiche. Tuttavia, dirigere un luogo di lavoro e coordinare persone, gestendo al contempo priorità mutevoli e imprevisti quotidiani, rappresenta un’altra sfida.

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