Marte, l’esplorazione è ora condotta dall’intelligenza artificiale
Nel febbraio del 2021, il rover denominato Perseverance, un robot su ruote equipaggiato con telecamere, è atterrato su Marte, con il compito di analizzare la geologia e il clima del pianeta, raccogliendo campioni di rocce e aprendo così la strada per l’esplorazione umana.
Progettato dagli ingegneri del Jet Propulsion Laboratory della Nasa in California, il dispositivo opera nel cratere Jezero, che ha un diametro di 45 chilometri, dove miliardi di anni fa era presente acqua, potenzialmente favorevole alla vita microbica.
La situazione attuale
Attualmente, il movimento del veicolo avviene seguendo una sequenza prestabilita. In primo luogo, i tecnici del laboratorio californiano elaborano le indicazioni di spostamento (i cosiddetti waypoint) e le inviano ai tecnici delle tre stazioni operative sulla Terra (California, Spagna, Australia), che si occupano di trasmetterle, tramite segnali radio, al robot. Una volta ricevute le istruzioni, il rover le esegue: avanza, si sposta, ruota, monitora il terreno e scatta immagini ad alta risoluzione. I dati raccolti vengono poi inviati sulla Terra, dove gli esperti li analizzano e, in base ai risultati, formulano le indicazioni successive.
Il problema del tempo
La criticità di questo sistema è il tempo. Dato che il pianeta rosso dista ben 362 milioni di chilometri da noi, i segnali impiegano da circa 5 a oltre 20 minuti per coprire una singola tratta. Questo implica che ogni comando inviato e ogni risposta ricevuta richiedono decine di minuti per arrivare a destinazione, rendendo impossibile qualsiasi intervento in tempo reale.
Di fatto, il rover può impiegare un’intera giornata, e talvolta anche di più, per avanzare di pochi metri. Si tratta di un problema strutturale che ha diverse conseguenze negative: rallenta l’esplorazione, diminuisce l’efficienza del lavoro degli specialisti e, in un contesto in cui non sono possibili interventi di emergenza, rende ogni errore potenzialmente capace di compromettere la missione. È già successo nel 2009, quando il rover Spirit, uno dei predecessori di Perseverance, si è bloccato nella sabbia ed è rimasto immobilizzato.
La sperimentazione
Per affrontare queste limitazioni, il team della Nasa ha deciso di testare un nuovo approccio. Ha selezionato il modello di intelligenza artificiale Claude, sviluppato dall’azienda Anthropic, e gli ha fornito dati e informazioni accumulate in anni di esperienza, affinché potesse pianificare con precisione gli spostamenti del veicolo.
Successivamente, ha verificato che il piano fosse corretto, apportando alcune modifiche.
Il passaggio dalla teoria alla pratica si è realizzato l’8 e il 10 dicembre 2025, quando il rover ha percorso, per circa 400 metri, il tragitto suggerito dall’algoritmo, attraversando un’area ricca di rocce.
Il test è stato, quindi, superato. Secondo le stime, questo metodo potrebbe ridurre in modo significativo — fino a circa il 50% — il tempo necessario agli ingegneri per definire i percorsi.
Dalla Luna agli asteroidi
Questa strategia innovativa, che permette ai robot di muoversi in modo più autonomo e veloce, apre prospettive che vanno oltre il contesto marziano. Un approccio di questo tipo potrebbe, infatti, essere applicato con successo a future missioni spaziali: sulla Luna, sugli asteroidi, su pianeti ancora più distanti.
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