I robot militari della Cina sono programmati per mimare il comportamento di animali predatori.

I robot militari della Cina sono programmati per mimare il comportamento di animali predatori. 1

La formazione terrestre senza equipaggio, compresi i “lupi robotici”, esibita dalla Cina durante la parata militare del V-Day per commemorare l’80° anniversario della vittoria nella guerra di resistenza del popolo cinese contro il Giappone. 

Cinque droni contro cinque. Nessun pilota, nessun joystick, nessun ordine impartito da un umano in tempo reale. Solo algoritmi. In una simulazione realizzata in un laboratorio legato all’apparato militare cinese, il confronto dura poco più di cinque secondi.

I droni difensivi, addestrati a comportarsi come falchi, identificano prontamente il punto debole della formazione avversaria. Accelerano, si uniscono, colpiscono. Gli altri, programmati per imitare le colombe, cercano di disperdersi e confondere l’attacco, ma uno dopo l’altro vengono neutralizzati. Alla fine non rimane nulla che voli. Per i ricercatori, si tratta di un successo scientifico. Per i pianificatori militari, un’anticipazione inquietante della guerra futura.

L’accelerazione della Cina nello sviluppo di armi con l’IA

Negli anni recenti, la Cina ha compiuto progressi notevoli nello sviluppo di sistemi d’arma basati sull’intelligenza artificiale. Al centro di questa evoluzione si trovano i droni e, in particolare, gli sciami di droni autonomi, progettati per combattere, difendere e prendere decisioni tattiche con un intervento umano ridotto al minimo.

Per addestrare queste macchine a muoversi e rispondere in modo efficace in contesti complessi e ostili, gli ingegneri militari cinesi hanno tratto ispirazione da una fonte antica quanto il conflitto stesso: la natura.

Addestrare l’IA militare sul comportamento animale

Stando a brevetti, bandi governativi e documenti di ricerca esaminati dal Wall Street Journal, il fenomeno si sta espandendo in una direzione particolare: lo studio e la replica dei comportamenti animali. Nelle università collegate all’apparato militare, si analizza ad esempio come i falchi scelgano le loro prede per formare droni difensivi, mentre droni offensivi vengono addestrati a sfuggire ai difensori seguendo il comportamento delle colombe.

Questa tipologia di ricerca rappresenta solo una piccola parte di un ecosistema molto più vasto di studi, finanziamenti e applicazioni militari che ruotano attorno alla cosiddetta swarm intelligence, l’intelligenza di sciame. La Cina considera gli sciami di droni una risposta a molteplici problemi strutturali. Da un lato, può sfruttare un enorme vantaggio industriale.

Le fabbriche cinesi producono la maggior parte dei piccoli droni civili e militari a livello mondiale, con costi estremamente ridotti e una capacità di scala che nessun altro Paese riesce a eguagliare. Dall’altro lato, l’ avanzata e l’utilizzo dell’IA permettono di compensare quella che Pechino percepisce come una storica debolezza: la scarsa esperienza di combattimento reale dei propri comandanti e soldati, che non affrontano un conflitto su larga scala dalla fine degli anni Settanta.

Cani robot e sistemi terrestri

In questo contesto si inserisce anche l’utilizzo sempre più evidente di sistemi robotici terrestri. Già nel 2024 è stato presentato un cane robot, equipaggiato con un fucile automatico sulla schiena. Le immagini mostrano anche il cane robot che cammina, salta, si sdraia e si muove all’indietro sotto il controllo di un operatore remoto. In un’esercitazione, il robot spara con un fucile e guida un’unità di fanteria in un edificio simulato.

Il cane è stato affiancato da un quadcopter con armamento simile durante le esercitazioni, che hanno visto le macchine operare al fianco di soldati umani in prove di assalto urbano. Uno scenario che non può essere escluso in caso di una futura operazione militare su Taiwan, dove a un primo sbarco anfibio seguirebbe probabilmente una battaglia nelle aree urbane.

Un robot lupo, nodi di una rete robotica più ampia

Alla grande parata militare dello scorso 3 settembre, in occasione dell’ottantesimo anniversario della vittoria contro il Giappone, è stato mostrato anche un robot armato a forma di lupo. Questi sistemi sono concepiti come nodi di una rete più estesa, collegati a droni aerei e a piattaforme di comando basate su algoritmi. L’obiettivo dichiarato è realizzare una forma di combattimento collaborativo, in cui unità terrestri e aeree autonome condividono informazioni, si supportano reciprocamente e rispondono in tempo reale alle minacce.

L’esercito cinese dispone di sistemi di IA sempre più sofisticati, capaci di fornire ai comandanti una visione in tempo reale del campo di battaglia e di prevedere le mosse nemiche attraverso il targeting predittivo. Da tempo, Xi Jinping sollecita di insistere sullo sviluppo di capacità di combattimento intelligenti e senza equipaggio, di promuovere lo sviluppo coordinato e l’applicazione del sistema informativo di rete. L’ambizione di Pechino, anche attraverso cani robot e droni falco, è quella di avere un esercito capace non solo di abbaiare, ma anche di mordere.

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