In Italia una startup sceglie sempre una banca fintech (e ottiene più soldi)

In Italia una startup sceglie sempre una banca fintech (e ottiene più soldi) 1

L’innovazione per le istituzioni bancarie non si limita a un tema di efficienza operativa. È, infatti, un elemento cruciale per facilitare l’accesso al credito per le aziende ad alta tecnologia. Maggiore è l’innovazione di una banca e la sua apertura verso il fintech, più diventa l’ente preferito per le imprese innovative. Questo è emerso da uno studio condotto da Bankitalia. Un’analisi basata sui dati della Centrale dei Rischi e della Banca d’Italia ha rivelato aspetti significativi di questo settore nell’economia italiana.

La ricerca identifica come banche Fintech quegli intermediari che hanno investito in progetti digitali con l’intento specifico di migliorare la valutazione del merito creditizio, evolvendosi in autentiche “Monitoring Banks”. Le imprese innovative, d’altra parte, sono riconosciute secondo i parametri dello Startup Act del 2012: realtà emergenti, concentrate sulla ricerca e sviluppo, spesso senza garanzie fisiche e quindi storicamente svantaggiate dai modelli tradizionali di rating.

Imprese innovative: più vulnerabili, ma ricevono maggior supporto

I dati emersi dallo studio tracciano un chiaro profilo della sinergia tra digitalizzazione bancaria e innovazione imprenditoriale. Sebbene le imprese innovative siano intrinsecamente più fragili rispetto a quelle tradizionali — con una media di soli 4 dipendenti, ricavi inferiori ai 300.000 euro e un’età media di 2,8 anni — ricevono dalle banche Fintech un supporto creditizio superiore.

Le analisi mostrano che le così dette “Monitoring Banks” forniscono a queste startup importi di prestiti superiori del 10,9% rispetto agli intermediari tradizionali, nonostante la quasi totale assenza di collaterale fisico (presente solo nel 3,9% dei casi). Questo supporto non si traduce in costi più elevati. Al contrario, le aziende innovative beneficiano di un abbattimento dei tassi di interesse di circa 28,6 punti base. La robustezza di questo ecosistema è confermata dai dati riguardanti la rischiosità. Il monitoraggio tecnologico riduce la probabilità di crediti deteriorati (NPL) dell’1,7%, dimostrando che l’impiego di algoritmi e “hard data” consente una selezione qualitativa più elevata, capace di premiare il merito creditizio anche in assenza di garanzie reali.

Perché esiste questo divario nei finanziamenti. Il ruolo del fintech per le banche

Le motivazioni di questa maggiore inclinazione al finanziamento risiedono nella capacità delle banche Fintech di analizzare dati complessi e flussi informativi in tempo reale. Questo consente di ovviare all’assenza di asset tangibili, come immobili o macchinari, caratteristica delle aziende che basano il loro valore su brevetti e competenze digitali. La tecnologia non solo facilita l’erogazione iniziale, ma stabilizza anche la relazione nel tempo: le startup supportate da banche innovative mostrano infatti una probabilità significativamente inferiore di vedere interrotto il proprio rapporto di credito.

La ricerca smentisce anche la preoccupazione che l’ dei processi possa portare a un incremento dei rischi sistemici. L’assenza di un aumento delle sofferenze gravi suggerisce che gli strumenti Fintech non spingano le banche verso scelte azzardate, ma offrano loro “lenti” più accurate per individuare i progetti con reali prospettive di successo.

In prospettiva, lo studio indica che gli effetti positivi finora osservati potrebbero rappresentare solo un valore minimo. Con l’adozione crescente di queste tecnologie da parte dell’intero sistema bancario e la conseguente riduzione dei costi d’investimento, il Fintech è destinato a diventare il fondamento essenziale per promuovere la crescita delle imprese innovative italiane, garantendo un’allocazione del capitale più efficiente.

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