L’IA nel mondo: cresce l’adozione ma aumenta anche il divario tra Nord e Sud del globo
Illustrazione creata con ChatGpt
La seconda edizione del AI Diffusion Report, lo studio del Microsoft AI Economy Institute che analizza la diffusione dell’intelligenza artificiale e offre un’analisi delle tendenze relative a questa tecnologia, mostra che l’impiego dell’IA nel mondo continua a crescere. Tuttavia, i dati non rivelano un’accelerazione drammatica.
Entro la seconda metà del 2025, l’adozione globale degli strumenti di IA generativa – come i chatbot e i generatori di immagini capaci di creare testi, codice o contenuti creativi – raggiunge il 16,3%, rispetto al 15,1% della prima metà dell’anno: +1,2 punti percentuali.
In altre parole, circa una persona su sei nel mondo utilizza attualmente questi strumenti per studiare, lavorare o affrontare problemi.
Il punto cruciale, però, è che questa crescita si verifica con un’asimmetria sempre più marcata.
Il report quantifica la “diffusione” come la percentuale di persone che hanno utilizzato un prodotto di IA generativa nel secondo semestre del 2025, stimandola attraverso dati di telemetria Microsoft aggregati e anonimizzati, successivamente corretti per fattori come la penetrazione di internet, la quota di mercato dei dispositivi e la popolazione dei vari Paesi.
Questa metodologia consente confronti internazionali e mette in luce il trend: nel Nord globale, l’adozione sale al 24,7% della popolazione in età lavorativa, mentre nel Sud globale si ferma al 14,1%. Il divario aumenta da 9,8 a 10,6 punti percentuali in sei mesi.
L’Italia: crescita lenta ma costante
All’interno di questa curva globale, l’Italia avanza con un ritmo costante: dal 25,8% al 27,8% nel 2025, quindi +2 punti nel secondo semestre.
Questo dato colloca il Paese in una posizione “intermedia” tra chi guida e chi insegue: non ci troviamo nel gruppo di testa, ma nemmeno tra i mercati in cui l’IA è vista come un oggetto lontano, costoso o difficile da utilizzare.
I Paesi leader: dove l’IA è già una politica pubblica
La classifica dei Paesi con la maggiore diffusione risente, in parte, delle decisioni prese “prima” che l’IA diventasse mainstream con l’arrivo di ChatGpt a novembre del 2022.
In testa ci sono gli Emirati Arabi Uniti con 64% (+4,6 punti), seguiti da Singapore con 60,9%. Poi Norvegia (46,4%), Irlanda (44,6%), Francia (44%) e Spagna (41,8%).
Il report di Microsoft attribuisce questa leadership a tre fattori: investimenti anticipati in infrastrutture digitali, programmi di formazione (skilling) e l’adozione da parte delle istituzioni governative. Il risultato è un ecosistema in cui l’IA è una tecnologia che va oltre i chatbot e viene integrata in servizi pubblici, istruzione, aziende e procedure quotidiane.
Il paradosso americano: primi nell’IA, non nell’uso
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda gli Stati Uniti.
Il report evidenzia che la leadership in infrastrutture e nello sviluppo dei modelli “all’avanguardia” (i modelli più sofisticati) non assicura automaticamente un’ampia adozione.
Gli USA, nonostante siano centrali nell’innovazione, scendono dal 23° al 24° posto nella classifica dei Paesi in cui si utilizza l’intelligenza artificiale, con un tasso di utilizzo del 28,3% tra la popolazione in età lavorativa.
È un promemoria importante: la diffusione non dipende esclusivamente dall’offerta tecnologica, ma anche da abitudini, fiducia, accessibilità e – spesso – da quanto l’IA riesca a diventare uno strumento quotidiano, integrato nelle routine anziché rimanere una novità per esperti.
La Corea del Sud: lingua, politiche, e un momento virale
La narrazione più dinamica del 2025, secondo Microsoft, è quella della Corea del Sud: in sei mesi avanza di sette posizioni nella classifica (dal 25° al 18°) e cresce dal 25,9% al 30,7% (+4,8 punti).
Qui il report offre una spiegazione “su tre livelli”.
Primo: politiche pubbliche che accelerano l’integrazione dell’intelligenza artificiale. Secondo: miglioramento delle capacità dei modelli nella lingua coreana, che rende gli strumenti veramente utili nella vita quotidiana (scrittura, traduzione, analisi). Terzo: un detonatore culturale – la viralità di immagini “in stile Ghibli” create con strumenti consumer – che induce milioni di persone a provare l’IA per la prima volta e, in molti casi, a superare la moda del momento.
DeepSeek: l’IA che cresce dove gli altri non arrivano
Se la Corea del Sud illustra come l’IA si diffonda quando “funziona bene” nella lingua e nelle istituzioni, DeepSeek – un modello di intelligenza artificiale sviluppato in Cina e reso disponibile in forma aperta e gratuita – rappresenta l’altra faccia del fenomeno: cosa accade quando l’IA diventa gratuita e accessibile, soprattutto nei mercati che storicamente rimangono esclusi dai grandi servizi occidentali.
Nel report, DeepSeek è descritta come una piattaforma open source che ha guadagnato terreno grazie a due strategie: il rilascio del modello con licenza MIT – che permette l’uso, la modifica e la redistribuzione del software anche per scopi commerciali – e il suo chatbot gratuito, due elementi che hanno abbattuto le barriere economiche e tecniche.
La sua adozione rimane bassa in Nord America ed Europa, ma cresce in modo significativo in Paesi come Cina, Russia, Iran, Cuba, Bielorussia e in diverse aree dell’Africa, dove i competitor occidentali sono meno accessibili o soggetti a restrizioni.
Qui emerge un aspetto che il report sottolinea in modo particolare: l’IA, oggi, è anche uno strumento di influenza. Se l’adozione segue l’accesso, allora piattaforme aperte e facilmente distribuibili possono diventare un vettore geopolitico, specialmente in regioni dove la prima ondata di intelligenza artificiale – quella dei grandi fornitori – è arrivata tardi o non è mai giunta.
La posta in gioco: non solo innovazione, ma equità
Nel settore dell’IA, la prossima ondata di utenti potrebbe provenire da comunità che storicamente hanno avuto un accesso limitato al progresso tecnologico. Tuttavia, ciò non garantisce automaticamente un riequilibrio.
Se il mercato spinge l’adozione dove è più semplice monetizzare, e la geopolitica spinge l’adozione dove è più utile influenzare, il rischio è che la diffusione dell’IA aumenti insieme alle disuguaglianze.
Per questo motivo, il report di Microsoft, pur celebrando l’accelerazione, sottolinea la sfida dei prossimi anni: garantire che l’innovazione si diffonda in modo da ridurre i divari, tra Paesi, tra lingue, tra chi può permettersela e chi rimane escluso, evitando che proprio queste disparità diventino l’infrastruttura invisibile su cui si reggeranno il lavoro e l’istruzione del futuro.