Perché i miliardari tech vogliono lasciare la California
Nell’ultimo periodo, il concetto di “abbandonare la California” è emerso frequentemente nei discorsi dei miliardari tech della Silicon Valley.
Non si riferiscono a un vero e proprio trasloco con famiglia e abitazione. Per loro, significa modificare la residenza fiscale, le aziende o gli investimenti in altri Stati, al fine di ridurre le imposte e mitigare i rischi di tassazioni elevate in futuro.
Al centro di questo nuovo fenomeno ci sono tre nomi emblematici della tecnologia: Peter Thiel, Sergey Brin e Larry Page.
La loro storia è contraddittoria: in particolare Brin e Page hanno accumulato una notevole fortuna grazie alla Silicon Valley. E ora cercano di distanziarsi dal luogo che ha contribuito a renderli miliardari.
Thiel, Brin e Page fanno parte delle circa 200 persone nello Stato con un patrimonio superiore al miliardo di dollari. Questo gruppo esclusivo possiede, nel complesso, un patrimonio netto di 2.000 miliardi di dollari.
La proposta di “tassa sui miliardari”
Il catalizzatore di questa situazione è una proposta politica che mira a introdurre in California una tassa straordinaria sul patrimonio per coloro che possiedono una ricchezza superiore a 1 miliardo di dollari. In sostanza, per chi rientra in questa categoria, lo Stato vorrebbe richiedere un contributo molto elevato, una tantum.
La proposta di referendum, denominata 2026 Billionaire Tax Act, prevederebbe una tassa una tantum del 5% sul patrimonio dei miliardari. Attualmente, la misura è ancora nella fase di raccolta delle 90.000 firme necessarie per essere sottoposta al voto degli elettori nel prossimo novembre.
La misura è sostenuta da un grande sindacato del settore sanitario e ha innescato una battaglia politica: da un lato ci sono coloro che affermano che i super-ricchi dovrebbero contribuire maggiormente, dall’altro chi mette in guardia che una tassa simile potrebbe spingere i miliardari a trasferirsi altrove, con un potenziale danno anche per le entrate fiscali dello Stato.
In California, dove una parte sostanziale delle entrate pubbliche deriva dalle tasse versate da una ristretta fetta di contribuenti estremamente facoltosi, è sufficiente che pochi di loro decidano di cambiare sede alle loro aziende perché l’equilibrio del bilancio possa iniziare a vacillare.
Per questo motivo, la proposta di tassazione sta già affrontando una forte opposizione, non solo da parte di alcuni dei residenti più abbienti dello Stato, ma anche dal governatore democratico Gavin Newsom.
“Questa proposta sarà sconfitta. Su questo non ho alcun dubbio”, ha dichiarato Newsom al New York Times, definendo la misura “dannosa” e un esempio di “cattiva economia”. “Farò tutto il necessario per proteggere lo Stato”, ha aggiunto.
Secondo Newsom, esiste una differenza fondamentale tra l’attuale sistema fiscale della California e la proposta in discussione. Lo Stato, ha sottolineato, tassa già i redditi più elevati con l’aliquota più alta degli Stati Uniti. Una tassa patrimoniale, invece, colpirebbe direttamente i beni accumulati dai miliardari, non le loro entrate annuali, e per questo rappresenterebbe un cambiamento molto più profondo. Per il governatore della California, una misura simile avrebbe più senso solo se introdotta a livello federale, così da non mettere la California in svantaggio rispetto agli altri Stati.
La fuga di Sergey Brin, co-fondatore di Google
Sergey Brin è uno dei due co-fondatori di Google.
È una figura storica della Silicon Valley: giunto negli Stati Uniti da bambino, è diventato uno dei protagonisti dell’era di Internet, trasformando un’idea nata all’università in una delle aziende più ricche e potenti al mondo.
Attualmente, secondo Forbes, Brin è il terzo uomo più ricco del pianeta, con un patrimonio personale stimato in circa 255,6 miliardi di dollari.
Il suo posizionamento in questa classifica riflette la straordinaria performance delle azioni di Alphabet, con le azioni aumentate di circa il 65% nel 2025 e in crescita di un ulteriore 6% nelle prime settimane del 2026. Una crescita che ha permesso alla multinazionale, che controlla YouTube e Google, di superare recentemente la valutazione di mercato di 4 trilioni di dollari.
Brin, che possiede circa il 6% di Alphabet, è ora superato solo da Elon Musk e dall’altro co-fondatore di Google, Larry Page, nella scala della ricchezza globale.
Secondo il Bloomberg Billionaires Index, Page e Brin sono stati i principali protagonisti in termini di incremento patrimoniale nel 2025 dopo Musk, aggiungendo rispettivamente circa 101 miliardi e 92 miliardi di dollari alle loro fortune lo scorso anno.
Il loro patrimonio combinato supera ora i 530 miliardi di dollari.
Di recente, alcune manovre legali e aziendali hanno fatto sorgere il sospetto che Brin stia preparando un’uscita “tecnica” dalla California, attraverso il trasferimento delle sedi e delle organizzazioni di alcune delle sue società.
Secondo il New York Times, Brin avrebbe già sciolto o trasferito fuori dalla California 15 società a responsabilità limitata che gestiscono una parte dei suoi interessi aziendali e degli investimenti. Di queste, sette sarebbero state convertite in entità con sede in Nevada, scrive il Nyt.
Larry Page, l’altro fondatore di Google che potrebbe “lasciare” la California
Larry Page è l’altro fondatore di Google, ed è stato a lungo l’anima più “ingegneristica” del progetto: la persona che desiderava costruire strumenti capaci di organizzare il vasto caos del web.
Alcuni rapporti suggeriscono che Page stia riorganizzando società e beni al di fuori della California, per non esporsi a possibili nuove tasse sul patrimonio.
Page e Brin hanno già trasferito, ad esempio, una loro società (T-Rex LLC) fuori dalla California per riorganizzarla in Nevada.
Il loro caso, a differenza di altri miliardari, colpisce perché è difficile immaginare Google lontano dalla Bay Area: il progetto ha avuto origine a Stanford, è cresciuto grazie ai finanziamenti e alla cultura della Silicon Valley, e si è trasformato lì in un gigante globale. In altre parole: gran parte della loro fortuna è direttamente legata a quel contesto, a un ecosistema che ha unito università, venture capital, talenti immigrati, cultura del rischio e un mercato disposto a premiare la crescita prima dei profitti. Perfino la mitologia del “garage” (Menlo Park) appartiene a quella geografia.
Peter Thiel, il miliardario “controcorrente” che critica la California
Peter Thiel è un personaggio differente: cofondatore di PayPal, tra i primi a scommettere su Facebook, investitore di grande influenza nel settore tech e figura controversa, spesso associata a posizioni politiche conservatrici.
Da tempo Thiel critica la California, soprattutto per le tasse e il clima politico. In passato ha parlato esplicitamente della possibilità di trasferirsi altrove. Nel 2024, conversando con il podcaster Joe Rogan, Thiel menzionava Miami o Nashville come possibili alternative per motivi fiscali.
Negli ultimi mesi, secondo diverse fonti, Thiel ha avuto un ruolo attivo nel sostenere finanziariamente iniziative e campagne contro la proposta di tassa sui miliardari.
Se Page e Brin rappresentano la Silicon Valley che fugge dalla propria culla, Thiel rappresenta la Silicon Valley che ha sempre mantenuto la valigia pronta: più ideologica e antagonista, pronta a trasformare una disputa fiscale in una guerra culturale.