WhatsApp a pagamento per rimuovere la pubblicità: notizia falsa o realtà?
WhatsApp sarebbe al lavoro su un abbonamento volontario per eliminare la pubblicità, seguendo l’esempio di Facebook e Instagram, tutte appartenenti al gruppo Meta guidato da Mark Zuckerberg.
La notizia, ripresa da numerosi media, ha origine da un post di Wabetainfo, un sito creato nel 2017 e dedicato alle innovazioni relative a WhatsApp, secondo il quale nella versione beta 2.26.3.9 dell’app per Android emergerebbero codici che suggeriscono l’arrivo di un abbonamento per rimuovere la pubblicità.
Pur essendo considerato affidabile, il sito Wabetainfo non ha alcuna affiliazione con Meta o WhatsApp e, per chiarezza, non tutte le novità testate nelle versioni beta delle applicazioni vengono poi implementate.
Il blog ufficiale di WhatsApp, al momento della scrittura, è aggiornato all’8 gennaio e non menziona abbonamenti. Questo implica che, al momento, non ci sono conferme, né una data di lancio certa, né dettagli sul costo di questo eventuale abbonamento.
L’abbonamento WhatsApp è probabilmente reale ma non imminente
Secondo quanto riportato da Wabetainfo, l’abbonamento facoltativo consentirebbe di eliminare la pubblicità dalla sezione Aggiornamenti di WhatsApp (quindi dagli stati e dai canali).
Il costo dell’abbonamento, stimato in 4 euro al mese, è per ora solo un’ipotesi, ma risulta plausibile considerando le normative europee sulla protezione della privacy; tuttavia, in questo contesto, è necessario fare chiarezza.
Offrire (e non imporre) un piano a pagamento rappresenta un modo efficace per adeguarsi alle normative europee. Infatti, a giugno 2025, WhatsApp ha annunciato l’intenzione di introdurre pubblicità nella sezione Aggiornamenti dell’app e, per farlo anche in Europa (e nel Regno Unito), deve rispettare le leggi vigenti.
In particolare, a livello europeo si applicano il Regolamento generale sulla Protezione dei dati (GDPR) e il Digital Markets Act (DMA).
Il GDPR stabilisce che le aziende possono raccogliere e utilizzare i dati degli utenti solo se questi lo autorizzano liberamente.
Il DMA va oltre e richiede che le aziende, in questo caso WhatsApp e quindi Meta, devono fornire agli utenti la possibilità di utilizzare i servizi offerti senza essere profilati.
WhatsApp (Meta) si trova quindi in una posizione in cui non può costringere gli utenti ad accettare la profilazione (GDPR) e deve fornire un’alternativa reale per evitarla (DMA). È importante sottolineare che il modello di business di Meta si basa sulla pubblicità mirata.
<psottoscrivere un abbonamento a costo accessibile e ragionevole sembra quindi una soluzione che, sulla base dei precedenti, appare incompleta.
Infatti, secondo il DMA, Meta dovrebbe presentare tre opzioni: un servizio con pubblicità basata sulla profilazione, un servizio con pubblicità senza profilazione e un servizio a pagamento privo di pubblicità.
Quando, nel 2023, Meta ha introdotto il modello “pay or consent” per Facebook e Instagram – ovvero la possibilità di sottoscrivere un abbonamento per evitare la pubblicità – la Commissione europea ha esaminato la situazione e, nel 2025, ha deciso di multare Meta per 200 milioni di euro proprio perché non è stata prevista un’opzione gratuita senza profilazione.
Ritornando a WhatsApp, le opzioni attualmente in discussione sembrerebbero essere solo due: o l’abbonamento per evitare la pubblicità o la profilazione. Non ci sarebbe, anche in questo caso, un’opzione per utilizzare l’app gratuitamente senza essere profilati.
Si può giustamente obiettare che WhatsApp ha un potere limitato di profilazione degli utenti, poiché le conversazioni sono crittografate e quindi non accessibili.
Tuttavia, l’app è in grado di segmentare gli utenti in base ai rispettivi profili e comportamenti. WhatsApp conosce le caratteristiche di ogni profilo (ad esempio, lingua e area geografica) e sa come gli utenti interagiscono con i canali che seguono. Inoltre, chi ha collegato il proprio profilo ad altri account Meta fornisce a WhatsApp ulteriori informazioni.
Questa ultima opzione può essere disattivata nel menu Impostazioni dell’app, selezionando la voce Centro gestione account e, se necessario, scollegando gli account Facebook e Instagram eventualmente associati.
Quindi, anche se meno invasiva rispetto a quella presente su Facebook e Instagram, anche WhatsApp effettua una certa profilazione degli utenti.
Il rischio truffe
Tra catene di Sant’Antonio e raggiri, è importante prepararsi a un aumento di messaggi fraudolenti.
Evitare di cliccare su link che promettono di mantenere WhatsApp gratuito per sempre, evitare di scaricare applicazioni WhatsApp non ufficiali e non cadere nella trappola di messaggi che avvertono (in via ipotetica) che, a partire da una certa data, ogni comunicazione inviata tramite WhatsApp avrà un costo.
La creatività dei truffatori è vivace e i raggiri, anche su WhatsApp, sono frequenti.
WhatsApp informerà ufficialmente gli utenti quando (e se) l’abbonamento diventerà effettivo, comunicando costi e modalità per iscriversi.
Fino a quel momento, qualsiasi altra comunicazione deve essere considerata inaffidabile fino a prova contraria.
I commenti sono chiusi.