L’intelligenza artificiale ambisce a diventare il sistema operativo per gli avvocati in Europa.
Da sinistra, Andrea Lonza, Martina Domenicali, Paolo Fois
Esistono startup che considerano l’espansione in Europa come un obiettivo remoto, qualcosa da posticipare al prossimo round di finanziamento, all’anno successivo o al nuovo CEO. D’altro canto, ci sono quelle che intraprendono realmente questo percorso — con team locali e clienti paganti — e lo fanno con una rapidità sorprendente. Lexroom appartiene a questa seconda categoria. Fondata nel 2023 da tre giovani sotto i 30 anni — Paolo Fois, Martina Domenicali e Andrea Lonza — la startup specializzata in intelligenza artificiale per il settore legale ha chiuso il 2025 con ricavi superiori ai 10 milioni di euro, partendo da meno di 800mila euro dodici mesi prima. Un incremento di oltre dodici volte in un anno, in un settore — quello legale — che storicamente è tra i più resistenti alla digitalizzazione in tutta Europa. Tuttavia, ciò che impressiona non è solo il fatturato.
“Cresciamo senza compromettere la qualità del prodotto – affermano i fondatori -. La retention è al 93%. La net revenue retention supera il 120%. E il 65% degli utenti mensili attivi utilizza la piattaforma ogni giorno — una frequenza superiore a molte app di intelligenza artificiale di uso comune, incluso ChatGPT.”
Iniziare dai piccoli per costruire qualcosa di grande
La strategia di Lexroom si discosta da quella dei grandi attori del legal tech. Niente approccio enterprise first, niente grandi studi come punto di accesso. I tre fondatori hanno deciso di iniziare dalla base del mercato, dagli studi con due o tre avvocati, da coloro che non avevano mai avuto la possibilità di utilizzare uno strumento di intelligenza artificiale personalizzato. Attualmente, su 7mila clienti attivi, circa 6.500 sono piccoli studi. Ed è in questo segmento che Lexroom ha individuato il proprio mercato.
“Abbiamo scelto di partire dalla porzione più ampia e diffusa del mercato, quella dei piccoli studi legali, per costruire un’infrastruttura di intelligenza artificiale verticale per il diritto, adottando un approccio data-first”, spiega il ceo Paolo Fois. “Se riesci a generare valore concreto per uno studio di tre persone, con risorse limitate e scadenze serrate, allora puoi farlo per qualsiasi realtà. È da questo punto che scaturisce una crescita solida e realmente sostenibile”. Il prezzo competitivo riflette questa filosofia: circa 80 euro al mese, poco più di mille euro all’anno per ogni professionista.
“Non si tratta di beneficenza, ma di strategia. Chi si abbona risparmia in media cinque ore a settimana. Chi prova Lexroom raramente torna indietro: la maggior parte degli utenti proviene da strumenti generalisti come ChatGPT o da Anthropic direttamente, e non li rimpiange”, aggiunge Fois.
L’attenzione alle fonti
Il tema delle allucinazioni nei modelli di linguaggio è diventato un argomento ricorrente nel dibattito sull’IA. Nel settore legale, però, non si tratta di un problema teorico: citare una sentenza inesistente o commettere un errore in un riferimento normativo può comportare conseguenze legali. Lexroom ha costruito la propria differenziazione proprio su questo aspetto. Mentre i modelli generalisti producono risposte basate su statistiche, la piattaforma utilizza un sistema di Retrieval augmented generation proprietario, sviluppato su oltre 6 milioni di fonti normative e giurisprudenziali certificate. Ogni risposta è verificabile. Ogni fonte è consultabile direttamente all’interno della piattaforma. Le allucinazioni sono ridotte al minimo, o quasi.
“Il nostro obiettivo è creare un’infrastruttura IA verticale per il diritto, e non un chatbot per avvocati, per diventare il sistema operativo del lavoro legale in Europa”, afferma Andrea Lonza, fondatore e cto.
“Qui si apre il confronto con la concorrenza. Da un lato ci sono i player generalisti — Anthropic ha recentemente lanciato un’offerta verticale per il settore legale — che incontrano difficoltà proprio sul tema delle fonti: non le citano. Dall’altro ci sono gli incumbent tradizionali come Giuffrè e Wolters Kluwer, che hanno integrato l’IA nelle loro piattaforme, ma con un approccio “AI on top”: hanno preso i loro database esistenti e vi hanno sovrapposto un layer di intelligenza artificiale. Lexroom è stata concepita al contrario: AI-first, con i dati al centro fin dall’inizio”, spiega Martina Domenicali, co-founder e Chief Revenue Officer. Ci sono poi player internazionali come Harvey e Legora, ma il loro focus è sui grandi studi internazionali — un segmento diverso, per ora.
Un paese ogni tre mesi
Il 2025 è stato l’anno del Series A: 16 milioni di euro guidati da Base10 Partners, fondo della Silicon Valley che ha contattato Lexroom direttamente. Nel round sono entrati anche Acurio Ventures, View Different di Diego Piacentini (che è diventato senior advisor), Riccardo Zacconi — il fondatore di King, quelli di Candy Crush — e altri angel strategici. Con questi fondi, Lexroom ha realizzato due obiettivi: ha incrementato il team da 30 a 90 persone, e ha iniziato a espandersi al di fuori dell’Italia. Prima la Germania, poi la Spagna. In entrambi i casi seguendo la stessa logica: team locale, adattamento dei dataset al sistema giuridico nazionale, acquisizione clienti nel segmento dei piccoli studi, e solo successivamente approccio all’enterprise.
“Ci siamo mossi rapidamente all’estero, avviando l’espansione in Spagna e Germania seguendo una strategia graduale: team locale, integrazione dei dataset nazionali, replica del modello di acquisizione nel segmento avvocati e, solo in un secondo momento, ingresso nel segmento enterprise. Il nostro obiettivo è aprire un nuovo paese ogni trimestre nei principali Paesi europei di civil law“, afferma Domenicali.
Il civil law non è un dettaglio trascurabile. Lexroom opera nei sistemi giuridici di tradizione romano-germanica — quelli di Italia, Germania, Spagna, Francia — dove la struttura normativa è codificata e più adatta a essere indicizzata e recuperata in modo preciso. Con il common law anglosassone, non è ancora così.
40 milioni entro fine 2026
L’obiettivo dichiarato è raggiungere 40 milioni di ricavi entro la fine del 2026. Di questi, 10 milioni dovranno provenire dall’estero. Il team dovrà raddoppiare, passando da 90 a circa 200 persone, con assunzioni concentrate su ingegneria dell’IA, sviluppo prodotto e funzioni internazionali. Nella roadmap tecnologica è previsto anche qualcosa di più ambizioso: un modello in grado di prevedere l’esito di una causa. Non si tratta di fantascienza — è l’applicazione di tecniche predittive a dataset giurisprudenziali sufficientemente ampi. Ma è ancora in fase di sviluppo. “L’intelligenza artificiale non sostituirà gli avvocati, ma cambierà radicalmente il modo in cui lavorano. E noi vogliamo essere l’infrastruttura che rende possibile questo cambiamento. La partita è appena iniziata”, afferma Fois. Il settore legale era uno degli ultimi bastioni contro la digitalizzazione. Forse non lo è più.
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