Wikipedia compie 25 anni: l’enciclopedia che ha insegnato al web a fidarsi (di nuovo) delle persone

Wikipedia compie 25 anni: l’enciclopedia che ha insegnato al web a fidarsi (di nuovo) delle persone 1

Jimmy Wales, cofondatore di Wikipedia, in una foto del 2006. 

Il 15 gennaio del 2001, quando Wikipedia viene lanciata, il panorama di Internet è notevolmente differente rispetto a quello attuale. Google è emerso solo pochi anni prima, Facebook e Twitter non erano ancora stati creati, YouTube nemmeno, Apple stava uscendo da un lungo periodo di crisi, e l’iPod sarebbe stato lanciato più tardi nello stesso anno. Il web è composto da portali come Yahoo!, da comunità su Usenet, da forum, dai primissimi blog, almeno in Italia, e da home page personali su GeoCities o Excite, con servizi innovativi come Napster che mettono in difficoltà interi settori industriali. Le enciclopedie digitali già esistono, ma sono per lo più versioni chiuse e a pagamento delle loro controparti cartacee: Encarta di Microsoft è la più nota, la ricordiamo tutti, mentre Britannica sta tentando una difficile transizione verso il digitale (ma oggi sembra rinata). In questo scenario, l’idea di un’enciclopedia scritta da chiunque e modificabile da chiunque appare a molti come un’assurdità destinata al fallimento.

E invece.

Il 15 gennaio 2026 Wikipedia festeggia 25 anni.

La rottura con il modello enciclopedico tradizionale

Wikipedia compie 25 anni: l'enciclopedia che ha insegnato al web a fidarsi (di nuovo) delle persone1

Il primo monumento al mondo dedicato a Wikipedia. Opera dello scultore armeno Mihran Hakobyan, si trova a Slubice, in Polonia. 

Wikipedia non è stata creata per sostituire le enciclopedie, ma per complementare Nupedia, un progetto più tradizionale, lento e rigidamente controllato. È proprio il suo carattere aperto, quasi anarchico, a determinarne il successo. In pochi anni, Wikipedia ha spazzato via un intero settore editoriale, sia cartaceo che digitale. Non perché sia perfetta, naturalmente, ma perché è viva, aggiornata e scalabile. Un modello che accetta l’errore come fase transitoria, fidandosi nella correzione collettiva – per l’edizione italiana, i volontari sono poco meno di 40mila, a livello globale 250mila attivi e 500mila con almeno un intervento mensile.

L’ultimo vero esempio di partecipazione del web 1.0, prima dell’illusoria ascesa dei social network.

Jimmy Wales e la fiducia nel processo

Al centro di questa visione c’è Jimmy Wales, co-fondatore cresciuto a pane, Montessori ed Enciclopedia Britannica (oltre a studi in economia) e volto pubblico del progetto. In più occasioni, Wales ha sottolineato che il vero valore di Wikipedia non è e non può essere l’assenza di errori ma la straordinaria capacità del sistema di identificarli e correggerli. Una metafora della nostra vita, a pensarci bene. In una recente intervista a The Verge, ha dichiarato che “non bisogna fidarsi delle singole persone, ma del processo”, evidenziando come il meccanismo di revisione aperta, discussione pubblica e consenso sia più robusto di molte forme di controllo centralizzato. Una posizione che nel corso degli anni è stata frequentemente criticata, ma che ha dimostrato di resistere a ondate di vandalismo, manipolazioni e campagne coordinate. E continua a resistere alle più recenti macchinazioni basate sull’AI.

Numeri che raccontano una scala senza precedenti

Attualmente, Wikipedia è disponibile in circa 340 lingue. L’edizione in inglese supera i 7 milioni di voci, per un totale di 64,8 milioni di pagine, mentre quella italiana, lanciata nel maggio 2001, conta oltre 1,9 milioni di lemmi, rendendola una delle versioni linguistiche più ampie al mondo. Ogni mese, l’enciclopedia è consultata da centinaia di milioni di persone, mentre quella in italiano ha registrato 7 miliardi di consultazioni solo nell’anno appena concluso e quasi 3 milioni di utenti registrati. Tra le curiosità storiche, è interessante notare che la voce più longeva è proprio “Wikipedia”, creata nei primissimi giorni del progetto e continuamente aggiornata da allora, una sorta di autobiografia collettiva in tempo reale.

“Un quarto di secolo è un periodo enorme, specialmente ora che le ‘modifiche epocali’ si verificano praticamente ogni anno. Quando Wikipedia è stata messa online per la prima volta, le sue ambizioni erano immense, ma non so quanti avrebbero scommesso su un suo successo così grande e, soprattutto, duraturo, mantenendo sempre fedele alla sua filosofia di base: fornire un accesso libero alla conoscenza – spiega Maurizio Codogno, portavoce di Wikimedia Italia e “wikipediano” della prima ora, fin dal 2004, a Italian Tech -. Siamo passati dagli studenti (e dai giornalisti…) che copiavano le informazioni trovate, agli LLM per cui il testo di Wikipedia è una parte fondamentale del loro addestramento. Ma questo non significa che ci si possa adagiare sugli allori.”

Le critiche storiche: neutralità, rappresentanza, potere

Fin dall’inizio, Wikipedia ha affrontato critiche profonde, ripetute e cicliche. La neutralità di punto di vista, uno dei suoi pilastri, è stata accusata di favorire visioni predominanti e fonti occidentali. Potrebbe far sorridere, pensando ai clamorosi bias dei chatbot odierni, d’altra parte ogni epoca ha le sue narrazioni. La sottorappresentazione di molte aree del mondo, di culture non anglofone e di temi legati al Sud globale rimane tuttavia una ferita aperta e un’osservazione più che giustificata. A questo si aggiunge il cosiddetto gender divide: la maggior parte dei contributori è storicamente maschile, con effetti visibili anche sulla copertura di biografie femminili, temi di genere e altri argomenti e sensibilità. Problemi riconosciuti apertamente dalla Wikimedia Foundation e affrontati con programmi specifici ma tutt’altro che risolti.

“Quali sono i pericoli immediati che Wikipedia si trova ad affrontare? Ne vedo alcuni – prosegue Codogno – innanzitutto è già da anni che l’enciclopedia è diventata un luogo dove cercare di farsi pubblicità, anche se la rilevanza di sé o della propria azienda è inesistente. Non parliamo poi delle battaglie ideologiche su molte voci ‘calde’: ci sono sempre state, ma è sempre più difficile riuscire a convergere su una versione il più possibile neutrale. L’uso pervasivo dell’intelligenza artificiale è un’altra preoccupazione: non c’è nulla di male a chiedere a un chatbot di riformulare il proprio pensiero in una forma migliore, ma notiamo sempre più frequentemente materiale generato da un’IA con affermazioni false. La verificabilità dell’enciclopedia è un pilastro irrinunciabile, e lasciare che quei testi rimangano lo distruggerebbe. Tuttavia, ciò che rappresenta il vero pericolo è la mancanza di nuove leve tra gli editor di Wikipedia. Un tempo molti iniziavano scrivendo voci mancanti e poi si appassionavano al mantenimento della qualità dell’enciclopedia: un lavoro spesso ingrato ma necessario. Ora che è difficile trovare qualcosa di rilevante che non sia già presente, l’utenza affezionata rimane più o meno costante ma invecchia inesorabilmente. Ma senza un controllo costante da parte della comunità, la qualità di Wikipedia rischia di crollare in molti ambiti.”

Dalle voci fasulle all’era dell’intelligenza artificiale

Per anni, poi – di nuovo viene da pensare, immersi come siamo nell’era delle “verità alternative” e dell’AI generativa che produce testi e contenuti plausibili ma potenzialmente infondati, su scala industriale – la grande paura è stata quella delle voci false, delle biografie inventate, delle manipolazioni sottili. Wikipedia si trova oggi, al suo 25esimo compleanno, in una posizione in effetti ambivalente: da un lato è una delle principali fonti di addestramento e consultazione per i modelli di intelligenza artificiale, non dimentichiamolo; dall’altro, difende con forza il valore del contributo umano, verificabile, trasparente e, in fondo, sempre correggibile. Jimmy Wales ha più volte avvertito contro l’uso acritico dell’AI, ribadendo che senza responsabilità editoriale “la conoscenza rischia di diventare solo rumore ben scritto.”

Un modello che molti hanno provato a copiare

Nel corso degli anni, molte piattaforme hanno cercato di replicare il modello di controllo condiviso di Wikipedia: sistemi di moderazione partecipata sperimentati su Twitter e poi X, fact-checking distribuito, comunità auto-organizzate. Nessuna, però, è riuscita a raggiungere la stessa pervasività e precisione. In parte perché Wikipedia è rimasta relativamente estranea alle logiche pubblicitarie – non ha mai avuto pubblicità: Wikipedia non deve vendere nulla a nessuno, la Fondazione si regge su volontariato e donazioni evitando l’influenza commerciale e proteggendo la privacy – e di engagement, in parte perché ha mantenuto una governance complessa, spesso lenta, ma in definitiva orientata alla qualità (o almeno a contenere i danni) più che alla velocità.

La celebrazione dei 25 anni di Wikipedia in Italia si terrà domenica 18 gennaio a Torino, al Nazionale del Risorgimento Italiano. L’evento unirà il compleanno dell’enciclopedia libera a un momento particolarmente significativo per il movimento Wikimedia in Italia: la premiazione del concorso Wiki Loves Monuments Italia 2025, affiancata dalla premiazione del concorso fotografico locale Wiki Loves Monuments Piemonte 2025.

Una reliquia viva del web originario

A 25 anni dalla nascita, Wikipedia è insomma molte cose insieme: un’istituzione culturale, un’infrastruttura invisibile del web vecchio e nuovo, un formidabile esperimento sociale ancora in corso. È anche una delle ultime grandi testimonianze di un’epoca in cui Internet veniva immaginato come spazio di cooperazione più che di estrazione di valore. Un modello certamente imperfetto, rischioso, continuamente sotto pressione, ma che ha dimostrato una resilienza straordinaria. In un ecosistema digitale dominato da piattaforme opache e automatizzate, sovrastate dalla disinformazione, dai tool AI utilizzati male e in modo spesso criminoso (basti pensare ai recenti deepfake su Grok), Wikipedia rimane un promemoria radicale, un po’ nostalgico ma che ancora lotta insieme a noi: la conoscenza condivisa può funzionare, se si accetta la complessità di governarla insieme.

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