L’ICE utilizza un’applicazione sviluppata da Palantir per identificare ed allontanare gli immigrati.
Agenti federali lanciano gas lacrimogeni durante una protesta a Minneapolis, Minnesota, Stati Uniti, il 14 gennaio 2026.
Una delle aziende più rinomate e influenti nel settore tecnologico globale è stata coinvolta in una controversia dopo che gli agenti federali hanno ucciso sabato scorso a Minneapolis Alex Pretti. Palantir, fondata da Peter Thiel, è diventata un simbolo del nuovo accordo tra imprese tecnologiche e governo statunitense e sta sviluppando uno strumento per l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) che permette di generare mappe con possibili obiettivi per le espulsioni.
Il funzionamento di ELITE, l’app creata da Palantir per la polizia anti immigrazione
L’applicazione elaborata da Palantir si chiama Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement (acronimo ELITE). Utilizza i dati del Dipartimento della Salute per identificare e segnalare individui che potrebbero trovarsi negli Stati Uniti senza residenza o permesso di soggiorno. La prima menzione di Elite è stata fatta da 404 Media, una testata giornalistica indipendente specializzata in tecnologia, sicurezza informatica e diritti digitali. Di fatto, Elite trasforma dati non elaborati in intel operativa.
Secondo quanto riportato dai media statunitensi, il software aggrega e incrocia informazioni governative (come i dati di Medicaid) con dati commerciali, inclusi segnali GPS, cronologie di navigazione e informazioni provenienti dai lettori di targhe. Questi dati alimentano una “mappatura geospaziale” dinamica: invece di limitarsi a elenchi testuali, il software visualizza i soggetti su una mappa digitale, consentendo agli agenti di delimitare aree specifiche e osservare la densità dei target in tempo reale.
Per migliorare l’efficacia degli interventi, Elite attribuisce a ogni indirizzo un punteggio (da 0 a 100), che valuta la probabilità statistica che la persona cercata si trovi effettivamente in quel luogo. Questo approccio permette di identificare zone ad alta densità che l’ICE utilizza per pianificare operazioni su larga scala.
L’integrazione dei dati e IA, nuova risorsa per la polizia USA
L’unione dei dati e delle risorse informatiche da parte del governo federale statunitense è iniziata nel 2001 con il Patriot Act, risposta all’attentato alle Torri Gemelle, che avrebbe dovuto promuovere un maggiore scambio di informazioni tra le agenzie americane (in particolare Fbi, Cia e Nsa).
Da allora, l’integrazione dei ‘silos’ di dati è proceduta di pari passo con l’evoluzione tecnologica. Oggi, la loro integrazione predittiva ha subito un notevole impulso grazie all’uso dell’Intelligenza artificiale. Ed è qui che si manifesta il rischio. Il governo statunitense, infatti, può utilizzare dati raccolti per scopi medici per fini di repressione e controllo del territorio. Critici e organizzazioni per i diritti civili sostengono che il sistema trasforma di fatto intere città o quartieri in zone di sorveglianza continua.
404 Media ha dimostrato che la collaborazione tra Palantir e l’ICE include la creazione di “piste operative” (leads) affinché le forze dell’ordine possano rintracciare le persone da espellere e la gestione della logistica del piano di espulsione di massa di Trump. Questi documenti offrono una nuova prospettiva su un aspetto finora poco chiaro della volontà dell’amministrazione Trump: l’intenzione di sfruttare i dati per attuare il proprio programma anti-immigrazione.
Palantir ha cercato di anticipare le polemiche. La denuncia della EFF
Palantir era consapevole che collaborare con l’ICE potesse trasformarsi in un boomerang, almeno per quanto riguarda la reputazione dell’azienda. Per prepararsi a questa eventualità, avrebbe predisposto per i propri dipendenti delle “FAQ” (domande frequenti) da inoltrare a amici o familiari che iniziassero a porre domande sul lavoro dell’azienda con l’ICE.
La scorsa estate, un report della Electronic Frontier Foundation (EFF), principale organizzazione non-profit dedicata alla protezione dei diritti civili nel contesto digitale, ha descritto in modo piuttosto dettagliato ciò che sarebbe accaduto nei mesi seguenti. L’aggregazione di dati a livello nazionale su singole persone, residenza, tasse versate, nazionalità e fedina penale, avrebbe potuto trasformarsi in un’arma pericolosa per i diritti.
Nelle parole della sua direttrice, Cindy Cohn: “Sebbene presentato con il linguaggio rassicurante dell’eliminazione dei ‘silos di dati’ governativi, questo piano calpesta la vostra privacy e sicurezza. È un ritorno ai progetti di ‘Total Information Awareness’ dei primi anni 2000, giustamente derisi e interrotti — almeno pubblicamente — dopo le massicce proteste dell’opinione pubblica e di esponenti chiave del Congresso. È tempo di protestare di nuovo”. Appello rimasto inascoltato allora, oggi drammaticamente attuale.
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