OpenAI interrompe Sora: motivazioni dietro l’abbandono dell’app per la creazione di video con intelligenza artificiale.
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OpenAI annuncia la chiusura di Sora, l’applicazione che consente di produrre video realistici a partire da una descrizione testuale.
L’azienda, nota per aver sviluppato ChatGpt, ha reso pubblica la notizia tramite un post su X, in seguito a un’informazione diffusa dal Wall Street Journal.
“A tutti coloro che hanno creato contenuti con Sora, l’hanno condivisa e hanno formato una comunità attorno a essa: grazie – ha dichiarato il team di OpenAI che ha lavorato sull’app -. Ciò che avete realizzato con Sora è stato significativo e comprendiamo che questa notizia possa essere deludente. Presto forniremo ulteriori dettagli, comprese le tempistiche per l’app e l’API e le modalità per salvare i video già creati”.
We’re saying goodbye to Sora. To everyone who created with Sora, shared it, and built community around it: thank you. What you made with Sora mattered, and we know this news is disappointing.
We’ll share more soon, including timelines for the app and API and details on…
— Sora (@soraofficialapp) March 24, 2026
Una manovra verso la solidità finanziaria
La chiusura di Sora è parte di una ristrutturazione più ampia di OpenAI, considerata dai dirigenti come necessaria per evitare distrazioni rispetto agli obiettivi principali.
OpenAI intende concentrarsi principalmente sui servizi per le aziende e sul potenziamento di Codex, il sistema di intelligenza artificiale specializzato nella scrittura di codice informatico.
Questa decisione sembra essere strettamente connessa al futuro ingresso della società nel mercato azionario, previsto per l’ultimo trimestre del 2026.
Per attrarre investitori, l’azienda mira ora a dimostrare una redditività tangibile e una struttura operativa più snella, eliminando i progetti considerati secondari che richiedono investimenti ingenti senza garantire ritorni immediati.
I costi insostenibili della potenza di calcolo
Dietro la decisione di abbandonare Sora ci sono motivazioni tecniche ed economiche significative.
La creazione di video richiede una quantità enorme di potenza di calcolo fornita dalle GPU, le unità di elaborazione grafica che costituiscono il “motore” fisico dell’intelligenza artificiale.
Nel corso dell’ultimo anno, i responsabili tecnici di OpenAI hanno ripetutamente segnalato come l’infrastruttura fosse prossima al collasso a causa dell’altissima richiesta energetica e computazionale.
Gestire un servizio come Sora – anche se a pagamento – per il grande pubblico è diventato per l’azienda di Sam Altman un onere insostenibile.
Dal debutto al tramonto di un’innovazione
Sora era stata lanciata nel panorama tecnologico all’inizio del 2024, sorprendendo il pubblico per la coerenza visiva e la comprensione delle leggi fisiche nei video generati.
Con l’aggiornamento al modello Sora 2, avvenuto a settembre 2025, è stata introdotta anche un’app che è rimasta limitata agli Stati Uniti e non ha mai raggiunto l’Europa.
Tuttavia, il passaggio dalla versione sperimentale a un prodotto commerciale di massa si è rivelato più complesso del previsto.
Dopo l’entusiasmo iniziale, i download quotidiani dell’app sono crollati dai 100mila di novembre 2025 a poco meno di ventimila di gennaio 2026.
Il mercato della generazione video nel frattempo è diventato estremamente affollato e competitivo in pochi mesi. OpenAI ha dovuto affrontare la forte concorrenza di colossi come Google, con il suo modello Veo 3.1, e di startup come Runway e Kling.
Sora è rimasta inoltre coinvolta in una serie di controversie legali e proteste da parte di artisti e professionisti del cinema, preoccupati per l’uso non autorizzato di materiali protetti da copyright per l’addestramento dei modelli.
Negli ultimi mesi hanno protestato anche gli eredi di personaggi noti del passato – come Martin Luther King Jr. – resuscitati in modo controverso dal generatore di video di OpenAI.
Queste tensioni, unite alle critiche per la diffusione di deepfake – molti dei video falsi che pretendono di raccontare la guerra in Medio Oriente sono stati prodotti proprio attraverso Sora – hanno reso la gestione di un’app pubblica un rischio reputazionale che Altman non sembra più disposto a correre.
Una nuova struttura di comando a San Francisco
Nel frattempo, lo stesso Altman ha comunicato martedì ai dipendenti di OpenAI la decisione di rinunciare alla supervisione diretta dei team interni dedicati alla sicurezza e alla protezione dei sistemi.
Questa scelta, annunciata durante una riunione aziendale e riportata da The Information, segna un distacco formale del co-fondatore di OpenAI dalle attività quotidiane del Safety and Security Committee, l’organo istituito per valutare i rischi legati ai modelli di intelligenza artificiale più avanzati.
Il passo indietro riflette la volontà di stabilire una distinzione più chiara tra la gestione operativa delle infrastrutture e il controllo etico sui prodotti.
La responsabilità del monitoraggio passerà ora a figure indipendenti e a dirigenti tecnici, nel tentativo di attenuare le preoccupazioni riguardanti l’accentramento di potere nelle mani dell’amministratore delegato.
Il contesto delle tensioni sulla sicurezza
La riorganizzazione rappresenta l’ultimo capitolo di una storia aziendale caratterizzata da accesi dibattiti interni ed esterni sulla centralità della sicurezza.
Negli ultimi anni, figure di spicco come Ilya Sutskever e Jan Leike, ricercatori di primo piano che hanno contribuito all’ascesa di OpenAI e di ChatGpt, hanno lasciato l’azienda, accusando Altman di dare priorità allo sviluppo commerciale rispetto alla prevenzione dei rischi catastrofici.
Leike, in particolare, aveva guidato il team di “Superalignment” di OpenAI, un’unità incaricata di garantire che le intelligenze artificiali super-intelligenti restino allineate ai valori umani.
La fuoriuscita di questi esperti ha messo sotto pressione la leadership di Altman, spingendo la società a riformare i propri processi interni per dimostrare una maggiore trasparenza e un impegno concreto verso la gestione dei rischi informatici e sociali.
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