Per quale motivo l’esecutivo ha bloccato la normativa a favore della protezione dei minori sui social network?
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“È una pagina negativa per la fiducia nella politica. Se attualmente l’Italia non dispone di una legge che impedisca l’accesso ai social ai minori di 15 anni, è perché l’esecutivo ha scelto di bloccare la nostra proposta. E non ci è mai stata fornita una spiegazione”. Marianna Madia esprime la sua delusione. Il dibattito sull’utilizzo dei social da parte dei giovani è tornato in primo piano dopo l’accoltellamento di una docente in una scuola del bergamasco e le sentenze negli Stati Uniti che accusano i social di generare dipendenza e disturbi mentali, riportando l’attenzione sulla proposta di legge di cui era tra i firmatari.
La parlamentare del Partito Democratico ripercorre i vari passaggi del progetto. Le interazioni avute. L’intesa in commissione per l’infanzia. Per mesi ha lavorato a un disegno di legge (ddl) per regolamentare l’uso delle piattaforme da parte dei minori. Tutto era pronto. Una proposta bipartisan. Presentata a maggio 2024: Madia, del Partito Democratico, porta il testo alla Camera; Lavinia Mennuni di Fratelli d’Italia al Senato. L’iter prosegue rapidamente, grazie alla sua natura trasversale. Poi la frenata. Arrivata poco prima di un Consiglio dei ministri dello scorso ottobre. E di un’agenzia di stampa mai smentita che anticipava le intenzioni del governo di fermare il ddl. Distaccando l’Italia dal percorso intrapreso da altri paesi europei come Francia, Spagna, Grecia e Danimarca.
La premier Giorgia Meloni, secondo quanto riportato da quell’agenzia AGI, aveva fatto intendere di non essere favorevole alla necessità di divieti. “Meloni non ha mai smentito quell’agenzia. E da quel momento tutto è rimasto fermo. Eravamo tra i primi paesi a proporre restrizioni all’uso dei social da parte dei minori. Ora ci stanno superando tutti”, riflette la parlamentare del Pd. L’Italia si era mossa in anticipo. I parlamentari avevano raccolto il lavoro e le opinioni di pediatri e neuropsichiatri infantili. Medici e politici di entrambi gli schieramenti hanno condiviso l’urgenza di stabilire dei limiti ai colossi tecnologici, che attualmente autoregolano l’accesso dei più giovani ai social. Tuttavia, gli eventi del bergamasco dimostrano quanto questa autoregolamentazione sia insufficiente. “Una legge avrebbe un impatto diverso. Tuttavia, tutto si è bloccato. Il 13 aprile alla Camera organizzeremo un evento pubblico per cercare di rilanciare la legge. I firmatari, di entrambi gli schieramenti, la considerano ancora urgente. Invitiamo il presidente del Consiglio a partecipare. A prendere una posizione. A spiegarci perché ha fermato il testo”, continua Madia.
Il testo della proposta era già conforme alle linee guida europee. Alla sua prima stesura ne è seguita una seconda, dopo le richieste di modifica da parte della Commissione europea per armonizzarlo con le altre proposte dei paesi membri. Un lavoro che ha richiesto tempo, ma che è stato portato a termine. Prima che si bloccasse durante il Cdm dello scorso ottobre. “Non c’è un motivo ufficiale. Il governo continua a nascondersi dietro quell’agenzia di stampa in modo un po’ codardo. Io sospetto che la premier sia stata influenzata dagli interessi di chi non desidera che la nostra proposta venga approvata”, spiega Madia. I colossi dei social? “È il mio sospetto. Con questa legge perderebbero una parte significativa del fatturato in Italia. In Australia, dopo l’approvazione di una legge simile, le piattaforme hanno perso 5 milioni di iscritti. Tutti sotto i 15 anni”. E l’Australia ha circa la metà della popolazione italiana.
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