Nothing (4a) pro, la valutazione: il design impressiona, ma la sua forza risiede nell’armonia.
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Il nuovo Nothing (4a) pro si distingue come uno dei rari smartphone nella fascia media-premium, caratterizzato da un design unico e riconoscibile che non compromette la qualità dell’esperienza utente. Non solo incarna uno stile cyber-retro, apprezzato dagli appassionati, ma offre anche solidità funzionale per le attività quotidiane più comuni. Un riconoscimento va ai designer che sono riusciti a combinare gli elementi del cyberpunk degli anni ’80/’90 con il retro-computing, utilizzando luci di controllo che richiamano le console di Blade Runner e Alien, insieme a una scocca in alluminio (unibody) e vetro trasparente sul retro che richiamano l’estetica industriale di Minority Report e The Matrix.
Il risultato è esteticamente gradevole, poiché ogni elemento visivo è in armonia. Certamente lo schermo Amoled da 6,83 pollici è senza dubbio accattivante, grazie a picchi di luminosità che raggiungono i 5.000 nits (1.600 nits al massimo), ma è il telaio in alluminio satinato, in particolare nella variante argento, a creare un effetto sorprendente. La meraviglia si manifesta con il retro, dove un’isola fotografica con una copertura trasparente protegge un modulo rotondo, un altro ovale e il Glyph Matrix – un pannello di 137 mini-LED disposti in una matrice circolare in grado di visualizzare icone, simboli, testo e animazioni in stile pixel art.
Il comparto fotografico è convincente, ma presenta alcune lacune
Nothing ha confermato fin dal lancio che il pro condivide la medesima configurazione fotografica del (4a), eccetto per il sensore principale: un’unità Sony LYT700C da 50 MP con apertura f/1.9 e stabilizzazione ottica, al posto del Samsung GN9 da 50 MP. In sostanza, entrambi i modelli utilizzano lo stesso teleobiettivo periscopico Samsung JN5 da 50 MP (zoom ottico 3,5x e digitale 140x), ultra-grandangolare Sony da 8 MP (120° di visione) e selfie Samsung da 32 MP (89°). Il tutto è gestito dalla piattaforma tecnologica TrueLens Engine 4 che grazie all’IA regola automaticamente l’esposizione della gamma dinamica, colore e dettagli. La qualità generale delle immagini e dei video è soddisfacente, anche se la risoluzione delle clip purtroppo si limita ai 4K a 30 fps. Rispetto al (4a) standard, si nota una maggiore naturalezza, un effetto bokeh leggermente più accentuato, una reattività superiore nella messa a fuoco e una resa migliore in condizioni di scarsa luminosità.
La principale qualità, considerando il segmento di prezzo, è la performance del teleobiettivo periscopico da 80mm: le foto presentano una buona definizione e dettaglio. Il segreto risiede nella sinergia tra hardware e software, che in questa categoria raramente raggiunge tali standard. Tuttavia, è importante notare che lo zoom digitale oltre i 10x perde notevolmente in qualità. Complessivamente, nelle foto notturne si mantiene un buon equilibrio nei risultati e l’intervento artificiale è limitato per non alterare eccessivamente gli scatti. L’ultra-grandangolare, invece, risulta un po’ deludente: la cromia perde di vivacità e la definizione si riduce. L’unità selfie non è particolarmente entusiasmante. Molto buona è la resa dell’elaborazione fotografica Hdr grazie al TrueLens Engine 4 e alla modalità Ultra XDR (13 scatti RAW combinati) che migliora la gestione dei contrasti e della gamma dinamica, soprattutto in condizioni di luce sfavorevoli.
L’equilibrio dell’hardware è un vantaggio per l’autonomia
La scelta di abbinare lo Snapdragon 7 Gen 4 a 8 GB (o 12 GB a seconda della versione) di RAM LPDDR5X e storage UFS 3.1 ha permesso di ottenere un buon equilibrio prestazionale, forse un gradino sotto ai rivali con Snapdragon 8+, ma complessivamente adeguato per l’intero ecosistema. È come se Nothing, con questo hardware, fosse riuscita a garantire meno debolezze su ciò che è realmente necessario: sul display, la fluidità e l’autonomia. A volte si tende a confrontare esclusivamente le specifiche tecniche, mentre ciò che conta è l’efficienza dell’ecosistema. In questo caso, la gestione delle app è fluida, così come la qualità dell’esperienza di gioco, più che adeguata per ogni situazione – ad eccezione di quelle più estreme che richiedono SoC più potenti.
In sintesi, mantiene il passo, ma le aspettative non possono essere eccessive. Se l’hardware viene sottoposto a stress intenso, il calore si fa sentire – il telaio in alluminio è intrinsecamente più problematico – ma non risulta mai eccessivamente fastidioso. Completano la dotazione i supporti Bluetooth 5.4, Wi-Fi 6 e USB-C 2.0. Non manca l’eSIM. L’unico limite riguarda i due modelli disponibili: forse 128 GB è troppo poco per chi ama avere molte app e scattare numerose foto e video; 256 GB rappresenta una scelta più equilibrata.
L’esperienza d’uso
Il Nothing (4a) pro offre una presa parzialmente sicura: buona per gli spigoli, meno per la superficie scivolosa. La confezione include comunque una cover trasparente in silicone. Gradevole il modello argento, un po’ anonimo quello nero e poco accattivante quello rosa pallido. Accettabile la protezione contro polvere e liquidi, considerata la certificazione IP65. Eccellente invece la resa del display con frequenza massima di 144 Hz e protezione Gorilla Glass 7i, che garantisce brillantezza, colori vividi, fluidità in ogni situazione e, soprattutto, grazie alla tecnologia PWM dimming a 2160 Hz, una significativa riduzione dell’affaticamento visivo. Che si tratti di navigazione online, gaming o lettura sotto il sole, l’esperienza è sempre molto positiva. Tuttavia, manca la certificazione Hdr e quindi su Netflix o altre piattaforme di streaming non si può beneficiare di questo vantaggio – anche se tecnicamente lo schermo sarebbe idoneo.
Gradevole l’interfaccia utente Nothing OS 4.1, basata su Android 16, che continua nel solco minimalista delle versioni precedenti. Si percepisce eleganza, essenzialità e un certo understatement stilistico che si riflette anche sull’usabilità e sull’immediatezza d’uso. Non sorprende quindi l’integrazione armoniosa di ChatGPT. Ma c’è di più: un tasto fisico dedicato (Essential Key) consente l’accesso diretto a Essential Space l’AI, uno spazio di archiviazione per foto, appunti, memo vocali, note e altri contenuti che può essere organizzato e interrogato grazie all’intelligenza artificiale. Da segnalare i tre anni di aggiornamenti Android (major release) e sei anni di patch di sicurezza garantiti dall’azienda.
L’approccio equilibrato adottato da Nothing ha permesso di sfruttare in modo ottimale i 5080 mAh della batteria, garantendo una giornata e oltre di operatività. Grazie al supporto per la ricarica cablata a 50 W, bastano poco più di 60 minuti per tornare in pista; attenzione però, poiché la confezione è priva di alimentatore e con uno standard si viaggia a 25W, richiedendo quindi 120 minuti. Non è presente alcun supporto per la ricarica wireless.
Glyph Matrix, tanto potenziale
L’unità a led Glyph Matrix del Nothing Phone (4a) serve a informare l’utente senza necessità di sbloccare lo schermo e a offrire micro-tool interattivi. Nello specifico, si tratta di notifiche basate su icone e schemi luminosi per chiamate, messaggi e app importanti. Allo stesso tempo, è possibile associare icone pixelate o simboli a contatti specifici o categorie di notifiche (es. lavoro, famiglia). Lo schermo può anche visualizzare un indicatore di progresso (es. caricamento, timer, attesa di un’operazione) come barra di completamento o schemi di pixel. Senza dimenticare un piccolo timer o l’ora. In futuro, arriveranno nuove funzionalità grazie al lancio del programma SDK per gli sviluppatori: Glyph Matrix potrà quindi essere integrato con app di terze parti. In sintesi, è una funzione più carina che realmente utile, almeno per il momento. Ma il rapporto con la tecnologia è anche questo.
In conclusione
Nothing Phone 4(a) pro si distingue per il design, i materiali, l’appeal (e per alcuni l’utilità) di Glyph Matrix, nonché l’equilibrio della fotocamera principale. Peccato solo per l’ultra-grandangolare, il selfie e i video 4K a 30 fps che risultano davvero deludenti. I prezzi di listino sono rispettivamente di 499 e 569 euro per le versioni da 8/128 GB e 12/256 GB: forse un po’ elevati, ma tra qualche mese, considerando i prevedibili sconti, potrebbero risultare decisamente più allettanti. In generale, è il software a convincere, almeno per chi cerca sobrietà e fluidità.
Ci piace
- Il design cyber-sobrio
- Ottimo display Amoled
- La resa equilibrata di foto e video
Non ci piace
- Mancanza della certificazione Hdr
- Video 4K solo a 30 fps
- Prezzo non troppo concorrenziale
Nothing (4a) e Headphone (a), in breve
Abbiamo testato anche il Nothing (4a) e le nuove cuffie Headphone (a), ma sono emersi minori elementi di novità rispetto ai prodotti precedenti. Il Nothing Phone (4a) ha confermato le sue qualità di fascia media, con un design riuscito per la categoria ma non così esaltante come il Pro, certamente un display Amoled da 6,78 pollici accattivante, software molto fluido e ottima autonomia. Peccato solo il comparto fotografico che è soddisfacente, ma contraddistinto da una cromia un po’ eccessiva, un sensore ultra-wide debole e una riproduzione video 4K a soli 30 fps. Il peso di 205 grammi potrebbe risultare un po’ elevato. Considerando la concorrenza, Google Pixel 10a si distingue senza dubbio per il rendering delle foto e l’AI fotografica, mentre OnePlus 15R e 11R offrono una migliore autonomia e un’esperienza di gioco superiore grazie a un refresh fino a 165 Hz. In sintesi, Nothing Phone (4a) si fa notare per le sue linee, l’ottimo schermo e l’esperienza utente complessiva. Il prezzo è di 369 euro per la versione con 8 GB di RAM e 128 GB di spazio di archiviazione. Il modello con 8 GB e 256 GB di memoria costa 409 euro, mentre il modello più completo da 12 GB di RAM e 256 GB costa 449 euro. Sono disponibili le versioni bianco, nero, azzurro e rosa.
Le cuffie Headphone (a) sono realizzate in policarbonato e trasmettono una buona solidità. Il design Nothing con trasparenze e dettagli in evidenza rimane divisivo: per alcuni potrebbe risultare troppo appariscente. Il comfort è comunque ottimo. Molto pratici i controlli (pulsante, rotella e paddle) e decisamente buona la qualità audio, con bassi intensi ma non invadenti. Eccellente il sistema di cancellazione del rumore (ANC), considerata la fascia di prezzo, anche in aereo. Infine, davvero notevole l’autonomia, capace di raggiungere le 40-50 ore con ANC attivo e circa 130 ore spento. Tra i difetti: la mancanza della pausa automatica sfilando le cuffie, forse un po’ di mancanza di sobrietà e la certificazione IP52 (attenzione alla pioggia). Sono disponibili le versioni bianca, nera, rosa e gialla; il prezzo è di 159 euro.
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