Nuova mappa estremamente dettagliata della materia oscura
Un gruppo di astronomi ha creato una mappa estremamente dettagliata della materia oscura, l’elemento invisibile composto da particelle ancora sconosciute, che costituisce circa l’85% dell’universo.
La ricerca, pubblicata su Nature Astronomy, è il risultato di una collaborazione internazionale che coinvolge diversi istituti, inclusi l’Università di Durham nel Regno Unito, il Jet Propulsion Laboratory e il Politecnico federale di Losanna in Svizzera, con il supporto della National Aeronautics and Space Administration (Nasa), dell’European Space Agency (Esa) e della Canadian Space Agency (Csa).
La rilevazione degli effetti gravitazionali
Poiché questa materia non emette radiazioni, non è visibile direttamente nelle osservazioni. Per ricostruire la sua distribuzione complessiva, i ricercatori hanno dovuto misurare i suoi effetti gravitazionali, utilizzando la tecnica del weak gravitational lensing (lente gravitazionale debole).
In pratica, si tratta di analizzare galassie molto lontane: se risultano distorte, significa che lungo la linea di osservazione è presente materia oscura, la cui gravità curva lo spazio e devia i segnali che ci raggiungono. Poiché ogni singola misura è praticamente impercettibile, è stato necessario combinarne migliaia.
Identificate centinaia di migliaia di galassie
Per effettuare queste misurazioni, gli scienziati hanno esaminato un’area del cielo grande circa due volte e mezzo la Luna piena, conosciuta come campo Cosmos. Questa regione era stata già analizzata nel 2007 tramite il telescopio Hubble. Ora, l’osservazione, durata 255 ore, è stata condotta con il dispositivo Miri (Mid infrared instrument) del telescopio di nuova generazione James Webb, che ha permesso di identificare circa 800mila galassie, alcune delle quali risalenti a oltre 10 miliardi di anni fa, fornendo un panorama molto più ampio e dettagliato rispetto a quello ottenuto in precedenza. Per fare un paragone, è come se una persona con problemi di vista indossasse occhiali, riuscendo a mettere a fuoco e a notare tutti i dettagli di un’immagine distante.
I risultati
“La nuova analisi evidenzia che la materia oscura non è distribuita in modo uniforme. Oltre alle grandi concentrazioni note, emergono strutture più piccole e disperse che in precedenza erano indistinguibili”, afferma Diana Scognamiglio, ricercatrice della Nasa e prima autrice della pubblicazione.
Questa disposizione indica le zone in cui questo tipo di materia ha potuto accumularsi più facilmente nel tempo, facilitando la formazione di galassie, stelle, pianeti e creando le condizioni per l’emergere della vita. Un esempio è la Via Lattea: “La nube di materia oscura che la circonda ha una gravità sufficiente a mantenerla coesa”, spiega Richard Massey, professore di cosmologia all’Università di Durham e co-autore della ricerca. “Senza di essa, la galassia si disintegrerebbe”.
I prossimi passi
Questo lavoro costituisce anche un punto di riferimento per le ricerche future. Negli anni a venire, telescopi spaziali non ancora operativi come Euclid e Nancy Grace Roman espanderanno queste analisi a porzioni di cielo molto più vaste, permettendo confronti statistici su milioni di galassie e aprendo la strada a mappe sempre più dettagliate.
“Il prossimo obiettivo sarà andare oltre la proiezione bidimensionale per arrivare a una mappatura tridimensionale della materia oscura”, annuncia la cosmologa italiana. “Un traguardo che richiederà acquisizioni ancora più approfondite, su cui siamo già al lavoro”.
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