Nina Festival, tre giorni di confronto sull’intelligenza artificiale al di là del mito della neutralità.
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L’intelligenza artificiale non è solo una tecnologia da utilizzare, adottare o regolare, ma un sistema da esplorare nei suoi effetti sociali, culturali, politici ed ecologici. Da questa premessa prende vita la nuova edizione del Nina Festival, che si svolgerà a Roma dall’8 al 10 maggio 2026, con incontri, workshop, mostre e performance distribuiti in tre location della città: Millepiani CoWorking, L863 e CSOA La Strada.
Il festival si rivolge a “tecniche, smanettoni, artiste, teoriche, curiose e scettiche”, con l’obiettivo di creare uno spazio che non sia accademico né aziendale, dove il dibattito sull’AI non sia limitato agli esperti o delegato alle aziende che progettano e commercializzano tali tecnologie. Al centro dell’edizione 2026 si trova il tema “Arte e incomputabilità”, ovvero tutto ciò che non può, o forse non dovrebbe, essere ridotto a calcolo. Questa questione coinvolge l’arte, ma non solo: tocca il lavoro creativo, le identità, i dati personali, le immagini, i corpi, le relazioni sociali e le forme di governo algoritmico che si stanno infiltrando nella vita quotidiana.
Durante il festival, l’incomputabile viene messo in relazione diretta con l’AI generativa, i grandi modelli linguistici e le nuove modalità di governance algoritmica. Non si tratta solo di chiedersi cosa queste tecnologie possano produrre, ma di cosa rendano visibile, cosa trasformino in dato e cosa escludano. L’intelligenza artificiale contemporanea opera attraverso processi di cattura, classificazione, previsione e ottimizzazione; Nina Festival decide invece di focalizzarsi sui margini di questi processi: su ciò che resiste alla misurazione, che viene escluso e che subisce deformazioni quando entra nei sistemi computazionali.
La riflessione sui dati occupa una posizione centrale. Il festival intende esplorare il loro ruolo e impatto, prestando attenzione alle conseguenze sociali, culturali ed ecologiche dei sistemi computazionali. In questa ottica, i dati non sono materia neutra, né una semplice risorsa tecnica. Sono il risultato di scelte, infrastrutture e rapporti di potere. Diventano valore economico, alimentano modelli predittivi e ridefiniscono il lavoro e le modalità di produzione. Per questo motivo, il programma affronta anche temi come automazione, precarizzazione e nuove economie digitali, in un contesto in cui l’AI è spesso presentata come strumento di efficienza, ma genera effetti molto diversi a seconda di chi la utilizza e di chi ne subisce le conseguenze.
Particolare attenzione sarà riservata alle tecnologie di riconoscimento facciale e sorveglianza, un esempio emblematico delle tensioni tra visibilità, controllo e rappresentazione. Qui il tema dell’incomputabile diventa tangibile: il volto, l’immagine, l’identità vengono catturati, elaborati e riutilizzati. Non sempre con consenso, né con trasparenza. Il riconoscimento facciale dimostra come la promessa di automazione possa trasformarsi in un’infrastruttura di controllo e come la classificazione automatica dei corpi possa generare discriminazioni difficili da percepire proprio perché nascoste all’interno di sistemi tecnici.
Il programma avrà inizio venerdì 8 maggio a L863 con l’inaugurazione della Mostra dell’Incomputabile, curata da Daniela Cotimbo e Natalia Stanusch per AIXDesign. Nella stessa giornata, alle 18.30 a Millepiani, si svolgerà il talk Né intelligente né neutrale: l’AI nel giornalismo, con Teresa Numerico e Fabio Ciotti. Il titolo porta la discussione in un ambito particolarmente delicato: l’informazione. L’AI può diventare uno strumento di emancipazione per il giornalismo indipendente, oppure rischia di accelerare disuguaglianze, dipendenze tecnologiche e omologazione dei contenuti.
Sabato 9 maggio il programma si sposterà tra presentazioni e laboratori. A Millepiani è prevista una presentazione del lavoro artistico e di ricerca di Vladan Joler, in dialogo con Arianna Forte. Sempre a Millepiani, Irene Doda presenterà Onnipotenti, un libro dedicato ai cosiddetti tecnofascisti e al modo in cui stanno cercando di plasmare il futuro. Più tardi sarà presentato il numero zero della rivista Intelligenza autonoma, una pubblicazione ma anche un manuale di difesa e contrattacco digitale, con Pino Tripodi in dialogo con Reclaim the Tech.
Sabato al CSOA La Strada si svolgerà uno sportellino chatbot gratuito per stranieri in Italia, progettato per fornire informazioni in più lingue su permessi, sanità, anagrafe e servizi sociali. A Millepiani, invece, Reclaim the Tech presenterà un workshop su Bonfire, un framework open source per il Fediverso, con l’obiettivo di creare spazi digitali federati, flessibili e orientati alla comunità. Questa è una delle linee più interessanti del festival: non solo una critica alle grandi piattaforme, ma anche una sperimentazione di alternative infrastrutturali.
Domenica 10 maggio si proseguirà con ulteriori workshop dedicati agli strumenti aperti e alla costruzione di tecnologie dal basso. Lo Stregatto, un progetto open source presentato da Piero Savastano, consente di creare servizi basati su intelligenza artificiale collegando facilmente LLM e sviluppando proprie estensioni. Con Bonifacio VIII, Vecna affronterà invece una domanda volutamente provocatoria: che senso ha addestrare “il più cattivo dei chatbot”? Nel pomeriggio, il talk Il gemello digitale metterà al centro dati condivisi e intelligenza collettiva per progettare il futuro delle città, con Period Think Tank, Amedeo Ciaccheri e Chiara Belingardi.
Da segnalare poi il workshop Ghostati, in programma domenica a L863. Fashion-tech, oggetti stampati in 3D e trucchi per proteggere i dati biometrici saranno utilizzati per comprendere come funzionano le tecnologie di computer vision alla base del riconoscimento facciale. Con Michelle Tylicki e altre truccatrici in supporto, il laboratorio si colloca nel punto di contatto tra pratica artistica, autodifesa digitale e critica politica: non solo spiegare la sorveglianza, ma tentare di renderla materialmente percepibile.
A chiudere il festival saranno il workshop e talk Really but really human resources, dedicato alle discriminazioni nei sistemi di assunzione automatici e alla presentazione del sindacato universale digitale, e la parte musicale con Hiba Ali VR & DjSet. Tra gli ospiti figurano anche Vladan Joler, Nick Couldry, Michelle Tylicki, Domenico Quaranta, Ippolita, Period TT e Hiba Ali.
Nina Festival si colloca in un ambito sempre più necessario del dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale, quello dell’attrito: esplorare le tecnologie, smontarle, comprenderne le logiche, discutere i loro effetti, immaginare forme di resistenza e riappropriazione. Così diventa una riflessione sull’AI e sulle sue implicazioni politiche e culturali, mantenendosi equidistante dalla celebrazione delle grandi aziende tecnologiche e dalle posizioni pseudoluddiste.
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