Val Kilmer “riemerge” sul grande schermo grazie all’intelligenza artificiale.

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Val Kilmer è stato riportato in vita grazie all’intelligenza artificiale generativa. Questo è avvenuto con il consenso della sua famiglia, in particolare della figlia Mercedes, che si occupa della sua eredità e della sua .

Una replica digitale dell’iconico attore americano, deceduto il primo aprile scorso all’età di 65 anni a causa di una polmonite, dopo aver combattuto per anni contro un aggressivo tumore alla gola, avrà un ruolo nel film “As deep as the grave”, scritto e diretto da Coerte Voorhees.

“Era l’interprete che desideravo per questo personaggio – ha dichiarato il regista a Variety – il ruolo era stato concepito attorno a lui. Si ispirava alle sue origini native americane e al suo affetto per il Sud-Ovest degli Stati Uniti. Stavo esaminando una call sheet qualche giorno fa e avevamo tutto pronto per le riprese. Ma stava attraversando un periodo molto difficile dal punto di vista della salute e non ce l’ha fatta”.

Cinque anni prima della sua scomparsa, nel 2020, l’attore che ha interpretato il tenente Tom “Iceman” Kazansky in “Top Gun” era stato scelto per il ruolo di Padre Fintant, un sacerdote cattolico e spiritualista nativo americano in questo stesso film.

Tuttavia, a causa del cancro alla gola e delle tracheotomie che avevano compromesso la sua voce, non era riuscito a calcare il set. Non esiste quindi alcuna ripresa di Kilmer in quel ruolo.

Voorhees non si è però arreso e, in collaborazione con la famiglia, che sosteneva che Kilmer fosse affezionato al progetto, ha ricreato l’attore utilizzando l’intelligenza artificiale.

“Riteneva che fosse una storia significativa a cui voleva associare il suo nome – ha aggiunto l’autore – è stato questo supporto a darmi la sicurezza per dire: ok, facciamolo. Anche se qualcuno potrebbe considerarlo controverso, è ciò che Val desiderava”.

“As deep as the grave, in precedenza intitolato “Canyon of the dead, narra una storia vera riguardante gli archeologi del Sud-Ovest Ann ed Earl Morris e le loro ricerche nel Canyon de Chelly, in Arizona, nel tentativo di ricostruire la storia del popolo Navajo. Il cast include Abigail Lawrie, Tom Felton, Wes Studi e Abigail Breslin.

Come è stato riportato “sul set” Val Kilmer

La versione generata tramite AI di Val Kilmer è stata creata utilizzando un corpus di immagini giovanili dell’attore, in gran parte fornite dalla famiglia, e riprese degli ultimi anni della sua carriera, per garantire un personaggio rappresentato in diverse fasi della vita.

Anche l’audio sfrutta naturalmente la voce di Kilmer. Non solo: “Il personaggio nel film soffre anche di tubercolosi – ha aggiunto il produttore John Voorhees, fratello di Coerte, ricordando come Padre Fintan fosse stato inizialmente escluso e poi reinserito perché fondamentale per la trama – ancora una volta, questo personaggio storico rispecchiava la condizione reale di Val quando era malato di tumore alla gola.

Di conseguenza, per quanto riguarda la voce, è un’opportunità davvero unica: il personaggio riflette la condizione che l’attore stava vivendo, creando una sorta di collegamento”. La tecnologia, oggi più accessibile, ha assistito regista e produttore nel completare un’opera già di per sé lunga e complessa.

Hollywood e le resurrezioni digitali

Non è certamente il primo caso di questo tipo a Hollywood. Anche se, considerando che si tratta di una produzione indipendente, è uno dei più audaci e al contempo economicamente sostenibili, come prima non era possibile fare.

Abbiamo già visto diverse forme di “resurrezione digitale”, ma con logiche tecniche e narrative molto diverse rispetto a quelle utilizzate in “As deep as the grave”.

Il caso più noto rimane quello di Peter Cushing, riportato sullo schermo nel 2016 in “Rogue One: A Star Wars Story: l’attore, scomparso nel 1994, è stato ricreato tramite computer grafica a partire da materiale d’archivio, scansioni facciali e il fondamentale lavoro di un attore in carne e ossa sul set, su cui è stata poi applicata digitalmente la sua immagine nel ruolo del Gran Moff Tarkin. Un processo complesso, basato però su una grande quantità di riferimenti visivi preesistenti.

Un approccio simile è stato adottato anche per Carrie Fisher, sempre nella saga di “Star Wars”, dove scene e sequenze della Principessa Leila Organa sono state realizzate combinando girato inutilizzato, effetti digitali e ricostruzioni facciali.

In questo caso, più che una creazione ex novo, si è trattato in effetti di un montaggio avanzato e creativo di materiali già esistenti. Diverso ancora il caso di Paul Walker in “Fast & Furious 7”: dopo la tragica morte dell’attore durante le riprese, la produzione ha completato il film utilizzando controfigure (tra cui i fratelli) e tecnologie digitali per ricostruirne il volto, integrando performance reali e interventi in CGI. Anche qui, però, la base restava una presenza fisica sul set. Del tutto assente nel caso di Val Kilmer.

Poi negli anni più recenti si sono moltiplicati anche i casi di ringiovanimento digitale, da Robert De Niro in “The Irishman” a Harrison Ford in “Indiana Jones and the Dial of Destiny” che a 81 anni è stato riportato ai 35 per i primi 25 minuti del film: tecniche sofisticate, che avevamo spiegato qui, ma pensate per modificare un attore già presente, non per ricrearlo integralmente.

Il punto in comune di tutte queste esperienze è evidente: si parte sempre da materiale esistente, che sia girato, reference fotografici o performance di altri attori. L’intelligenza artificiale e la CGI intervengono per trasformare, completare o adattare.

Perché il caso di Val Kilmer è diverso

Il caso di Val Kilmer rappresenta quindi uno scarto significativo.

In “As deep as the grave l’attore non ha mai girato le sue scene, nemmeno una porzione: la sua presenza è costruita combinando archivi visivi, contributi della famiglia e modelli generativi. Soprattutto, la voce – elemento centrale della performance – non viene semplicemente recuperata o montata ma completamente ricreata attraverso AI.

Anche se non è chiaro quali modelli abbia utilizzato la coppia di cineasti.

Un passaggio che sposta ulteriormente il confine: da effetti visivi che imitano il passato a tecnologie che consentono di generare nuove performance, anche in assenza dell’attore. Ed è proprio in questo passaggio che si concentra oggi il dibattito più acceso nell’industria.

I dilemmi etici

A leggere in giro, anche i fratelli Voorhees sono consapevoli che la loro scelta possa essere criticata ma sperano che il film possa dimostrare come l’AI possa essere utilizzata in modo etico.

Sottolineano anche che la produzione ha seguito le linee guida del sindacato SAG e ha compensato l’eredità di Kilmer per l’utilizzo della sua immagine. Mercedes Kilmer ha spiegato di sostenere il film, ricordando che suo padre era “un uomo profondamente spirituale” che si riconosceva in una “storia di scoperta e illuminazione” ambientata nel Sud-Ovest americano, dove viveva in New Mexico.

Come se non bastasse, la figlia ha spiegato che l’attore di “Batman Forever” ed “Heat” “ha sempre guardato alle tecnologie emergenti con ottimismo, come strumenti per ampliare le possibilità del racconto. È uno spirito che stiamo onorando in questo film, di cui lui è stato parte integrante”.

In effetti, quando era ancora in vita, aveva già collaborato con una società, la Sonantic, per creare una voce sintetica basata sull’intelligenza artificiale da impiegare tornando nei panni di Iceman in “Top Gun: Maverick” nel 2022.

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