Dal ciclo delle elementari a quello delle medie: il Patentino digitale si sviluppa insieme ai giovani.

Dal ciclo delle elementari a quello delle medie: il Patentino digitale si sviluppa insieme ai giovani. 1

“Denunciate”. Questa è la frase che la Polizia postale ripete incessantemente agli alunni delle scuole medie. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, i ragazzi vittime di cyberbullismo non lo fanno. Hanno timore. Timore di aggravare la situazione, timore di essere considerati fragili, timore di deludere i propri genitori. E così si ritrovano isolati, bloccati in chat di classe dove vengono offesi, esclusi, derisi.

“È proprio questo timore che dobbiamo superare”, chiarisce Cristina Bonucchi, direttore tecnico superiore psicologo della Polizia di Stato, responsabile dell’aspetto psicologico dell’arma. “Una delle missioni fondamentali di NeoConnessi Young è far comprendere ai ragazzi che richiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma l’unica via per uscirne”.

Ritorna anche quest’anno, alla sua ottava edizione, NeoConnessi Young, il progetto gratuito destinato alle scuole secondarie di primo grado che dal 2024 affianca l’iniziativa storica dedicata alle scuole elementari. Al centro vi è il Patentino delle competenze digitali, un percorso fondato sulla gamification che trasforma l’educazione digitale in un’esperienza concreta e quantificabile, sviluppato in linea con il framework europeo DigComp 2.2. Da oltre otto anni il progetto, realizzato in collaborazione tra Wind Tre, Polizia di Stato, la Società Italiana di Pediatria e il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, accompagna scuole e famiglie verso un uso consapevole e sicuro della tecnologia, raggiungendo più di 2 milioni di bambini e ragazzi delle scuole primarie e dal 2024 si è ampliato includendo anche le scuole medie.

Le scuole possono accedere gratuitamente a Digital Camp, la piattaforma che propone quiz, sfide e attività di problem solving per allenare le 15 principali competenze della cittadinanza digitale. Il percorso è suddiviso in cinque moduli di gioco che corrispondono alle aree del DigComp 2.2:

  1. alfabetizzazione su informazioni e dati,
  2. comunicazione e collaborazione,
  3. creazione di contenuti,
  4. sicurezza
  5. e risoluzione dei problemi.

Al termine, una prova finale consente di conseguire il Patentino, rendendo visibile il lavoro educativo svolto in aula.

“Mi occupo di analizzare sia i dati che i fenomeni, orientare la prevenzione, seguire anche i casi più delicati che riguardano la pedopornografia o tutte le forme di aggressione verso i minori. Tutto il correlato psicologico sia in termini di comprensione dei fenomeni che di interventi di prevenzione passa in qualche modo attraverso di noi”, afferma Cristina Bonucchi. La collaborazione con NeoConnessi è consolidata e comparte una visione chiara: “Il digitale può rappresentare un problema, ma dobbiamo anche riconoscere che è una grande opportunità. Non si può e non si deve tornare indietro”, sottolinea.

L’età si abbassa, i rischi aumentano

Il fenomeno più allarmante emerso dall’attività della Polizia Postale è l’abbassamento progressivo dell’età delle vittime. “Il costume sociale è quello di anticipare l’approccio fra bambini e nuove tecnologie, e abbiamo vittime di reati online sempre più giovani”, conferma Bonucchi. “Abbiamo piccoli cyberbulli soprattutto tra i ragazzi delle medie”.

Il problema si intreccia con una diffusa sottovalutazione: “Non è raro che i genitori dicano ‘è una questione da bambini, arrangiati da solo’. In realtà sappiamo quanto possa essere invadente l’uso delle tecnologie, quanto non sia pensabile per un bambino o un ragazzo delle medie rimanere escluso dalla chat di classe o dalla sotto-chat dove si trovano i più popolari. È vero che riguarda i ragazzini, ma è qualcosa che li coinvolge anche se a farlo sono altri giovani”.

La missione: insegnare a chiedere aiuto

Una delle missioni principali del progetto è superare il timore di richiedere aiuto. “Il ragazzo che ha un problema – spiega l’esperta – deve trovare qualcuno disposto ad ascoltarlo, a capire da dove iniziare e cosa fare. Ma forse anche in questo c’è una limitazione degli adulti odierni, che avrebbero bisogno anch’essi di una formazione su come avvicinare i figli agli strumenti digitali senza tenerli a distanza forzatamente”.

Il problema della solitudine digitale

Alla base dell’uso intensivo dell’intelligenza artificiale da parte dei ragazzi – che sempre più spesso la utilizzano per consigli sulla sfera sessuale e per modificare immagini o video – c’è un problema più profondo. “Dobbiamo chiederci perché un giovane si affida all’intelligenza artificiale piuttosto che agli adulti che lo circondano”, riflette Bonucchi. “Credo che i nostri bambini e ragazzi, molti di loro, si sentano molto soli. Hanno poco ascolto, poche opportunità per esprimersi”. La responsabilità ricade sul mondo adulto: “Come genitori dobbiamo sforzarci di creare occasioni in cui si possa dialogare, dove possano esprimere ciò che pensano. Uno dei motivi per cui non si aprono è perché noi pensiamo di sapere tutto, continuiamo a dire che sono una generazione che non sa pensare perché si limita a scorrere, e noi?”, riflette la psicologa.

Tempo e responsabilità genitoriale

Un aspetto che frequentemente inibisce il controllo genitoriale è la mancanza di tempo: “Viviamo in un mondo in cui sembra sempre di dover rincorrere il tempo – commenta Bonucchi – ma in realtà sappiamo che di questo tempo ce n’è anche molto sprecato. Potrebbe essere utilizzato, per fare un esempio pratico, nel leggere le impostazioni di privacy del videogioco che abbiamo fatto scaricare sul nostro telefono alla nostra figlia di otto anni, di sei anni. Non credo che molti genitori abbiano esaminato le impostazioni di Roblox, sanno che la loro figlia non aspetta altro che di giocarci, ma non sono a conoscenza che si può limitare l’accesso da parte di estranei semplicemente modificando le impostazioni”.

Le novità: Instagram e misurazione d’impatto

In occasione del Safer Internet Day del 10 febbraio, NeoConnessi annuncerà l’apertura di un profilo Instagram dedicato ai genitori, da utilizzare come community per informarsi e confrontarsi. Sempre il 10 febbraio verrà presentata un’anteprima della prima misurazione d’impatto condotta da Tiresia, spin-off del Politecnico di , su tre cluster: bambini, famiglie e insegnanti. Lo studio completo sarà reso noto ad aprile in un convegno con il Politecnico. Il progetto continua con i suoi partner storici – Polizia di Stato, Società Italiana di Pediatria, Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi – e ribadisce l’impegno con il concorso annuale che quest’anno si concentra sul tema del cyberbullismo. A ottobre 2024, in Parlamento, sono state premiate le scuole vincitrici del concorso precedente dedicato al tema “Nonni Digitali”. NeoConnessi, attivo dal 2018, ha già raggiunto quasi la metà degli istituti scolastici italiani e oltre 2 milioni di studenti. La partecipazione è completamente gratuita: i docenti interessati possono iscrivere la propria scuola su scuola.net.

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