L’Iran blocca Internet. Ma come fa uno stato a spegnere la rete?

L’Iran blocca Internet. Ma come fa uno stato a spegnere la rete? 1

Una ragazza iraniana velata cerca di accedere al suo account Instagram dal cellulare. Teheran, novembre 2025 

Il blocco di Internet rappresenta una misura costante nella repressione del dissenso in Iran, simile a quanto avviene in qualsiasi regime che percepisca una minaccia dalla popolazione. Quello attuato in queste ore da Teheran si sta già rivelando come uno dei più severi imposti dal governo. Secondo le ultime informazioni, il traffico Internet sarebbe crollato negli ultimi 24 ore a livelli quasi nulli. La severità della risposta governativa sembra essere legata alla natura stessa della protesta. Gli iraniani si sono uniti nelle piazze delle principali città del paese contro la svalutazione del rial e il deterioramento generale delle condizioni di vita; un movimento inizialmente scaturito dai commercianti, ma che si è rapidamente esteso a tutte le fasce della popolazione, suggerendo che oltre alle ragioni economiche, ci sia una crescente sfiducia verso lo stato.

Il blocco della rete Internet. Musk attiva Starlink

La portata della protesta ha spinto gli ayatollah a interrompere il servizio Internet nel paese. La ragione è semplice: attraverso internet, sulle piattaforme online, si organizzano le manifestazioni, si stabiliscono modalità e tempi delle , e si diffondono istruzioni su come eludere i blocchi delle forze dell’ordine, mobilitando rapidamente grandi gruppi di persone. Secondo diverse notizie online, non ancora confermate, SpaceX, l’azienda di satelliti di Elon Musk, avrebbe attivato il servizio Starlink in Iran. Gratuitamente, per tutti. La notizia è stata rilanciata anche dall’account ufficiale del Mossad, il servizio segreto israeliano, ma non da Musk, generalmente molto attivo in questo contesto.

Comunque, il blocco di internet è una tattica collaudata. In Iran era stato già attuato nel 2009 per contenere il Movimento Verde. Nel 2019, si è verificato il blocco più severo mai registrato e uno dei più complessi al mondo fino ad allora. Un blackout durato una settimana, durante il quale Teheran ha praticamente spento l’internet forzando la popolazione a utilizzare la National information network, una rete controllata dallo stato.

Ancora nel 2022, dopo la morte di Masha Amini, che ha innescato le proteste dei movimenti per la libertà femminile. L’ultima, in ordine temporale, è stata nel giugno dello scorso anno, durante gli attacchi di Israele e le incursioni israeliane nello spazio cibernetico iraniano. Ma come può una nazione interrompere internet?

Come può uno stato spegnere la rete Internet?

Ci sono diverse strategie che un paese può adottare. Ognuna di esse impatta a vari livelli sull’infrastruttura tecnologica. Il metodo più immediato e diretto sottolinea quanto sia tangibile e materiale Internet, intervenendo a livello fisico. Il governo ordina ai fornitori di servizi di spegnere gli apparati hardware nelle centrali o di scollegare i cavi internazionali in fibra ottica. Oppure, interrompe l’erogazione di energia elettrica ai server. Questa azione provoca un blackout totale che isola completamente il paese, rendendo impossibile la comunicazione digitale, anche per i servizi essenziali.

Tuttavia, le strategie sono molteplici. E in Iran sono piuttosto preparati a operare in diversi scenari. Un approccio più tecnico agisce sul Border Gateway Protocol, ovvero il sistema di instradamento che consente ai dati di muoversi a livello globale. In questo caso (spiega un articolo piuttosto tecnico del think tank canadese Cigi), il governo ordina ai provider di eliminare le rotte digitali che collegano gli indirizzi IP nazionali al resto del mondo; il risultato è che il paese diventa invisibile per la rete globale, rendendo impossibile sia l’invio che la ricezione di informazioni oltre i confini.

Esistono poi metodi più mirati che non spengono la rete, ma ne filtrano i contenuti. Uno di questi riguarda la manipolazione del Domain Name System (DNS), quello che spesso viene descritto come l’elenco telefonico di internet. Alterando questi registri, lo stato può impedire ai cittadini di accedere a specifici siti web, come i social media o le testate giornalistiche, reindirizzandoli verso pagine di errore o contenuti controllati. Tuttavia, il blocco DNS è facilmente aggirabile, motivo per cui spesso viene combinato con altri metodi.

L’Iran, un paese in crisi ma tecnologicamente avanzato

Infine, i governi più tecnologicamente avanzati impiegano la Deep Packet Inspection, una tecnica che consente di analizzare in tempo reale i pacchetti di dati in transito per identificare il tipo di traffico, i protocolli utilizzati e bloccare applicazioni, servizi o strumenti di anonimato. Su internet, i dati viaggiano in ‘pacchetti’. Questo strumento ‘apre’ il pacchetto e verifica cosa contiene. Se necessario, lo blocca. Anche questa tecnica sembra rientrare tra le opzioni sviluppate nel corso degli anni dall’Iran, capace di formare talenti e competenze di alto livello nell’informatica e nella cybersecurity. In un’intervista a Italian Tech dello scorso ottobre, Roberto Baldoni (Agenzia Cyber) ha raccontato del sistema di reclutamento di giovani talenti da parte del regime di Teheran, attento a formare gli studenti in materie scientifiche e a avviare programmi e premi nazionali per consentire ai migliori di integrarsi nel sistema di sicurezza cibernetica nazionale.

La severità e l’efficacia delle misure di controllo e repressione, tuttavia, non dipendono soltanto dalla competenza tecnica delle strutture statali. L’uso di tecnologie che eludono le infrastrutture terrestri, come i collegamenti satellitari indipendenti o le reti di comunicazione locale tra dispositivi, rappresenta oggi la principale sfida per i regimi che cercano di imporre il silenzio digitale.

Starlink, per esempio. O l’utilizzo di una VPN, strumento sempre più diffuso. Una VPN (Virtual Private Network) è una tecnologia che consente di creare un collegamento cifrato tra il dispositivo dell’utente e un server remoto. In questo modo, il traffico Internet viene instradato attraverso un punto diverso dalla rete locale, nascondendo l’indirizzo IP originale. La VPN protegge i dati in transito e rende più difficile per terzi osservare o alterare la comunicazione. È utilizzata sia per motivi di sicurezza sia per tutelare la privacy online.

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