Come YouTube è riuscita a diventare la principale compagnia nel settore dei media a livello globale.
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Youtube ha raggiunto il traguardo di diventare la principale azienda di media a livello globale, superando Walt Disney e Comcast, e lasciando dietro di sé anche Netflix. Il 2025 ha segnato, secondo molti esperti, un cambiamento significativo nel panorama dei media. Youtube, parte fondamentale della galassia Alphabet, la società madre di Google, nel suo ventesimo anno di attività, si è affermato come il canale televisivo di riferimento a livello mondiale.
Originariamente concepito come un portale di incontri (dove gli utenti caricavano video per presentarsi e socializzare), si è trasformato in una piattaforma che ha rivoluzionato il modo di fruire contenuti video. Senza seguire il modello dei social network. Senza concentrarsi eccessivamente su contenuti brevi. Oggi è principalmente un canale televisivo. Questa evoluzione è il risultato di una strategia efficace: l’integrazione armoniosa di tecnologia e contenuti. Una scelta che non solo intrattiene, ma educa e informa, lasciando sempre qualcosa di significativo all’utente. Non si tratta di tempo sprecato. Non di scorrere senza meta, insomma. Un’eccezione. In alcuni aspetti, una direzione opposta. Ma che si rivela efficace.
I dati di Youtube: un mix di pubblicità e abbonamenti
I dati del sorpasso globale sono inequivocabili. 62,3 miliardi di ricavi totali nel 2025 e una valutazione che ha raggiunto i 560 miliardi. Questi numeri sono stati elaborati da analisti e sono stati diffusi recentemente. Youtube è una filiale di Google e la sua valutazione deve essere considerata in questo contesto. Una crescita attribuibile principalmente alla strategia dell’azienda, che da un lato funge da potente motore pubblicitario (circa 40 miliardi di raccolta annuale). 22 miliardi provengono dagli abbonamenti, la componente in più rapida espansione delle metriche di Youtube, rappresentando mediamente il 32% del fatturato. Un dato significativo.
Per evitare la pubblicità e rimanere sui contenuti, sempre più utenti sono disposti a sottoscrivere un abbonamento. Il modello di conversione è quello classico dell’‘upselling’. Gli utenti iniziano con la versione gratuita (soggetta a pubblicità). Quando la frequenza degli annunci diventa eccessiva, YouTube propone l’abbonamento Premium. Si tratta di un processo di conversione fluido che pochi altri media possono garantire.
114 milioni di canali. Molte passioni individuali diventate aziende
Tuttavia, il percorso di conversione si basa principalmente sulla qualità dei contenuti. E sebbene un numero crescente di persone sia disposto a sottoscrivere servizi, lo fa solo se ciò che visualizzano è di qualità. È realizzato con cura. I creatori di contenuti sono entusiasti di essere su Youtube. Con il 55% delle entrate pubblicitarie che vengono direttamente distribuite a loro, Youtube è tra le aziende che offrono i compensi più elevati a livello mondiale. Accede a 2,5 miliardi di utenti in tutto il mondo. 22 milioni di utenti solo in Italia. 114 milioni di canali a livello globale. 2 milioni in Italia. In generale, passioni individuali che si sono trasformate in aziende.
Una politica che nel corso degli anni ha trasformato YouTube da un sito di “video amatoriali” (nato, come ricordato, da un tentativo di sito di incontri non riuscito) nel più grande alleato commerciale dei talenti creativi a livello mondiale. Non solo. Secondo quanto riportato nella pagina della Creator Academy di Youtube, quando un utente abbonato a YouTube Premium guarda il video di un creatore, la sua quota di abbonamento (al netto di una commissione trattenuta da YouTube) viene distribuita tra i canali visualizzati. Molti creatori di contenuti si concentrano meno sulla viralità dei loro video, cosa che continua a funzionare sui social tradizionali, e più sulla creazione di una nicchia di seguaci. Puntano a produrre contenuti di qualità superiore per fidelizzarli. E Youtube ha il tasso di fidelizzazione più elevato tra le piattaforme.
Tuttavia, esiste un rovescio della medaglia. Una volta che un creatore ha costruito la propria intera infrastruttura (video, abbonati, membership) su YouTube, risulta molto complicato spostarsi altrove. Questo genera un rapporto di forza sbilanciato: YouTube può modificare i termini di servizio, ridurre le percentuali di pagamento o cambiare l’algoritmo, e il creatore non ha un’alternativa valida per portare il proprio pubblico.
Creazione di contenuti di qualità invece che solo viralità: perché piace
Qui entra in gioco la questione cruciale. Contenuti migliori, più curati e professionali, portano gli utenti a legarsi maggiormente alla piattaforma. Per quale motivo? Alcuni studi nel corso degli anni hanno dimostrato che per gli utenti trascorrere tempo su YouTube è più gratificante rispetto a scorrere su TikTok o Instagram. Ricerche che non hanno sorpreso gli esperti. Il lavoro di Gloria Mark (Università della California, Irvine), autrice di Attention Span, ha evidenziato che la nostra capacità di mantenere l’attenzione su un singolo compito è diminuita drasticamente negli ultimi vent’anni a causa del context-switching (passare da un video breve all’altro).
La ricerca di Mark suggerisce che quando ci dedichiamo ad attività di lungo formato — seguendo un filo conduttore unico per 20-30 minuti — il cervello entra in uno stato di “flusso” (flow) che è l’esatto opposto della frustrazione causata dal doomscrolling. Gli studi di Ryan e Deci sulla motivazione umana costituiscono la base di molte ricerche recenti sull’uso dei media. Questa teoria – nota come auto-determinazione – sostiene che la soddisfazione deriva da tre elementi fondamentali: autonomia, competenza e relazione.
Imparare qualcosa invece che perdere tempo
Quando si apprende una nuova abilità (come può avvenire su YouTube), invece di sprecare tempo sui social, il cervello rilascia dopamina come ricompensa per il “padroneggiamento”, una soddisfazione qualitativamente diversa e più duratura rispetto alla gratificazione immediata (e spesso ansiogena) dei social network. Se è vero che molti social stabiliscono il proprio algoritmo per mantenerci incollati allo schermo e offrirci continue scariche motivazionali per tenerci lì, ci sono esempi che dimostrano anche il contrario. Non siamo necessariamente destinati a essere resi meno intelligenti dallo schermo.
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