La dimora tra le nuvole: esplorazione del centro dati europeo di Microsoft in Europa

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Diventano sempre più onerosi, sempre più ecologici e sempre più indispensabili. Nel 2026, i giganti della tecnologia, ovvero Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft, investiranno circa 650 miliardi di dollari in infrastrutture per l’intelligenza artificiale, secondo una previsione di Bridgewater Associates basata sui piani di investimento resi noti dalle aziende. I grandi nomi americani destineranno fondi a data center, GPU, rete elettrica e fonti rinnovabili. Questa somma modifica radicalmente la geografia del cloud e dell’hardware per le imprese, soprattutto in un contesto in cui la collocazione dei centri di calcolo, la “nuvola” del cloud, è diventata cruciale: dai rischi geopolitici legati ai conflitti (con droni kamikaze che colpiscono queste infrastrutture in Medio Oriente) alla sovranità dei dati, fondamentale per Bruxelles e per le aziende europee.

In Europa, Microsoft possiede uno dei suoi centri di calcolo più significativi, recentemente aperto alla stampa per la prima volta. Si tratta del data center di Grange Castle, situato alla periferia di Dublino, in Irlanda. Un impianto di “hyperscale” (ossia un centro di calcolo di grandi dimensioni), parte della rete europea di cloud e Azure di Microsoft. Inaugurato nel luglio 2009, è stato presentato come il primo data center di Microsoft al di fuori degli Stati Uniti, con un investimento iniziale di circa 500 milioni di euro. Da allora, ha subito numerosi ampliamenti (con nuove fasi e strutture) per far fronte alla crescente domanda di servizi cloud come Azure e Office 365 in Europa, Medio Oriente e Africa.

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In Europa, Microsoft sta potenziando la sua rete di data center in diverse aree, con l’intento di più che raddoppiare la capacità cloud entro il 2027 e di raggiungere decine di regioni cloud e centinaia di strutture in tutto il continente. Insieme alle politiche di espansione regionale, che rispondono alle esigenze legali dell’Unione europea per garantire il controllo “sovrano” dei dati (ossia le informazioni delle aziende e dei cittadini europei devono rimanere in Europa, gestite da personale europeo e fisicamente distinte dalla gestione “internazionale”), c’è anche il dato ambientale. Microsoft ha già raggiunto obiettivi molto ambiziosi e si pone traguardi ancora più elevati. Ma come è strutturato il data center di Microsoft a Grange Castle?

Dentro la nuvola

L’aspetto fisico ricorda una piccola città industriale silenziosa: edifici modulari di grandi dimensioni, strade interne ben ordinate, un continuo ronzio di ventilazione che si percepisce appena si apre la porta di un corridoio di rack. Le file di server sono disposte in navate di lamiera e cavi, illuminate da luci fredde, e ognuna di esse gestisce il carico di lavoro di migliaia di aziende, la contabilità di uffici pubblici, i sistemi di prenotazione di ospedali. Il cloud, nella sua forma fisica, ovvero “il computer di qualcun altro” (specificamente: Microsoft), assomiglia a una cattedrale laica dell’elaborazione dati: l’architettura non concede nulla all’estetica, ma emana precisione ingegneristica.

L’alimentazione elettrica è organizzata per non lasciare nulla al caso. Due linee di distribuzione indipendenti alimentano ciascuna fila di rack: se una si interrompe, l’altra subentra senza alcuna interruzione. Quando anche l’alimentazione esterna viene meno, si attivano generatori di riserva alimentati con olio vegetale idrogenato (HVO), un combustibile che riduce le emissioni di carbonio di circa il 90% rispetto al diesel tradizionale: una scelta adottata già nel 2005, ben prima che la sostenibilità diventasse un tema obbligatorio nei bilanci aziendali. Tra la rete e i generatori si trovano sistemi di alimentazione ininterrotta (UPS) che stabilizzano la corrente e coprono i pochi secondi di transizione. Il risultato è una disponibilità di servizio pari al 99,999%: cinque “nove”, nel gergo del settore, che corrispondono a poco più di cinque minuti di inattività all’anno.

Verde per davvero

Il primato ambientale del campus di Dublino non è solo una dichiarazione: nel 2025 Microsoft ha raggiunto l’obiettivo di coprire il 100% del proprio consumo elettrico globale con energia rinnovabile, un traguardo certificato da audit ufficiali. Per l’Irlanda, il percorso è stato costruito nel tempo attraverso accordi di acquisto di energia (PPA) che ammontano a un gigawatt di capacità rinnovabile sulla rete irlandese, di cui 600 megawatt già operativi. Il campus di Dublino funge anche da laboratorio: il sistema di batterie sviluppato qui, che stabilizza la frequenza della rete elettrica irlandese assorbendo picchi e cedendo riserva nei momenti di variabilità eolica, sarà esportato in Danimarca, Svezia e entro il prossimo anno.

Melanie Nakagawa, Chief Sustainability Officer di Microsoft, non mezzi termini riguardo alla tensione tra crescita e ambiente: «Abbiamo costruito strategie pensate per durare attraverso i cicli geopolitici, non per un singolo anno o una singola elezione. L’obiettivo al 2030 non è negoziabile, qualunque cosa accada attorno a noi».

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Una posizione che suona meno come una promessa aziendale e più come una dichiarazione strutturale: il traguardo del 100% di energia rinnovabile raggiunto nel 2025, dopo dieci anni di contratti pluriennali su solare ed eolico, è il precedente che rende credibile il resto, nonostante i venti contrari alla sostenibilità dell’attuale amministrazione Usa.

Il tema dell’acqua è altrettanto fondamentale. Il raffreddamento di tutto il campus utilizza l’aria esterna, abbondantemente fresca nel clima irlandese per quasi tutto l’anno: il ricorso a sistemi di umidificazione avviene solo quando la temperatura supera i 29,4 gradi Celsius, evento che a Dublino si verifica circa due volte l’anno. Il consumo idrico complessivo dell’impianto equivale a quello di circa 44 abitazioni domestiche. Sotto il campus, serbatoi interrati raccolgono oltre cinque milioni di litri di acqua piovana riutilizzata negli impianti ausiliari. I nuovi edifici dedicati all’AI adottano sistemi di raffreddamento completamente a secco, azzerando il prelievo idrico. L’obiettivo al 2030 è essere “water positive”, cioè restituire all’ambiente più acqua di quanta ne venga consumata.

La fabbrica di competenze

Il campus non è solo hardware. In un edificio separato dal rumore delle sale server, una Data Centre Academy forma tecnici provenienti dagli istituti tecnici locali: il programma, attivo in Irlanda dal 2018 in collaborazione con tre scuole della regione, ha già formato oltre 200 studenti, molti dei quali sono stati assunti direttamente in ruoli operativi nel sito. Le 19 accademie simili distribuite in Europa hanno complessivamente formato circa 2.000 studenti in cinque anni, seguendo una logica che ricorda più una filiera industriale integrata che un programma di responsabilità sociale d’impresa.

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L’hardware stesso è oggetto di gestione circolare: ogni cinque o sei anni i server vengono dismessi, i componenti riciclabili separati e donati a scuole e organizzazioni no-profit, mentre il resto viene avviato a riciclo contrattualizzato. Il ciclo di sostituzione, continuo come la verniciatura di un ponte, è gestito da un centro di economia circolare interno al campus. Per ogni componente che potrebbe aver memorizzato dati dei clienti, la procedura è rigorosa: “frantumazione certificata” all’interno dell’edificio, con tracciabilità garantita da telecamere a circuito chiuso, e interruzione immediata in caso di qualsiasi anomalia nella catena di custodia.

La sovranità dei dati

Il tema geopolitico è indissolubile dall’architettura fisica. Il 90% delle aziende Fortune 500 utilizza servizi Microsoft Cloud, e la domanda europea di capacità locale, spinta dalle normative comunitarie sulla residenza dei dati, cresce più rapidamente di quanto Microsoft riesca ad ampliare le sue strutture. Il campus di Dublino è uno dei più grandi del continente e continua a essere ampliato dopo una breve pausa regolamentare imposta dal governo irlandese per definire criteri certi sullo sviluppo energetico. La strategia di Microsoft si articola attorno al principio di “applicabilità globale e impatto locale”: gli obiettivi di sostenibilità vengono adattati alle politiche energetiche di ciascun Paese, contribuendo, ad esempio, al target irlandese dell’80% di rinnovabili entro il 2030. Non si tratta di filantropia: è un prerequisito per continuare a costruire.

Nel frattempo, nella piccola cittadina industriale di Grange Castle, i suoi silenziosi abitanti, ovvero i server, continuano a elaborare i dati di tutta Europa. È la casa della nuvola, forse la cattedrale del nostro tempo: astratta e inaccessibile ai comuni mortali.

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