Identificata la fonte degli anelli di Saturno, un enigma durato secoli.
Un simbolo iconico del Sistema solare: gli anelli di Saturno, la cui origine è rimasta avvolta nel mistero per secoli. Recentemente, l’enigma sembra essere stato finalmente chiarito grazie a uno studio pubblicato su The Planetary Science Journal e condotto dai ricercatori del Seti Institute di Mountain View, in California.
Le caratteristiche del pianeta
Il pianeta oggetto di questa ricerca, composto principalmente da idrogeno, è quasi dieci volte più grande della Terra ed è circondato da 274 lune, con Titano come la più grande. Ruota rapidamente, quindi un giorno dura 10 ore e mezza, una stagione circa otto anni e un anno corrisponde a 29 anni terrestri.
Gli anelli, che hanno uno spessore di pochi metri, sono costituiti da ghiaccio composto quasi interamente da acqua e da frammenti di polveri accumulate nel tempo: alcuni di essi hanno dimensioni simili a una capocchia di spillo, mentre altri possono essere grandi quanto un autobus.
Per esplorare questo sistema, la National Aeronautics and Space Administration (Nasa), l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) hanno inviato la sonda Cassini-Huygens, attiva in orbita dal 2004 al 2017, che ha fornito una vasta quantità di dati e immagini.
La ricerca precedente
Lo studio attuale si basa su una ricerca precedente, pubblicata nel 2022 su Science e condotta da astronomi statunitensi. Il loro modello suggeriva che una luna di ghiaccio, ora estinta, chiamata Chrysalis, orbitasse attorno al gigante gassoso. Circa 160 milioni di anni fa, si avvicinò troppo e fu distrutta, contribuendo con i suoi detriti alla formazione degli anelli.
Una luna in più
Attualmente, gli esperti sostengono una teoria simile, ma con alcune differenze significative: circa 500 milioni di anni fa esisteva una luna extra ghiacciata, la numero 275, che si scontrò con Titano, perdendo gran parte della sua massa e diventando parte integrante di esso. “Successivamente, Titano stesso potrebbe aver perturbato alcune delle lune interne, innescando ulteriori collisioni. Alcuni dei residui avrebbero poi generato, forse 400 milioni di anni dopo, gli anelli, che avrebbero, quindi, 100 milioni di anni”, spiega Matija Ćuk, autore principale del rapporto e ricercatore dell’istituto statunitense.
Il parere di altri scienziati
“Fino ad ora, le teorie accettate erano due: che le strutture anulari potessero avere solo alcune centinaia di milioni di anni oppure che potessero essersi formate contemporaneamente a Saturno, quindi circa 4,5 miliardi di anni fa”, afferma Linda Spilker, scienziata planetaria al Jet Propulsion Laboratory della Nasa, non coinvolta nello studio. “Ora, questa ricerca fornisce prove convincenti a sostegno della prima”.
“Lo scenario proposto da Ćuk e dai suoi colleghi, oltre a risolvere la questione degli anelli, offre soluzioni anche ad altri problemi finora irrisolti, come l’inclinazione marcata dell’asse di Saturno (circa 27 gradi) e la stabilizzazione delle orbite delle grandi lune”, commenta Carl Murray, professore emerito di matematica e astronomia alla Queen Mary University di Londra, nonché membro del team della missione Cassini. “Delinea una sequenza di eventi complessa, ma altamente plausibile”.
Il modo migliore per verificare questa teoria è utilizzare il Dragonfly della Nasa, un elicottero a propulsione nucleare delle dimensioni di un’automobile che sorvolerà la superficie di Titano e atterrerà in diverse aree per raccogliere e analizzare campioni con i suoi strumenti a bordo. Il lancio è previsto per il 2028 e l’arrivo entro la fine del 2034.
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