Cosa è necessario per introdurre l’Euro digitale e il suo funzionamento

Cosa è necessario per introdurre l'Euro digitale e il suo funzionamento 1

Una giornata storica. Un cambiamento atteso. I commenti sul voto del Parlamento europeo, avvenuto il 10 febbraio scorso, che ha di fatto avviato il progetto dell’euro digitale, sono per lo più concordi. Questo voto si inserisce in un contesto complesso, con l’Europa che richiede e si aspetta una maggiore sovranità e indipendenza tecnologica, mentre sta anche ristrutturando i propri equilibri interni. I fatti. L’Europarlamento ha approvato con ampia maggioranza due cruciali che sbloccano la situazione legislativa attorno al progetto dell’euro digitale.

Non si tratta di una mera formalità tecnica. È piuttosto una chiara affermazione politica di intenti. L’Unione Europea comunica la sua intenzione di dotarsi di una moneta digitale di banca centrale, utilizzabile sia online che offline, per rafforzare la sovranità monetaria del continente e ridurre in modo significativo la dipendenza da infrastrutture tecnologiche e finanziarie esterne all’Europa. La votazione ha segnato la sconfitta delle posizioni più conservatrici, che per mesi avevano cercato di limitare il progetto a una sorta di “e-cash” destinato esclusivamente ai pagamenti fisici di prossimità, un approccio che, secondo la Banca Centrale Europea, avrebbe reso lo strumento inefficace nell’economia digitale contemporanea.

Perché l’Europa considera cruciale l’Euro digitale

L’Europa sta progettando l’euro digitale da quattro anni. Questa necessità è emersa a causa della frammentazione del mercato dei pagamenti al dettaglio in Europa. Non è un caso che l’Euro digitale faccia parte delle cinque priorità che saranno discusse il 12 febbraio a Bruxelles dai leader di governo riuniti al Consiglio europeo sulla competitività (le altre quattro, come rivelato oggi da , sono: l’unione dei risparmi e degli investimenti; l’approfondimento del mercato unico europeo; la promozione dell’innovazione e la difesa dell’autonomia strategica; la semplificazione delle normative e il rafforzamento del quadro istituzionale).

Nonostante l’area euro utilizzi un’unica valuta fisica da oltre vent’anni, i sistemi di pagamento elettronici sono frammentati lungo linee nazionali e dominati da attori privati non europei, in particolare dai circuiti statunitensi Visa e Mastercard. Questo tema è molto sentito e ieri è stato ribadito dal presidente della BCE, Christine Lagarde. Tale predominio rappresenta un rischio strategico considerevole, reso ancor più evidente dalle crescenti tensioni geopolitiche e dalla fragilità delle relazioni transatlantiche. L’assenza di un’infrastruttura di pagamento paneuropea nativa e pubblica, è l’argomento, espone l’Unione al rischio che le proprie transazioni economiche possano essere monitorate, gestite o addirittura bloccate da entità esterne. L’euro digitale si propone di colmare questa lacuna, offrendo un’alternativa sicura, pubblica e universalmente accettata in tutti i paesi membri.

Un’adozione complessa. Non lineare

Tuttavia, non è stato un progetto semplice. Anzi. Ha incontrato notevoli resistenze, non solo a causa di dibattiti politici interni, ma soprattutto per l’ delle lobby bancarie di alcuni stati membri, con un ruolo di primo piano svolto dal settore bancario tedesco. Le banche temono che l’euro digitale possa portare a una disintermediazione bancaria, ovvero a un trasferimento massiccio di depositi dai conti bancari tradizionali verso i portafogli digitali gestiti direttamente dalla banca centrale, minando il modello di business bancario basato sulla raccolta del risparmio.

Inoltre, le resistenze tedesche, come ricorda Reuters, erano legate alla promozione dell’EPI, la European Payments Initiative, un tentativo privato di creare un sistema di pagamento europeo, che però ha avuto difficoltà a consolidarsi. Il voto del Parlamento ha però chiarito che l’euro digitale deve essere complementare al contante e non un concorrente sleale per le banche, integrandosi nel sistema finanziario esistente.

Cosa manca ora per vedere l’Euro digitale operativo

Nonostante l’accelerazione politica impressa dal Parlamento, ciò che ancora manca per vedere l’euro digitale operativo sono principalmente i passaggi formali per l’adozione del quadro legislativo definitivo. Il voto di Strasburgo deve ora tradursi in un regolamento formale che sarà discusso e approvato in via definitiva dal Consiglio dell’Unione Europea e dal Parlamento stesso.

Una volta approvata la legge, avrà inizio la fase di sviluppo tecnico e di sperimentazione su scala reale, gestita dalla BCE insieme alle banche centrali nazionali. Sarà necessario definire il manuale delle regole, il cosiddetto “rulebook”, che stabilirà gli standard tecnici per garantire l’interoperabilità del sistema in tutta l’area euro, inclusa la fondamentale funzionalità offline che consentirà di effettuare pagamenti senza connessione internet.

La questione della privacy e della protezione dei dati

Il successo del progetto dipenderà anche dalla capacità di garantire elevati standard di privacy e protezione dei dati personali, un tema delicato che è stato al centro del dibattito politico e che rischiava di essere strumentalizzato per rallentare il processo. La BCE ha assicurato che l’euro digitale offrirà livelli di privacy superiori a quelli dei pagamenti commerciali attuali, poiché la banca centrale non avrà accesso ai dati personali identificabili degli utenti.

Il lancio definitivo, inizialmente previsto entro il 2029, potrebbe subire una leggera accelerazione grazie alla determinazione mostrata dal Parlamento europeo, ma la complessità tecnica e la necessità di testare la resilienza del sistema contro attacchi informatici impongono comunque tempi tecnici rigorosi. La scommessa dell’Unione Europea è quindi quella di costruire una vera e propria infrastruttura critica per la sovranità economica del Ventunesimo secolo.

Come funziona l’Euro digitale?

Il funzionamento dell’euro digitale si basa su un’architettura ibrida progettata per garantire resilienza e accesso universale. Si legge sulla pagina della BCE. Nella modalità online, le transazioni saranno validate in tempo reale attraverso un’infrastruttura centralizzata gestita dall’Eurosistema, “garantendo l’immediata disponibilità dei fondi al beneficiario e il contestuale aggiornamento dei saldi sui registri della banca centrale o degli intermediari autorizzati”.

Questo processo utilizzerà protocolli di sicurezza avanzati per prevenire il doppio utilizzo dei fondi e assicurare che la Banca Centrale Europea non possa associare le transazioni all’identità specifica degli utenti, preservando così la privacy.

La modalità offline, invece, è progettata per simulare l’utilizzo del contante fisico, consentendo trasferimenti di valore direttamente tra dispositivi, come smartphone o smart card, senza necessità di una connessione internet attiva o di una validazione immediata da parte di un server centrale. In questo scenario, il trasferimento di euro digitali avviene tramite tecnologie di prossimità come NFC (Near Field Communication, la tecnologia utilizzata per i pagamenti contactless) o tramite Bluetooth. Mentre i dispositivi memorizzano localmente i saldi in modo sicuro, garantendo l’anonimato per transazioni di modesta entità. La sincronizzazione delle transazioni offline con il registro centrale avverrà solo quando uno dei dispositivi coinvolti si riconnetterà alla rete, aggiornando i saldi complessivi.

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