Asus ProArt Display PA27JCV: un monitor 5K perfetto per i portatili Apple (e non solo)
L’Asus PA27JCV si trova online a partire da poco più di 600 euro
Non ci sono indizi che suggeriscano una qualche forma di collaborazione tra Apple ed Asus. Piuttosto, tra i due brand si potrebbe ipotizzare una rivalità, ma affinché ciò sia valido, è necessario che il pubblico di entrambi i marchi sia simile, o che i loro prodotti siano, in qualche modo, comparabili: tuttavia, sebbene ci siano chiaramente delle aree in cui Apple e Asus competono, in generale si può affermare che si tratta di due universi piuttosto distinti. Tuttavia, uno dei migliori monitor attualmente disponibili per Mac è precisamente prodotto da Asus: si tratta del ProArt Display 5K PA27JCV, oggetto della nostra valutazione.
Presentato poco più di un anno fa, è un monitor professionale da 27 pollici ad alta densità di pixel, progettato per la creatività e la produttività. La serie ProArt si concentra su calibrazione, preset colore curati, un’ampia e versatile dotazione di connessioni e una leggibilità eccellente, grazie alla superficie LuxPixel con rivestimento AGLR (Anti Glare Low Reflection), che minimizza i riflessi e conferisce allo schermo un aspetto opaco.
Il monitor Asus è tutto in plastica e piuttosto leggero, però sembra robusto
Com’è fatto
Con queste premesse, anche l’estetica passa in secondo piano: il monitor Asus non è brutto, non è ingombrante, ma è decisamente più uno strumento professionale che un oggetto da esporre in salotto. Ha linee sobrie, prive di elementi appariscenti, con cornici contenute e un design che privilegia la funzionalità. È interamente realizzato in plastica e risulta piuttosto leggero, ma trasmette una sensazione di piacevole robustezza. Il supporto è progettato per garantire ergonomia: offre ampia regolazione in altezza, inclinazione, rotazione laterale e pivot, consentendo di allineare il pannello all’altezza degli occhi e di mantenere una postura corretta. Anche la gestione dei cavi e la disposizione delle porte facilmente accessibili contribuiscono a mantenere un’area di lavoro ordinata, specialmente quando si collegano laptop e periferiche tramite USB-C e hub.
La risoluzione 5K offre il 77% di spazio utile in più rispetto al 4K
5K
Lo standard attuale per i monitor è 4K (3840 × 2160 pixel), ma da tempo si sta ampliando l’offerta di dispositivi con risoluzione 5K (5120 × 2880 pixel). Su un display da 27 pollici, la densità arriva a circa 218 PPI (pixel per pollice), che rappresenta il punto in cui il testo comincia a somigliare veramente a una stampa, in particolare per caratteri piccoli, interlinea ravvicinata e interfacce con linee sottili. Ed è qui che inizia a avere senso il collegamento con Apple, che da anni utilizza il termine “retina display” per i suoi schermi: display con una densità di pixel così elevata che, a una distanza di visione standard, l’occhio umano non riesce a distinguere i singoli pixel. Non esiste una soglia unica valida per ogni prodotto, poiché dipende dalla combinazione tra dimensione del pannello e distanza tipica di utilizzo, ma indicativamente la densità di pixel per pollice per un display Retina è intorno ai 220-230 PPI per computer e monitor. Questo, rispetto a un monitor 4K, si traduce in diversi vantaggi: maggiore spazio di lavoro effettivo, maggiore definizione a parità di dimensione apparente, assenza di antialiasing sui testi. Nella vita quotidiana significa pannelli e timeline più pratici, maggiore contenuto visibile affiancato e meno necessità di zoomare continuamente per controllare i dettagli su tipografia, maschere, bordi e griglie.
Chi si occupa di grafica e fotografia tende solitamente a utilizzare monitor di dimensioni maggiori: qui Asus offre il più recente ProArt 6K PA32QCV a 32 pollici con risoluzione 6K e densità di 216 ppi. Tuttavia, con un ingombro più contenuto, la risoluzione 5K su 27 pollici consente comunque una valutazione più affidabile di definizione, microcontrasto e artefatti di compressione, poiché i dettagli fini sono mostrati con meno interferenze del reticolo dei pixel. Un file A4 a 300 dpi può essere visualizzato in grandezza reale, lasciando spazio per strumenti e pannelli laterali senza dover ridurre l’interfaccia. Con fotografie ad alta risoluzione, come ad esempio 24 MP (tipiche 6000 × 4000), il monitor Asus permette di vedere gran parte dell’immagine quasi a dimensione piena, con controlli più rapidi su messa a fuoco e texture. Per il sistema operativo, un 5K a 218 PPI consente di mantenere elementi dell’interfaccia grandi quanto necessario, ma progettati con molti più pixel, ottenendo bordi più netti e riducendo l’affaticamento visivo durante lunghe sessioni. Inoltre, a parità di diagonale, la maggiore densità minimizza effetti come fringing (quell’alone colorato che può apparire sui bordi ad alto contrasto) e irregolarità sui contorni, migliorando la coerenza tra ciò che si visualizza a schermo e ciò che viene esportato o stampato.
Per muoversi nel menù delle impostazioni c’è un pulsante-joystick
Niente riflessi
Il rivestimento LuxPixel AGLR è concepito per minimizzare riflessi e abbagliamento. Affermare che fornisce una visualizzazione simile alla carta, come sostiene Asus, è un po’ esagerato, ma il risultato è effettivamente gradevole e non affatica gli occhi. La finitura antiriflesso risulta particolarmente utile in ambienti non specificamente progettati per il lavoro: è facile che in casa ci sia una finestra o una fonte di luce che possa risultare fastidiosa, ma con la tecnologia LuxPixel AGLR questo diventa un problema risolvibile. Come spesso accade con i display opachi, il compromesso potrebbe essere una microtexture percepibile su superfici molto chiare, con una sensazione di minore nitidezza rispetto a schermi lucidi.
La luminosità in SDR è tipicamente di 400 nits, con un picco HDR dichiarato di 500 nits. La resa complessiva rimane più che adeguata per foto e video in SDR, tuttavia il ProArt PA27JCV non è consigliato come monitor di riferimento per il mastering HDR, dove sarebbe necessario un controllo molto più preciso del local dimming e neri più profondi.
Le specifiche indicano valori molto ambiziosi per il contrasto massimo, ma nella pratica il comportamento rimane quello tipico di un display IPS orientato al lavoro: buona leggibilità dei dettagli, anche se i neri non raggiungono la profondità di un OLED. Il monitor è dotato della tecnologia Light Sync: un sensore di luce ambientale regola automaticamente luminosità e temperatura del colore in base alle variazioni dell’illuminazione circostante, mentre un altro sensore misura la luminosità della retroilluminazione per compensare le deviazioni all’avvio, eliminando i tempi di riscaldamento e garantendo prestazioni cromatiche accurate e costanti.
Per quanto riguarda il colore, le specifiche riportano una copertura del 100% sRGB, 99% DCI P3 e 95% Adobe RGB, con calibrazione di fabbrica e accuratezza Delta E inferiore a 2, oltre a certificazioni come Calman Verified. Nell’uso reale, questo si traduce in colori neutri, forse un po’ meno entusiasmanti rispetto ad altri concorrenti, ma che sicuramente affaticano meno la vista nel lungo termine.
La frequenza massima di refresh è di 60 Hz: Asus produce ottimi pc e monitor specificamente progettati per il gaming (la serie ROG), ma non è questa la vocazione del ProArt PA27JCV. La risposta dei pixel è adeguata per interfacce, montaggio e uso generale, meno adatta a contenuti molto rapidi, dove scie e blur possono diventare più evidenti.
Connettività
Sul ProArt PA27JCV sono disponibili DisplayPort 1.4, HDMI 2.1, USB C con modalità DisplayPort Alt e un hub USB con porte aggiuntive. La funzione KVM integrata consente l’utilizzo di una sola tastiera e un solo mouse su due sistemi collegati, con passaggio gestito dal monitor.
Tra le due porte USB-C, una supporta Power Delivery, fino a 96 watt, e la modalità DisplayPort, mentre la seconda è dedicata solo alla trasmissione dati. Tutte le USB sono USB 3.2 Gen 1. Oltre alle due USB-C e due tipo A sul retro, sotto la cornice inferiore a sinistra, sono presenti altre due porte (tipo C e tipo A) per collegamenti rapidi di ulteriori periferiche.
Coerentemente con il tipo di utilizzo previsto, l’audio non è particolarmente entusiasmante: per ascoltare decentemente la musica saranno necessari degli altoparlanti esterni. Inoltre, in un’epoca caratterizzata da call quotidiane e meeting online, è curioso che il monitor Asus non disponga anche di una fotocamera.
Oltre a quelle sul retro, ci sono altre due porte USB (tipo A e C) sotto la cornice inferiore, a sinistra
Compatibilità con Mac
La compatibilità con macOS è buona sia per quanto riguarda la connessione che le funzioni di base. Un monitor da 27 pollici 5K a 218 ppi è ideale per la modalità a 2x di macOS, dove l’interfaccia viene rappresentata con una dimensione apparente simile a 2560 × 1440, ma con una definizione decisamente superiore poiché ogni punto logico viene disegnato utilizzando quattro pixel fisici. In questa configurazione, testo e grafiche di sistema appaiono naturali e molto nitidi, dando l’impressione tipica dei display ad alta densità. Quando invece si imposta la risoluzione 5K pura, senza scaling, l’interfaccia può risultare troppo piccola.
Dal punto di vista pratico, l’uso con MacBook tramite USB-C è particolarmente elegante, poiché un singolo cavo può trasmettere video, dati e alimentazione al portatile, semplificando l’assetto sulla scrivania, con il vantaggio di poter utilizzare un solo monitor se sono presenti due computer (anche Mac e PC contemporaneamente).
Un monitor 27 pollici 5K a 218 ppi è ideale per la modalità a 2x di macOS: testo e UI sono naturali e molto nitidi, senza antialias o artefatti
Ci piace
- Risoluzione eccellente e buona riduzione dei riflessi
- La regolazione in altezza, inclinazione e rotazione consente di trovare sempre la posizione ideale
- Prezzo ragionevole
Non ci piace:
- Audio di bassa qualità
- Regolazione del colore manuale non particolarmente semplice
- Manca la videocamera
In fine
L’Asus PA27JCV è un monitor concepito per diventare uno strumento di lavoro quotidiano: 5K ad alta densità, finitura antiriflesso, preset colore e calibrazione orientati alla coerenza, connettività completa e KVM utile in postazioni ibride. I principali limiti rimangono coerenti con la categoria: refresh a 60 Hz, HDR non adatto per una valutazione critica, una resa dei neri che non può competere con l’Oled. Tuttavia, in ambito Mac la compatibilità si rivela molto buona. Il prezzo è di 799 euro di listino, ma online si trova a partire da poco più di 600 euro.