Il Capodanno cinese rappresenta un esempio della strategia industriale e tecnologica di Pechino.
Uno screenshot dello spettacolo per il Capodanno cinese (credit CCTV)
Tra la notte del 16 e del 17 febbraio, la Cina, insieme ad altre nazioni asiatiche, ha celebrato il suo Capodanno, dando il benvenuto all’anno del cavallo di fuoco. Questo segno è noto per la sua “dinamicità”, con il presidente Xi Jinping che ha sottolineato le qualità di “energia” e “resilienza” come elementi chiave per il 2026 di Pechino. Per commemorare il Capodanno, le famiglie cinesi si sono riunite come di consueto per cene abbondanti e lo scambio delle “buste rosse”, che contengono denaro e sono considerate portatrici di fortuna.
Un altro elemento fondamentale della tradizione di questa festività è il galà televisivo della CCTV, l’emittente statale della Cina. Questa edizione ha registrato, come sempre, un’enorme audience che si avvicina all’80%, corrispondente a oltre 700 milioni di spettatori. Tuttavia, quest’anno l’evento ha assunto un significato ulteriore, trasformandosi in una dichiarazione programmatica della strategia industriale di Pechino. Insieme a cantanti, attori e ballerini, sono emersi nuovi protagonisti della serata: i robot umanoidi, presentati sul palco come simbolo tangibile delle ambizioni tecnologiche cinesi.
In un anno i robot hanno fatto progressi straordinari
Già lo scorso anno, alcuni modelli di robot umanoidi avevano preso parte a una coreografia di danza insieme a ballerini umani, diretti dal celebre regista cinematografico Zhang Yimou. Tuttavia, quest’anno si è fatto un passo ulteriore. Una delle scene principali del gala si è aperta con una presenza massiccia e coreografata di macchine antropomorfe capaci di danzare, eseguire movimenti coordinati e persino cimentarsi in dimostrazioni di arti marziali accanto a performer umani.
Nel momento più condiviso sui social, i robot di Unitree Robotics (leader nel settore) hanno eseguito mosse di kung fu insieme agli studenti della Henan Tagou Martial Arts School. Tra le altre aziende in evidenza ci sono anche Galbot, Noetix e MagicLab: quattro startup che rappresentano la nuova frontiera della robotica cinese. I loro modelli non si sono limitati a esibizioni decorative: hanno partecipato a sketch comici, performance sincronizzate e sequenze tecnicamente complesse, dimostrando progressi significativi nel controllo motorio, nell’equilibrio dinamico e nell’interazione uomo-macchina. Per garantire la loro presenza e ottenere visibilità, hanno effettuato ingenti investimenti: secondo alcune stime, si arriva a 100 milioni di yuan, circa 12 milioni di euro.
Robot come elemento centrale della narrativa nazionale
Il messaggio è chiaro: la robotica umanoide non è più un esercizio futuristico confinato ai laboratori o alle fiere tecnologiche, ma un elemento centrale della narrativa nazionale riguardante il futuro dell’industria e della manifattura. La decisione di inserire queste macchine nel contesto più popolare e simbolico dell’anno rivela la volontà di normalizzarne la presenza, rendendole familiari al grande pubblico e associando l’innovazione tecnologica al sentimento di orgoglio nazionale. Durante la trasmissione è apparso anche Doubao, assistente di intelligenza artificiale sviluppato da ByteDance, ulteriore indicazione di come l’ecosistema digitale cinese venga integrato nella rappresentazione culturale ufficiale.
Dietro l’estetica spettacolare di robot che eseguono mosse di kung fu o danze sincronizzate si cela una competizione tecnologica globale sempre più intensa. L’umanoide rappresenta una piattaforma che integra hardware avanzato, sensori sofisticati, batterie ad alta densità e, soprattutto, software di intelligenza artificiale in grado di coordinare movimenti complessi in tempo reale. In questo contesto, la performance pubblica diventa una dimostrazione delle capacità di calcolo, di visione artificiale e di apprendimento automatico sviluppate dalle aziende cinesi. Dietro la patina dell’intrattenimento, si configura come una sorta di test di “maturità tecnologica” esibito davanti a un pubblico di massa.
Un’opportunità per chiarire le intenzioni e i programmi del governo
Il galà è da tempo una vetrina delle priorità strategiche del governo. In passato ha celebrato il programma spaziale, l’alta velocità ferroviaria, i droni e le missioni lunari. Oggi la scena è dominata dall’intelligenza artificiale e dalla robotica, nell’espressione mediatica più evidente di una più ampia strategia di politica industriale che punta sull’integrazione tra intelligenza artificiale e manifattura avanzata. Pechino scommette sul fatto che l’automazione e i sistemi intelligenti possano compensare le pressioni strutturali derivanti dall’invecchiamento della popolazione e dalla contrazione della forza lavoro, sostenendo al contempo la competitività globale delle proprie imprese.
Secondo i dati della società di ricerca Omdia, la Cina ha rappresentato il 90% dei circa 13 mila robot umanoidi spediti globalmente nel 2025, una quota che evidenzia un vantaggio schiacciante rispetto ai concorrenti internazionali. Le proiezioni di Morgan Stanley indicano un possibile raddoppio delle vendite fino a 28 mila unità nel 2026. Numeri ancora ridotti in termini assoluti rispetto ad altri segmenti industriali, ma indicativi di una traiettoria di crescita accelerata. E Pechino sta dimostrando di considerare questo un snodo chiave delle sue ambizioni tecnologiche globali.
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