Olimpiadi, cos’è il selfie della vittoria

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Il victory selfie di Federica Brignogne, dopo l’oro nello Slalom gigante 

Sotto il cielo di e tra le montagne di Cortina d’Ampezzo, Livigno e Predazzo (le sedi di questi Giochi invernali “distribuiti”), il cerimoniale olimpico ha incluso un gesto che fino a poco tempo fa sarebbe stato considerato una violazione del protocollo: l’autoscatto sul podio.

Il “victory selfie” è un momento distintivo delle cerimonie di premiazione.

Si tratta di una pratica che abbatte la barriera tra la solennità istituzionale imposta dal Comitato Olimpico Internazionale e l’immediatezza della comunicazione digitale contemporanea.

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La tecnologia pieghevole come strumento narrativo

Contrariamente ai Giochi del passato, dove l’unico sguardo consentito era quello dei fotografi accreditati posizionati a distanza, il victory selfie sposta l’obiettivo nelle mani dei protagonisti.

Per l’edizione di Milano Cortina 2026, Samsung ha fornito a tutti gli atleti olimpici e paralimpici in gara – in totale 3.800 – il Galaxy Z Flip7 Olympic Edition, la versione olimpica dello smartphone a conchiglia lanciato dall’azienda sudcoreana la scorsa estate.

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Le specifiche tecniche sono le stesse dello Z Flip 7 in commercio, ma all’interno di un involucro speciale, dorato, con un pannello posteriore blu su cui si evidenziano i cinque cerchi olimpici. In questo caso, il pieghevole è un’esclusiva per gli atleti e non è disponibile per l’acquisto.

La scelta di uno smartphone pieghevole per le foto sul podio non è casuale: la struttura consente al dispositivo di essere impugnato in angolazioni che facilitano l’inquadratura di gruppo, assicurando che tutti i medagliati – rivali fino a pochi minuti prima – appaiano uniti in un unico scatto celebrativo.

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L’eredità di Parigi e l’evoluzione invernale

Il debutto di questa iniziativa risale ai Giochi di Parigi del 2024, dove il progetto ha ottenuto un successo virale immediato.

Se in Francia il selfie era limitato principalmente alle gare individuali e di coppia, a Milano Cortina il rito è stato sistematicamente esteso anche alle competizioni a squadre.

In sport come l’hockey su ghiaccio o il curling, il rito coinvolge ora interi team, trasformando il podio in un set fotografico dinamico.

Una volta scattate, le immagini vengono caricate automaticamente su una piattaforma dedicata, consentendo agli atleti di condividerle sui propri profili social quasi in tempo reale.

Una partnership nata nel secolo scorso

Il legame tra Samsung e il movimento olimpico non è un fenomeno recente, ma ha radici in quasi quarant’anni di storia industriale.

Samsung ha iniziato il suo percorso come sponsor locale durante i Giochi di Seul 1988, un evento che ha segnato l’apertura della Corea del Sud al mercato globale.

Nel 1998, con le Olimpiadi invernali di Nagano, l’azienda è diventata partner mondiale delle Olimpiadi nella categoria delle apparecchiature di comunicazione wireless.

Da allora, la collaborazione si è evoluta parallelamente al progresso tecnologico: dai primi telefoni cellulari analogici degli anni Novanta – forniti agli atleti per contattare le famiglie rimaste a casa – fino alla fornitura di infrastrutture digitali e smartphone dotati di intelligenza artificiale per i Giochi attuali.

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Il futuro della comunicazione sportiva

L’introduzione del victory selfie rappresenta una concessione significativa da parte del CIO, storicamente molto rigido sulla gestione dei diritti d’ e sull’uso di dispositivi personali all’interno dei campi di gara.

Autorizzando l’uso di uno smartphone sponsorizzato sul podio, l’organizzazione ha trovato un compromesso tra la necessità di mantenere il prestigio dell’evento e l’urgenza di adottare un linguaggio contemporaneo.

Questa strategia mira a ringiovanire l’audience dei Giochi, trasformando il momento della premiazione da una sequenza di immagini statiche a un evento interattivo e sociale, capace di generare milioni di interazioni ben oltre la durata della cerimonia stessa.

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