Elena Pinetti, premiata come fisica delle particelle in Usa: “Ascolto l’universo che sussurra”
«Il 85% della materia dell’universo è di natura oscura: non abbiamo idea di cosa sia. Riusciamo a osservare solo gli effetti gravitazionali, notiamo che i calcoli non tornano, ma non siamo a conoscenza della sua composizione. Esistono varie teorie, una delle quali suggerisce che potrebbe trattarsi di nuove particelle. Questo è il mio campo di studio. Mi occupo di materia oscura. Lavoro sulla rilevazione indiretta: utilizzo il James Webb e altri telescopi per cercare segnali che non possono essere spiegati mediante l’astrofisica tradizionale. È come operare in un cantiere caotico e tentare di capire chi parli a bassa voce. Per questo motivo, sviluppo tecniche statistiche per isolare un segnale molto debole dal rumore predominante».
Elena Pinetti si trova nel suo appartamento a New York, circondata da piante lasciate da amici che sono partiti per le vacanze. Ha 31 anni, ma ne sembra avere di meno, e una carriera costellata di riconoscimenti. Sorride, quasi prendendosi in giro.
«In realtà, nella vita, vorrei dedicarmi a bere tè con biscotti e fare plant sitting». È una fisica delle particelle, appassionata di scienza da sempre. «Se mi avessi incontrato a 5 anni, ti avrei detto che da grande avrei voluto diventare scienziata». Attualmente lavora al Center for Computational Astrophysics (CCA) del Flatiron Institute a New York, uno dei principali centri internazionali per l’astrofisica computazionale della Simons Foundation. Ha recentemente ricevuto un prestigioso premio dalla Società di Fisica Americana. Il riconoscimento è l’Henry Primakoff Award for Early-Career Particle Physics 2026, conferito annualmente a un singolo fisico delle particelle, e Pinetti lo ha ottenuto “per le idee innovative e la ricerca pionieristica nello studio della materia oscura, degli oggetti astrofisici compatti, delle sorgenti ad alta energia e della radiazione cosmica lungo l’intero spettro elettromagnetico”.
Il sogno rimane invariato: scoprire di cosa è composto l’universo.
Per spiegarti il suo lavoro, Pinetti ricorre a una metafora. «Immagina di voler ricostruire il DNA dei tuoi bisnonni: loro non sono più in vita, ma hai i loro pronipoti. Prendi il DNA genetico di tutti i pronipoti e, in qualche modo, anche se non sarà preciso al 100%, riesci a ricostruire il DNA dei bisnonni. È un po’ ciò che faccio io. Nell’universo ci sono un’infinità di segnali: provengono da galassie, stelle, esopianeti e dal gas che riempie le galassie. Io cerco di determinare se, in mezzo a tutto questo, ci siano segnali provenienti da qualcosa di nuovo. Il problema è che spesso questi segnali si somigliano. Così, per comprendere meglio, sviluppo tecniche statistiche in grado di distinguere le diverse componenti».
Il padre, di Asti, calabrese, è un capostazione in pensione, mentre la madre, originaria di Parigi, è casalinga con una laurea in teologia. «Mia madre si è sposata giovane, si è diplomata con me e poi ha deciso di iscriversi all’università della terza età». Pinetti studia Fisica a Torino e prosegue tra Italia e Francia con un dottorato in cotutela con la Sorbona. Vince il premio per la miglior tesi in Fisica in Italia e quello per la miglior tesi tra Italia e Francia, con menzione d’onore. Successivamente, approda al Fermilab di Chicago, uno dei laboratori di fisica delle particelle più grandi al mondo. «Tre anni magnifici. Andare all’estero è fondamentale per chi fa scienza. Ti apre a prospettive diverse di pensiero e di ricerca». Per il postdoc riceve offerte dall’Australia, dal Giappone e da New York. «Questa era la mia città ideale».
Il sogno di Elena sin da bambina è stato quello di fare scienza.
«Non sapevo se scegliere matematica, fisica, genetica o ingegneria. La scienza è affascinante in ogni sua forma. Significa scoprire l’ignoto. Qualcosa di nuovo. È pura bellezza. Poi, in quarta superiore, a scuola, abbiamo studiato le equazioni di Maxwell: l’idea che si potesse descrivere l’intero elettromagnetismo attraverso quattro equazioni mi ha ispirato moltissimo. Così ho deciso di intraprendere la strada della fisica. Il mio professore parlava di materia oscura ed era estremamente affascinante».
Per la sua tesi triennale sceglie di concentrarsi sulle onde gravitazionali e pochi mesi dopo la sua tesi viene effettuata la scoperta. Elena ha poi pubblicato numerosi articoli scientifici, ha collaborato con il James Webb Telescope e ha studiato i filamenti cosmici. È stata invitata a tenere più di 50 presentazioni sul suo lavoro di ricerca. A febbraio sarà al Cern di Ginevra, poi si recherà in Italia per insegnare alla scuola di fisica Galileo Galilei a Firenze. Successivamente andrà in Colorado per ricevere il premio. E ancora Boston, Brasile, Spagna, Giappone, Australia. «Sono sempre in viaggio. A volte trascorro due settimane in tre continenti diversi. Non sento più nemmeno il jet lag, a quel punto il mio corpo non sa più dove si trovi».
Ritornerai in Italia? «L’Italia avrà sempre un posto speciale nel mio cuore per le mie affezioni, la mia famiglia e le mie radici, ma il futuro è ancora tutto da scrivere e andrò dove mi porterà la ricerca».
Le chiedo quale sarebbe la sua eredità nel mondo e mi aspetto una risposta scientifica. Invece, Elena risponde immediatamente. «Desidero raccontare una bella storia di successo, trasmettere ottimismo e incoraggiare le nuove generazioni a non arrendersi di fronte alle difficoltà. Sono cresciuta in periferia e ho raggiunto lontano. Mi sono sentita responsabile della mia felicità. Ho studiato molto, in una famiglia distante dal mondo accademico. Ero l’incubo degli insegnanti: mi sedevo davanti con 20 domande e rimanevo lì finché non rispondevano a tutto».
Certo non dimentica la fisica. «Oggi studio i dati che raccogliamo dai telescopi e desidero dare loro nuova vita per la ricerca sulla materia oscura, ma la scienza ti insegna l’umiltà. Non è semplice scoprire cose nuove. Tra tanti insuccessi, ogni giorno impari qualcosa di nuovo, come convivere con persone che provengono da culture molto diverse dalla tua. E ad adattarti».
Qual è la difficoltà più grande per te al momento? «È imparare a scegliere, a dire di no, a mantenere un ritmo di vita che non può essere sempre incentrato sulla prossima scadenza. Negli Stati Uniti la chiamano FOMO: Fear of Missing Out. La paura di perdere un’opportunità. La scienza offre molte opportunità ed è bello averle, ma devo imparare a fare delle scelte, a scommettere, a decidere cosa lasciare andare.
Questa vita avventurosa mi ha insegnato che le gioie più grandi spesso nascono dalle piccole cose: uno spettacolo teatrale, una passeggiata a Central Park e, perché no, un tè con biscotti in compagnia di un buon libro».
Nel frattempo, Pinetti riceve il Premio Internazionale Tecnovisionarie, dedicato alle giovani ricercatrici che stanno trasformando il mondo.