L’approccio cinese verso gli umanoidi: maggiore enfasi sull’adozione pratica e minore focus sullo spettacolo tecnologico.

L'approccio cinese verso gli umanoidi: maggiore enfasi sull'adozione pratica e minore focus sullo spettacolo tecnologico. 1

Nel 2013, Wang Xingxing era uno studente universitario con una forte passione per l’equilibrio. Come può un dispositivo non cadere quando il terreno sotto di esso cambia? Nel piccolo laboratorio in cui lavorava al suo progetto di laurea, ha realizzato quasi autonomamente un prototipo di robot quadrupede utilizzando componenti relativamente economici, stampanti 3D e motori modificati. Non disponeva di un grande laboratorio né di una multinazionale alle spalle. Aveva un’idea: rendere la robotica dinamica accessibile, riducendo notevolmente i costi. Quel prototipo sarebbe diventato il fondamento di Unitree Robotics.

Attualmente, Unitree è uno dei principali attori nell’avanzata della Cina nel settore dei robot umanoidi, presentata con orgoglio e ambizione durante il recente gala televisivo del Capodanno cinese. Negli ultimi anni, la Cina è emersa come uno dei centri leader a livello mondiale per lo sviluppo e la produzione di robot umanoidi, riuscendo a dominare non solo il mercato interno, ma anche a conquistare una significativa quota di quello globale in termini di volumi di produzione e presenza industriale. Nel 2025, infatti, le aziende cinesi hanno rappresentato la maggior parte delle spedizioni globali di robot umanoidi, con stime che indicano circa 13.000 unità consegnate in tutto il mondo e una crescita notevole rispetto all’anno precedente, segno che il settore è passato da una fase iniziale a quella di industrializzazione su larga scala.

La spinta verso i robot umanoidi in Cina fa parte di una strategia molto più ampia, radicata in piani di sviluppo tecnologico come il “Made in China 2025” e nei più recenti programmi per promuovere l’intelligenza artificiale “incarnata”, ovvero l’integrazione profonda tra capacità di calcolo IA e abilità fisica dei robot. Da questo è emersa una costellazione di startup e aziende che mirano a rendere i robot umanoidi strumenti utili nei contesti industriali, commerciali e dei servizi. E già lo stanno facendo.

Unitree è uno dei principali motori di questo processo. I suoi modelli G1 e H1 sono diventati noti al grande pubblico dopo le esibizioni al Gala del Festival di Primavera, dove hanno danzato e simulato movimenti ispirati alle arti marziali. Grazie anche alla sua capacità di presentare robot relativamente accessibili (in alcuni casi modelli entry-level con prezzi molto inferiori rispetto agli standard di mercato), Unitree si è affermata come uno dei protagonisti nella diffusione dei robot umanoidi anche tra sviluppatori e comunità di ricerca.

Un altro pilastro di questo ecosistema è UBTech Robotics, con sede a Shenzhen. L’azienda ha una storia più lunga e un profilo più consolidato nelle applicazioni pratiche dei robot umanoidi, spingendo questi dispositivi oltre il semplice intrattenimento. I suoi modelli, come il Walker S2, sono stati progettati per contesti industriali e logistici: possono sollevare carichi, effettuare operazioni di ispezione e persino essere programmati per attività complesse in ambienti produttivi. Nel 2026, l’azienda ha anche annunciato collaborazioni con gruppi globali del settore aerospaziale, come Airbus, per esplorare l’integrazione dei suoi robot nella produzione di aeromobili.

Un terzo gruppo di rilievo è AgiBot, con sede a Shanghai, che è emersa rapidamente come leader per volumi di produzione, con oltre 5100 unità spedite nel 2025. A differenza di altri concorrenti, AgiBot ha puntato sin dall’inizio su robot progettati per uso commerciale e di servizio, con tecnologie che integrano IA avanzata e capacità di navigazione autonoma.

Nel segmento delle startup ad alta crescita si distingue EngineAI, che in meno di due anni ha sviluppato modelli capaci di movimenti spettacolari, come calci di arti marziali con coppie elevate. Il robot T800, secondo quanto riportato dalla stampa internazionale, dovrebbe entrare in produzione nel 2026. EngineAI beneficia dell’ecosistema del Delta del Fiume delle Perle: fornitori di attuatori, batterie, sensori e lavorazioni di precisione sono concentrati in pochi chilometri, riducendo notevolmente i tempi di prototipazione.

Galbot, con sede a Pechino e focalizzata su robot general-purpose dotati di modelli IA multimodali, ha raccolto ingenti investimenti privati e sta sviluppando collaborazioni per applicazioni in contesti commerciali e educativi. Leju Robotics e altre startup stanno esplorando nicchie specifiche, dall’assistenza domestica all’automazione industriale, spesso con modelli che combinano intelligenza visiva, linguaggio e azione per interagire in modo più versatile con gli ambienti umani.

Molte aziende stanno considerando la quotazione in borsa come passo strategico per finanziare ulteriori investimenti e consolidare la propria posizione. Alcune, come Unitree e Deep Robotics, hanno già presentato documentazioni per la quotazione sul mercato A-share cinese, mentre altre puntano a mercati più interconnessi a livello globale come Hong Kong.

Il sostegno finanziario è trasversale: JD.com ha guidato round in diverse startup, Lenovo ha investito in oltre venti imprese robotiche, Tencent e Ant Group hanno effettuato investimenti multipli. Non va trascurato il ruolo dei grandi conglomerati industriali. Midea Group ha presentato MIRO U, un umanoide a sei braccia progettato non per imitare l’uomo, ma per superarlo in efficienza su linee produttive, con miglioramenti stimati del 30% nelle operazioni di assemblaggio. È un esempio di come l’industria tradizionale stia integrando la robotica anziché affidarsi esclusivamente a startup esterne.

Il risultato è un ecosistema estremamente denso in cui dimostrazione pubblica, sperimentazione industriale e raccolta di capitali procedono in parallelo. E che, secondo diversi analisti, potrebbe collocare la Cina in una posizione di vantaggio nella competizione con gli Stati Uniti.

Nella Silicon Valley e negli , il vantaggio storico risiede nell’ecosistema di ricerca e sviluppo, che rimane anche oggi molto forte nella ricerca di base, nell’intelligenza artificiale avanzata e nello sviluppo di modelli software sofisticati. Dal punto di vista tecnologico puro, i laboratori e le startup statunitensi spesso vantano prototipi con prestazioni superiori su specifiche metriche di mobilità, equilibrio dinamico e IA all’avanguardia. In Cina, il vantaggio competitivo risiede invece nella produzione su larga scala, nell’integrabilità in ambienti reali, nei capitali disponibili e nella rapidità di esecuzione.

Negli Stati Uniti, la narrativa predominante è quella del salto tecnologico: creare il robot più avanzato possibile e poi trovare il mercato. In Cina, il percorso è inverso: identificare un’esigenza industriale specifica e progettare un umanoide sufficientemente capace, ma soprattutto abbastanza economico, da soddisfarla su larga scala.

I commenti sono chiusi.

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accept Read More