AWS apre in Germania il cloud per la sovranità digitale europea
(reuters)
Il tema della sovranità digitale in Europa ha un nuovo attore. Amazon Web Services ha lanciato la sua European Sovereign Cloud, una regione AWS (ovvero un centro di elaborazione che gestisce una parte del cloud dell’azienda di Seattle) sviluppata appositamente per soddisfare le esigenze di chi desidera mantenere dati e operazioni all’interno dei confini dell’Unione europea. Questa nuova infrastruttura è situata in Brandeburgo, Germania, e rappresenta “una grande scommessa“, come ha dichiarato durante l’inaugurazione avvenuta nei giorni scorsi il CEO di Amazon AWS, Matt Garman: “È il primo passo di una strategia mirata a rispondere alla crescente richiesta di autonomia digitale da parte di governi e aziende europee“.
Garman ha sottolineato che questa nuova infrastruttura è separata e indipendente dal resto della rete cloud di Amazon sia a livello operativo sia societario: è gestita da una società creata ad hoc per distaccarla il più possibile da potenziali interferenze statali esterne all’Europa.
Questa notizia giunge in un periodo significativo. Da un lato, le normative europee sulla protezione dei dati stanno intensificando la pressione sui fornitori di cloud statunitensi. Dall’altro, la dipendenza tecnologica da Washington è diventata un argomento politico caldo, influenzato dalle tensioni geopolitiche e dalla crescente attenzione verso la sicurezza nazionale. AWS risponde con una soluzione che promette di mantenere fisicamente e operativamente questa nuova regione separata dalle altre strutture del gruppo Amazon.
La European Sovereign Cloud opera come un ambiente isolato. I dati non lasciano i data center tedeschi, il personale che gestisce l’infrastruttura risiede in Europa (presto sarà anche di nazionalità europea), e tutta l’operatività è supervisionata da entità legali costituite nel Vecchio continente. Nessun accesso remoto da oltre oceano, nessuna dipendenza da sistemi di supporto esterni all’Unione. Almeno, in teoria.
Il costo dell’indipendenza digitale
Tuttavia, questa separazione ha un prezzo. Le aziende e le amministrazioni pubbliche che decideranno di migrare sulla European Sovereign Cloud dovranno affrontare un sovrapprezzo di circa il 15% rispetto alle normali regioni AWS. Amazon non ha fornito cifre esatte nei dettagli (la struttura dei prezzi dei servizi cloud è piuttosto complessa), ma secondo l’azienda di Seattle si tratta di un costo giustificato dalla necessità di mantenere infrastrutture duplicate e personale dedicato esclusivamente a questa operazione.
La domanda rimane: chi sarà disposto a pagare questo extra? I ministeri e le agenzie governative (difesa, sanità, fisco, enti federali) potrebbero accettare di sostenere il costo per garantire il controllo totale sui propri dati, così come le aziende che operano in settori critici fortemente regolati. Le aziende private in generale, al contrario, potrebbero essere meno propense. Soprattutto quelle che operano su scala globale e che vedrebbero nella frammentazione geografica del cloud un ostacolo piuttosto che un vantaggio. Senza contare che la sovranità digitale è presentata come una risorsa per rendere inapplicabile il Cloud Act americano, ma non esistono precedenti giurisprudenziali che lo confermino.
Secondo Rahiel Nasir, ricercatore della società di analisi Idc, in futuro la sovranità dei dati sarà parte integrante del cloud. Tuttavia, al momento non è ancora così: “Secondo una ricerca recente del 2025, il principale fattore trainante in tutta Europa è il desiderio di protezione supplementare contro le richieste di dati extraterritoriali. È la prima volta che questa specifica preoccupazione diventa il principale motore di mercato”. L’essenza della sovranità si definisce in ultima analisi come “controllo”, ovvero la capacità per un’organizzazione, non per il suo fornitore, di decidere dove risiedono i dati, come vengono trasferiti e chi può accedervi. “Questo movimento – afferma Nasir – ha radici nella privacy dei dati, che ha portato al GDPR e ha ispirato leggi analoghe sulla privacy dei dati in giurisdizioni come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e India”.
Infatti, secondo Nasir, la manovra di AWS è principalmente difensiva. “Amazon sta cercando di tutelare la sua quota di mercato in Europa prima che i concorrenti locali o i nuovi entranti possano affermarsi”, afferma. “La European Sovereign Cloud è una risposta tattica alle pressioni normative, ma non risolve il problema fondamentale: la tecnologia rimane americana, il know-how rimane americano, e il controllo finale sulle decisioni strategiche è a Seattle”.
Un mercato in frammentazione
La Germania non è stata scelta a caso come primo paese per questa iniziativa. Berlino ha sempre avuto un approccio rigoroso sulla protezione dei dati e già ospita una parte significativa delle infrastrutture cloud di AWS in Europa. Inoltre, il governo tedesco sta ponendo un forte accento sulla sovranità digitale, con progetti come Gaia-X miranti a creare alternative europee ai giganti americani del cloud. Dopo la Germania, Amazon intende espandere il suo cloud sovrano anche in Belgio, Olanda e Portogallo. Ci vorrà tempo. Negli ultimi venti anni, l’investimento di Amazon AWS in Europa ha raggiunto i 225 miliardi di euro. Poco meno di otto miliardi sono destinati allo sviluppo del cloud sovrano in Germania entro il 2040.
AWS, però, non è l’unico a muoversi in questa direzione. Microsoft ha annunciato piani simili per la sua Azure Cloud, mentre Google sta considerando opzioni analoghe. Anche i player europei come la francese OVHcloud stanno cercando di crearsi uno spazio, puntando proprio sulla questione della sovranità. Il risultato è un mercato che si sta rapidamente frammentando, con il rischio di generare silos incompatibili tra loro.
La vera incognita riguarda quanto questa frammentazione costerà alle aziende europee in termini di efficienza e competitività globale. Se da un lato la sovranità digitale offre controllo e sicurezza, dall’altro rischia di ostacolare l’innovazione e aumentare i costi operativi. Un paradosso che l’Europa deve ancora affrontare per costruire la propria autonomia tecnologica senza rimanere indietro nella corsa digitale globale. Considerando che molti elementi della piramide tecnologica, a partire dai chip e dalle attrezzature di rete, sfuggono praticamente del tutto al controllo europeo. A cosa serve un cloud separato se poi i router e i server sono Made in Usa e magari continuano a comunicare segretamente con i produttori e con Washington? A questa domanda non c’è (ancora) una risposta.