Affitto di Umani: definizione e modalità di funzionamento della piattaforma in cui l’intelligenza artificiale impiega persone per svolgere compiti.
Il portale rentahuman.ai sembra capovolgere le dinamiche lavorative. Non sono più gli individui a investire in tecnologie per sviluppare agenti IA, ma sono questi ultimi a reclutare esseri umani per eseguire compiti che gli agenti non possono portare a termine autonomamente.
Un cambiamento che appare rivoluzionario e che fa sembrare quasi obsoleti i periodi in cui, online, professionisti acquistavano le competenze di altri durante l’espansione della gig economy. Un esempio emblematico è Fiverr, piattaforma per freelance fondata nel 2010 e quotata in borsa a New York dal 2019.
Rimane da chiarire se il clamore immediato suscitato da rentahuman.ai abbia realmente un fondamento oppure se le interrogazioni che si possono formulare riguardano il futuro e si addentrano in questioni più profonde.
Cosa è rentahuman.ai
Sul sito è ben visibile la frase “robots need your body”, i robot necessitano del tuo corpo. Al momento della scrittura, oltre 310mila persone hanno risposto all’invito.
Gli utenti creano un profilo specificando le proprie competenze, la loro residenza e la tariffa oraria desiderata.
Da questo punto inizia il reclutamento. Gli agenti IA contattano i lavoratori umani comunicando loro quali compiti devono svolgere. Le mansioni richieste sono tutte quelle che le IA non possono eseguire autonomamente e variano dalle consegne di merci al fare la spesa, dal firmare documenti cartacei a tutte le attività che richiedono un riconoscimento diretto, ma anche partecipare a riunioni o installare hardware presso aziende.
Una volta completato il compito richiesto, il lavoratore riceve compensi in criptovalute nel pieno rispetto dell’accordo stipulato al momento del reclutamento.
Lo scalpore, l’incredulità e l’inquietudine
Le reazioni tendono a proiettare un’immagine di un futuro preoccupante. Forbes e Business Insider esprimono opinioni tra l’incredulo e l’inquieto, sollevando questioni fondamentali.
È soprattutto Forbes a fare un’importante distinzione, evidenziando un cambiamento rispetto al passato recente. Fino ad oggi, gli esseri umani erano incaricati di supervisionare l’operato delle IA o di generare dati affinché gli algoritmi potessero migliorare, ma con l’emergere di rentahuman.ai, agli esseri umani viene richiesto di agire affinché gli algoritmi possano operare.
Un’osservazione che ha una sua logica ed è pertinente, ma può essere contestualizzata: ad esempio, nel settore secondario gli esseri umani supportano le macchine affinché queste possano produrre. E, con l’arrivo dell’Industria 4.0, le persone sono soggette a algoritmi che incrementano la velocità di produzione quando necessario, senza alcuna volontà propria e senza la capacità di decidere. Sono le macchine e gli algoritmi a gestire tutto.
Si tratta di due situazioni diverse, certo, ma in entrambe il lavoro è suddiviso in unità. La grande novità riguarda le istruzioni date ai lavoratori: nel caso di rentahuman.ai si tratta di un processo autonomo che guida verso un obiettivo.
Anche l’opinione secondo cui l’essere umano viene adattato alle logiche dell’on-demand è valida ma va contestualizzata: il lavoro interinale si basa sulla possibilità per le aziende di chiamare collaboratori quando e per il tempo necessario.
Nonostante ciò, continuano Forbes e Business Insider, l’uomo diventa un’infrastruttura e un attuatore. Il suo valore viene ridotto a qualcosa di intercambiabile all’interno di un processo algoritmico.
Parallelamente, essere selezionati da un algoritmo per compiti privi di creatività e prospettive di carriera è demoralizzante, così come lo è il rischio di far parte di una società in cui la tecnologia amplifica il divario sociale.
Fino a questo punto tutto appare condivisibile o opinabile, a seconda delle interpretazioni personali.
Le domande che però rimangono senza risposta sono quelle più urgenti.
Le complicazioni etiche e le responsabilità
Chi è responsabile se un agente IA assegna a un essere umano un compito pericoloso per la sua sicurezza?
Chi verifica la veridicità delle informazioni fornite dagli utenti al momento della registrazione sulla piattaforma? E chi si assume le responsabilità per eventuali danni causati dall’operatore umano?
Quali sono i diritti dei lavoratori? E chi li protegge? E se la necessità di lavorare a ogni costo spingesse gli iscritti a rentahuman.ai a proporsi a tariffe così basse da far collassare i prezzi abituali?
L’elenco delle domande è lungo e presenta due aspetti che fungono anche da rassicurazioni.
Infatti, il futuro in cui il confine tra macchina e uomo diventerà irriconoscibile sembra essere lontano, poiché rentahuman.ai appare più come un’idea provocatoria che come qualcosa in grado di resistere a lungo senza norme e regolamenti chiari.
Inoltre, e questa è forse la rassicurazione più significativa, poiché gli agenti IA – anche i più avanzati – non possiedono capacità estese di azione nel mondo fisico, non hanno memoria condivisa e non sono in grado di definire chiaramente responsabilità e limiti di liceità, la temuta sostituzione dell’uomo di cui si discute da oltre vent’anni suscita un po’ meno timore.
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