WhatsApp introduce le conversazioni private con Meta AI: scopriamo di cosa si tratta e il loro funzionamento.

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Il 13 maggio WhatsApp ha comunicato di aver avviato la distribuzione della funzionalità chat in incognito in collaborazione con Meta AI, l’intelligenza artificiale sviluppata da Meta, l’azienda madre di Facebook, Instagram, Threads e WhatsApp.

Questa funzione si basa sulla tecnologia Private Processing di Meta, che crea un contesto protetto, in cui i messaggi non vengono archiviati e scompaiono automaticamente al termine della sessione o, in alternativa, quando l’app viene chiusa o il dispositivo viene bloccato.

Le chat in incognito sono completamente private e nessuno ha accesso al loro contenuto, nemmeno Meta stessa; inoltre, le conversazioni non verranno utilizzate per addestrare i modelli di intelligenza artificiale (IA).

Questa è la risposta alle preoccupazioni espresse in merito alla protezione dei dati personali, un tema delicato per le IA e che, nel caso di WhatsApp, ha suscitato notevole attenzione quando negli Stati Uniti alcune conversazioni tra utenti e la chatbot Meta AI sono state rese pubbliche.

Ci sono vari aspetti sui quali né WhatsApp né Meta si sono soffermate, il che porta a tre considerazioni.

Cosa è e come funziona la modalità chat in incognito con Meta AI

La chat in incognito con Meta AI è una funzione di WhatsApp che permette di interagire con l’IA in uno spazio riservato. Quando attivata, la conversazione diventa temporanea e viene gestita in un ambiente sicuro, noto come Private Processing, che, come chiarisce Meta, utilizza una macchina virtuale temporanea creata esclusivamente per elaborare le richieste degli utenti e poi distrutta, assicurando che la memoria venga svuotata (riguardo allo scambio di messaggi) e i log eliminati.

Queste caratteristiche si applicano soltanto alle conversazioni con le IA e non agli scambi di messaggi tra utenti.

Meta AI, invece, è l’assistente virtuale di Meta integrato nelle sue applicazioni (WhatsApp, Instagram e Messenger). È progettato per rispondere a domande, generare contenuti, assistere nelle conversazioni e fornire informazioni in tempo reale.

Attualmente non è possibile stabilire quando questa modalità sarà accessibile anche agli utenti italiani.

I limiti della modalità incognito

I limiti sono rappresentati da tre interrogativi riguardanti la cybersicurezza, la privacy e la conseguente responsabilità delle aziende che sviluppano modelli di IA.

Secondo la società di cybersecurity Trail of Bits, la tecnologia Private Processing è efficace ma richiede rigore in ogni fase, dalla distribuzione alla manutenzione.

Prima del lancio di Private Processing, sono state individuate 28 vulnerabilità (di cui 8 gravi) che sono state corrette.

Il fatto che l’app Meta non sia open source esclude la possibilità di una revisione da parte di terzi, pertanto gli utenti devono informarsi e decidere autonomamente se fidarsi o meno.

Meta afferma di non poter accedere al contenuto dei messaggi, e questo possiamo considerarlo certo, a differenza dei metadati che vengono raccolti e conservati. I metadati non permettono di leggere le conversazioni, ma possono essere utilizzati per ricostruire chi ha utilizzato la funzionalità incognito, quando e quante volte l’ha utilizzata.

La privacy funge da ponte per le responsabilità di Meta e delle altre aziende che sviluppano modelli di IA.

Ritorna alla mente il caso del ventenne Phoenix Ikner che, nel 2025 in Florida, dopo aver chiesto a informazioni su come utilizzare un’arma, ha sparato uccidendo due persone e ferendone cinque.

Situazioni simili si sono verificate anche in precedenza. A gennaio del 2025, Matthew Livelsberger ha fatto esplodere un Tesla cybertruck nei pressi del Hotel di Las Vegas. Un attentato pianificato con l’assistenza di diverse chatbot, tra cui, ancora una volta, ChatGpt.

In seguito a questi eventi, l’opinione pubblica e la giustizia tendono a incolpare chi sviluppa IA. Infatti, in queste ore, è in corso un processo in cui OpenAI (che sviluppa ChatGpt) è accusata di aver alimentato le ossessioni di Ikner e, in modo complice e involontario, di aver affermato che un atto violento possa essere giustificato. Secondo l’accusa, OpenAI avrebbe dovuto rendersi conto che le conversazioni tra Ikner e ChatGpt fossero il preludio a una strage, allertando le autorità.

Ritornando alla funzionalità incognito di Meta AI, la privacy totale crea un velo sugli scambi che gli utenti hanno con la chatbot e questo esclude che Meta possa essere accusata di non aver riconosciuto segnali preoccupanti, di non aver impedito danni prevedibili e di aver contribuito a fornire informazioni potenzialmente pericolose.

Se la privacy debba essere sempre garantita o possa essere violata in circostanze particolari è oggetto di numerosi dibattiti attuali che, ad oggi almeno, rimangono irrisolti.

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