Che cos’è l’assistente virtuale Moltbot e quale è il motivo del suo crescente interesse?

Che cos'è l'assistente virtuale Moltbot e quale è il motivo del suo crescente interesse? 1

Creato lo scorso novembre con il nome di Clawdbot e successivamente rinominato per risolvere una controversia con Claude di Antrhopic, che segnalava somiglianze tra i nomi, Moltbot sta attirando l’attenzione.

Presenta una capacità di senza precedenti, consentendo agli utenti di gestire completamente i propri dati e, tuttavia, solleva importanti interrogativi riguardo alla cybersecurity, un tema cruciale che deve essere contestualizzato nel caso specifico.

Per dissipare i primi dubbi su Moltbot, è importante chiarire che si tratta di un assistente IA con funzioni di agente, e non di un semplice chatbot. Un assistente IA è un modello che risponde a domande, mentre un agente IA è un sistema che svolge compiti autonomamente e interagisce con applicazioni e sistemi senza necessariamente richiedere un prompt.

Che cos’è Moltbot

È un assistente IA avanzato con caratteristiche di agente autonomo che “comprende”, realizza e automatizza operazioni concrete direttamente dal dispositivo su cui è installato e tramite le app di messaggistica più comuni come WhatsApp, Telegram e iMessage.

È Open source, può essere scaricato gratuitamente e può essere installato su Mac, Windows e Linux.

Contrariamente ai tradizionali chatbot come , Claude o Gemini, Moltbot conserva una memoria persistente delle preferenze degli utenti e delle interazioni passate, e può iniziare attività senza un nuovo comando esplicito.

È proattivo, non attende un prompt per generare contenuti e, ad esempio, è in grado di eseguire comandi, redigere e lanciare script, oltre a gestire caselle di posta Gmail, Spotify e dispositivi per la domotica.

Rispetto ad assistenti come ChatGPT, che operano esclusivamente nel cloud, Moltbot consente di comunicare con vari modelli (come Claude Opus 4.5 o Gemini) tutelando la privacy.

Il suo creatore è Peter Steinberger, sviluppatore austriaco noto per PSPDFKit, una suite di strumenti per la gestione dei PDF utilizzata da aziende prestigiose come IBM e integrata in applicazioni utilizzate da circa un miliardo di persone.

Cosa sa fare Moltbot

Un argomento molto discusso online, si può suddividere in due parti. La prima riguarda l’integrazione con hardware e software: è in grado di controllare altoparlanti e illuminazione, ed è capace di interagire con diversi servizi online, tra cui Gmail, Google Calendar, Notion e altri.

In totale, i servizi nativi con cui è integrato sono circa cinquanta, ma la comunità che si sta formando attorno a Moltbot sta lavorando attivamente per incrementare questo numero.

Inoltre, come già menzionato, può scrivere e lanciare script e può, tra le altre cose, pianificare la giornata lavorativa o gestire fatture e documenti.

Ad esempio, Moltbot può esaminare una cartella contenente contratti, identificare le scadenze imminenti e utilizzarle eventualmente per aggiornare un report o un file Google Sheet, oltre a inviare un promemoria all’utente.

La seconda parte delle funzionalità di Moltbot è la più avanzata: può acquisire nuove capacità come, per esempio, installare strumenti necessari per trascrivere messaggi audio o generare immagini utilizzando modelli IA specifici.

Inoltre, può replicare automazioni complesse senza ricorrere a servizi esterni, consentendo, ad esempio, il salvataggio di un allegato su Google Drive in seguito a un evento come la ricezione di un’email con contenuto specifico.

Moltbot è in grado di superare i limiti imposti dalle chatbot più conosciute, offrendo una personalizzazione senza precedenti.

Perché se ne parla tanto

Non tanto per le sue capacità, Moltbot è attualmente un argomento di discussione a causa delle problematiche di sicurezza che vengono messe in discussione e che un colosso della cybersecurity come Cisco definisce “un incubo”.

Questo, sebbene vero in linea di principio, deve essere considerato insieme alle potenzialità di Moltbot, capaci di indicare un imminente cambiamento nell’uso delle applicazioni tradizionali come le già citate ChatGPT, Claude e Gemini.

Se un utente può creare automazioni altamente personalizzate inviando messaggi a un agente sempre attivo sul proprio dispositivo, l’utilizzo di soluzioni esterne potrebbe diminuire.

Non si tratta di un fenomeno che si verificherà da un giorno all’altro, ma Moltbot ha infranto una barriera. È un precursore che ha il potenziale di sovvertire gli attuali paradigmi e dare a ciascuno la possibilità di avere un agente personale a cui affidare qualsiasi tipo di compito, superando le capacità dei modelli commerciali.

Tutto questo potere comporta, attualmente, un costo in termini di sicurezza.

Molbot e la questione sicurezza

I rischi strutturali esistono e sono significativi.

Poiché Moltbot richiede accesso ai computer con diritti amministrativi, un malintenzionato potrebbe addirittura prendere il controllo del dispositivo. Senza entrare nei dettagli tecnici, se un agente ricevesse un messaggio malevolo che gli ordina di eliminare o rubare file, potrebbe farlo senza troppi scrupoli.

Le visioni catastrofiche presentate da diversi esperti sono in parte esagerate e, per lo più, si concentrano sull’esposizione di cronologie di chat e di dati sensibili in chiaro (quindi visibili a chi ne entra in possesso).

Allo stesso modo, vengono evidenziati i rischi associati alle estensioni per Moltbot, ovvero componenti aggiuntivi che potrebbero essere sviluppati con intenti malevoli e che possono generare effetti dannosi, come inviare messaggi non autorizzati o leggere le conversazioni su WhatsApp, Telegram o altre app o piattaforme.

È anche vero che sono già state riscontrate installazioni di Moltbot senza password, accessibili da estranei che possono così interagire con l’assistente IA.

La lista delle vulnerabilità è lunga e oggettivamente reale.

Va anche sottolineato che, attualmente, Moltbot è scaricabile da chiunque ma non è adatto a tutti. Il pubblico ideale è quello degli sviluppatori, dei ricercatori e degli utenti con competenze avanzate, anche in ambito cybersecurity.

Questo non esime Moltbot dalle sue attuali problematiche ma ne relativizza l’importanza. Non è uno strumento per tutti, non oggi.

Il cambio di passo

Ci troviamo di fronte a un cambiamento significativo i cui sviluppi saranno interessanti. Un punto di svolta che riporta all’utente il controllo dei propri dati e che segna la strada per il futuro.

Le grandi aziende tecnologiche stanno convergendo verso modelli di “agenti integrati” che operano però all’interno di ecosistemi proprietari.

Apple sta puntando su Apple Intelligence, un assistente ibrido che delega al cloud solo le operazioni che non possono essere elaborate localmente, e Microsoft, con Copilot, sta trasformando Windows in una piattaforma di automazione.

Google sta sviluppando agenti distribuiti all’interno di Gmail, Calendar e Workspace, ma sempre confinati nei propri servizi mentre OpenAI e Anthropic (che producono ChatGPT e i modelli Claude) non offrono agenti che operano localmente.

Moltbot rappresenta un cambiamento radicale: è locale, Open source e privo delle barriere imposte dalle Big tech per proteggere i rispettivi ecosistemi.

Rispetto agli assistenti di Apple, Google e Microsoft, che operano all’interno di confini molto rigidi e controllati, Moltbot offre all’utente una libertà quasi totale.

Può accedere direttamente al computer, eseguire comandi e automatizzare operazioni senza le limitazioni tipiche delle grandi piattaforme. Questa apertura lo rende estremamente potente e flessibile, ma anche più rischioso; tuttavia, è proprio questa libertà, che le Big tech evitano per motivi di sicurezza e responsabilità, a rendere Moltbot qualcosa di innovativo e a mettere in discussione il modello tradizionale degli assistenti digitali.

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