La spesa per la tecnologia supererà quella destinata alla difesa. Ecco il nuovo piano di Pechino.

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Il presidente cinese Xi Jinping preme il pulsante verde mentre vota durante la sessione di chiusura dell’Assemblea del popolo, tenutasi alla Grande Sala del Popolo il 12 marzo 2026 a Pechino, in Cina 

Uno dei principali motori del nuovo modello di sviluppo voluto da Xi Jinping. Allo stesso tempo, rappresenta un elemento di rischio che necessita di essere regolato attraverso forme di governance innovative. La visione binaria continua a influenzare l’approccio della Cina nei confronti dell’intelligenza artificiale (IA), sebbene l’aspetto legato all’innovazione e all’applicazione pratica sembri predominare.

Certamente, l’IA ha avuto un ruolo centrale durante le “due sessioni”, le assemblee annuali dell’Assemblea Nazionale del Popolo e della Conferenza Consultiva del Popolo, i due principali organi legislativi e consultivi a livello nazionale. Gli incontri, che hanno visto la partecipazione a Pechino di migliaia di delegati locali e figure di spicco del panorama imprenditoriale e sociale del Paese, si sono conclusi giovedì 12 marzo con l’approvazione del piano quinquennale 2026-2030 e di una serie di altre normative.

I documenti e le discussioni avvenute nei nove giorni dell’evento hanno chiaramente evidenziato che la tecnologia, e in particolare l’IA, è diventata il fulcro della strategia economica, industriale e geopolitica della Cina per il futuro prossimo.

La tecnologia è considerata un paradigma attraverso il quale ristrutturare l’intero sistema produttivo, ridefinire il modello di crescita e rafforzare l’autonomia strategica del Paese in un contesto internazionale sempre più competitivo. La leadership cinese vede l’IA come uno strumento fondamentale per la trasformazione industriale e un settore che richiede nuove forme di governance, regolamentazione e gestione dei rischi sociali.

Investimenti per un nuovo modello di sviluppo

Negli ultimi decenni, la crescita della Cina è stata principalmente sostenuta da investimenti in infrastrutture e nel settore immobiliare. Questo modello ha progressivamente rivelato i suoi limiti, sia a causa dell’indebitamento accumulato sia per il rallentamento della domanda interna.

Durante le due sessioni è emersa chiaramente l’intenzione di accelerare una transizione verso un’economia guidata dall’innovazione tecnologica. La nuova strategia di sviluppo prevede che la crescita futura sia alimentata da settori ad alta intensità tecnologica, come microchip, robotica, biotecnologie, calcolo quantistico e infrastrutture digitali avanzate. In questo contesto, l’intelligenza artificiale rappresenta la tecnologia trasversale in grado di integrare e potenziare tutti questi ambiti.

Il governo ha annunciato un incremento significativo degli investimenti pubblici in scienza e tecnologia, con una spesa prevista di circa 1300 miliardi di yuan nel 2026 (equivalente a 165 miliardi di euro). Si tratta della crescita percentualmente più elevata tra le voci di spesa: +10,4% rispetto al +7% del budget militare.

L’investimento si inserisce nel contesto del nuovo piano quinquennale, che mira a rafforzare l’intera “catena dell’innovazione”, dalla ricerca di base allo sviluppo industriale, fino alla commercializzazione delle tecnologie. L’obiettivo è creare un ecosistema capace di trasformare rapidamente i risultati scientifici in applicazioni industriali e prodotti di mercato. In altre parole: l’IA deve essere sviluppata non per un’innovazione tecnologica fine a se stessa, ma la Cina la considera un’infrastruttura destinata a rimodellare l’intero sistema economico e produttivo.

Le applicazioni industriali: AI Plus

L’iniziativa “AI Plus”, avviata nei mesi scorsi, è inserita tra le iniziative strategiche del nuovo piano. Il piano prevede l’impiego dell’IA per sviluppare nuovi modelli o piattaforme digitali, ma anche e soprattutto per trasformare industrie tradizionali come la manifattura, la logistica, l’energia, la sanità e l’istruzione.

L’obiettivo è passare da una fase di digitalizzazione a una fase di autentica “intelligentizzazione” dei processi produttivi, in cui sistemi capaci di apprendere e adattarsi ottimizzano automaticamente la produzione, la gestione delle catene di approvvigionamento e la distribuzione dei servizi.

I dirigenti cinesi sono convinti che il vantaggio competitivo di Pechino risieda nella capacità di applicare l’intelligenza artificiale su larga scala all’interno di un sistema industriale vasto e altamente diversificato. E intendono dare ulteriore impulso a questo processo.

La Cina dispone di una vasta base produttiva, milioni di imprese manifatturiere e una rete infrastrutturale digitale tra le più estese al mondo. Questo contesto crea un numero quasi illimitato di scenari applicativi per l’IA, dalla manutenzione predittiva delle macchine industriali alla gestione intelligente della logistica e della distribuzione.

Durante le due sessioni è stato evidenziato che la Cina ha già realizzato oltre 43 mila fabbriche intelligenti, ma che la maggior parte di esse utilizza ancora prevalentemente tradizionale e software industriale. Il passo successivo sarà integrare sistemi di intelligenza artificiale in grado di percepire l’ambiente produttivo, analizzare dati in tempo reale e prendere decisioni operative. L’obiettivo finale è arrivare a sistemi industriali capaci di auto-ottimizzare la produzione e adattarsi autonomamente alle variazioni della domanda o alle interruzioni nelle catene di approvvigionamento.

Il nodo energetico

Previsti anche ingenti investimenti nella costruzione di infrastrutture di calcolo ad alte prestazioni. La Cina ha sviluppato una rete nazionale di centri di calcolo e cluster di supercomputer destinati all’addestramento di modelli di intelligenza artificiale su larga scala. Questa strategia include anche il progetto noto come “East Data, West Computing”, che mira a trasferire l’elaborazione dei dati verso regioni con maggiore disponibilità energetica e costi più contenuti.

In questo ambito, la Cina ritiene di avere un vantaggio significativo grazie alla propria capacità di produzione di energia rinnovabile. Il gigante asiatico è il principale produttore mondiale di energia solare ed eolica e ha costruito ampie infrastrutture di trasmissione elettrica ad alta tensione che collegano le regioni occidentali ricche di risorse energetiche con i centri industriali dell’est. Questa disponibilità di energia è considerata fondamentale per l’espansione dell’intelligenza artificiale.

Open source e governance

Dalle due sessioni emerge anche l’indicazione di puntare sui modelli open source, un modo per mobilitare le competenze di una vasta comunità di ricercatori e sviluppatori, ma anche per ampliare la propria influenza tecnologica globale, offrendo alternative più accessibili ai Paesi emergenti.

Le riunioni di Pechino hanno dedicato ampio spazio alla questione della governance dell’IA. Negli ultimi anni, la Cina ha già introdotto diverse normative per regolamentare tecnologie come i sistemi di riconoscimento facciale, la generazione di contenuti sintetici e i servizi di intelligenza artificiale generativa. Emergere ora l’intenzione di rafforzare ulteriormente questo quadro normativo, creando un sistema di regolazione che copra l’intero ciclo di vita delle tecnologie di IA: dai dati utilizzati per l’addestramento degli algoritmi fino alle applicazioni finali. Tra le proposte discusse vi è la creazione di standard nazionali per la sicurezza degli algoritmi, sistemi di certificazione per le applicazioni ad alto rischio e meccanismi di monitoraggio continuo delle tecnologie emergenti.

Il rischio della sostituzione del lavoro

Un altro tema centrale emerso durante le due sessioni riguarda il rapporto tra intelligenza artificiale e occupazione. La leadership cinese è consapevole che l’automazione potrebbe avere un impatto significativo sul mercato del lavoro, soprattutto in un Paese che ogni anno produce milioni di nuovi laureati e che ospita una vasta popolazione di lavoratori . Il governo ha ribadito la priorità della cosiddetta “strategia dell’occupazione al primo posto”, che mira a garantire stabilità sociale anche durante la trasformazione tecnologica.

Secondo il ministero delle Risorse Umane, l’intelligenza artificiale non dovrebbe essere considerata solo come una minaccia per i posti di lavoro esistenti, ma anche come un potenziale motore per la creazione di nuove professioni. Il governo promette politiche pubbliche volte a facilitare la transizione verso nuovi ruoli attraverso programmi di formazione, stage universitari e politiche di riqualificazione professionale.

Particolare attenzione viene riservata ai giovani laureati, che nel 2026 supereranno i 12 milioni, e ai lavoratori delle industrie tradizionali che potrebbero essere maggiormente esposti all’automazione. Il governo prevede di potenziare i programmi di formazione tecnica e digitale, promuovendo competenze legate all’intelligenza artificiale e alla collaborazione uomo-macchina. Allo stesso tempo, alcuni analisti sostengono che l’impatto dell’IA sul lavoro potrebbe rivelarsi più complesso di quanto suggeriscano le narrative ufficiali.

Giustizia e forze armate

Un altro settore in cui le autorità cinesi stanno definendo linee guida chiare riguarda l’impiego dell’intelligenza artificiale nel sistema giudiziario. Negli ultimi anni, molti tribunali hanno sperimentato sistemi di supporto basati su IA per analizzare documenti legali, trascrivere udienze e suggerire sentenze basate su precedenti simili. Durante le due sessioni, il presidente della Corte Suprema ha affermato che questi strumenti devono però avere un ruolo puramente assistivo, con le decisioni giudiziarie che dovranno rimanere responsabilità esclusiva dei giudici.

Non sono mancati riferimenti anche al settore militare. “La Cina ritiene che la supremazia umana debba essere preservata nelle applicazioni militari dell’IA e che tutti i sistemi d’arma pertinenti debbano essere posti sotto il controllo umano”, ha dichiarato il ministero della Difesa durante una sessione dedicata all’argomento. Un chiaro riferimento al presunto utilizzo dell’IA da parte degli Stati Uniti per attaccare l’Iran. In realtà, la stessa Cina sta portando avanti un’ampia e costante intelligentizzazione delle sue forze armate, la cui presenza alle due sessioni è stata ridotta dalle recenti indagini ed espulsioni che hanno coinvolto anche il super generale Zhang Youxia, numero due della Commissione militare centrale presieduta dallo stesso Xi.

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